Cara ADUC
Segnalazione sulla prima sentenza penale sul MyWay
Domanda
4 maggio 2006
La pretura emette una sentenza in controtendenza e dagli sviluppi imprevedibili «MyWay», arriva la prima condanna. Sei mesi (pena sospesa) ad una funzionaria delle Banca 121. Dovra' anche risarcire i danni. Arriva la prima condanna per la faccenda MyWay legata alla Banca 121: il giudice unico della sezione staccata di Nardo' del Tribunale di Lecce ha emesso ieri sera una sentenza con la quale viene condannata a sei mesi di reclusione (pena sospesa), una funzionaria dell'istituto di credito, Patrizia di Tuglie. La donna e' stata condannata anche al pagamento di una multa di 120 euro e al risarcimento dei danni morali e patrimoniali nei confronti di un cliente della banca: Franco di Nardo', assistito dall'avvocato. Arriva, dopo diversi anni, un nodo al pettine: e' il 2001 quando la Banca 121 propone a moltissimi clienti di Nardo' un nuovo sistema per far fruttare il proprio denaro. In molti rimpiangeranno i propri risparmi investiti, si fa per dire, con il MyWay. Ora, in controtendenza rispetto alle decisioni prese in altri Fori, da Nardo' arriva la notizia che fa sperare decine di risparmiatori, molti dei quali in verita' sono andati in transazione e hanno concluso la disputa accordandosi con la banca: la condanna, infatti, e' sicuramente la prima in assoluto per quanto riguarda il tribunale Neritino. Ma che cosa successe in quel fatidico periodo? Dal decreto di citazione in giudizio, ecco quel che scrive il Pm, una volta concluse le indagini preliminari: «nel prospettare falsamente che il contratto MyWay riguardasse un fondo di risparmio idoneo a garantire una rendita futura, mentre veniva sottoscritto uno strumento di investimento complesso dove la finalita' previdenziale aveva contenuto minimo, la funzionaria induceva Gallo, non consapevole della natura reale del contratto e convinto di sottoscrivere un piano di accumulo con finalita' previdenziali, ad aderire al piano finanziario». Gallo, di fatto, chiedeva un finanziamento alla banca per circa 36 milioni di lire per la durata di 15 anni, somma che l'istituto di credito avrebbe utilizzato per l'acquisto di titoli ad alto rischio. Altro? Inghippo? La questione del diritto di recesso: secondo la banca sarebbe potuto essere esercitato? Sic et simpliciter? E senza penalita'. In verita' per farlo bisognava versare una somma calcolata in base ad una complessa equazione.
Roberto, da Galatone/Lecce
Roberto, da Galatone/Lecce
Risposta ADUC
Grazie della sua segnalazione. Noi, pero', non abbiamo mai voluto gettare la croce addosso ai dipendenti e promotori. Potranno esserci stati certamente dei singoli casi di vendita con inganno premeditato. Nella maggioranza dei casi, pero', noi riteniamo che i promotori sono stati, da un diverso punto di vista, vittime insieme ai clienti. Sappiamo per certo che spesso anche loro non sapevano con esattezza cosa stavano vendendo. Si puo' sostenere che non e' corretto vendere cose che non si comprendono appieno. Ma questo e' un problema strutturale di tutte le reti di vendita di prodotti finanziari.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti