Cara ADUC
locale magazzino adibito ad abitazione
Domanda
13 dicembre 2017
Gent.ma ADUC,
possiedo un appartamento al primo piano di un edificio condominiale, al cui piano terreno immediatamente sottostante si trova, ubicato tra due box auto indipendenti adiacenti, un piccolo locale con accesso delimitato da saracinesca scorrevole (probabilmente accatastato come magazzino, date le dimensioni del tutto insufficienti sia del locale che dell'apertura ad accogliere un'auto), il cui proprietario, dopo aver fatto installare una porta ad inferriata, rientrata rispetto alla saracinesca, ed una porta a vetri opachi ulteriormente rientrata, ha praticamente adibito da molto tempo a vera e propria dimora personale abituale e continuativa diurna e notturna, tanto che, senza essere proprietario di alcun appartamento, ha installata cassetta della posta e nome su pulsantiera dei campanelli. L'amministratore del condominio, da me contattato per verificare se l'utilizzo del fondo sia conforme o meno a leggi e regolamenti, segnatamente per quanto riguarda l'igiene e la sicurezza, in particolare l'eventuale presenza di combustibili e fonti riscaldanti, potenzialmente pericolose per cose e persone, durante la stagione fredda quale quella attuale, ha risposto di aver più volte inoltrato esposti alle autorità competenti e che sono state fatte ispezioni senza alcun esito e che, se lo avessi ritenuto opportuno, avrei io potuto sollevare il problema alla prossima assemblea condominiale proponendo un'azione da parte del condominio. Per la verità io stesso sono stato testimone un paio di volte della presenza di agenti con giubbetto della polizia di stato, in compagnia dello stesso amministratore, che hanno stazionato davanti all'ingresso del suddetto locale per un po' di tempo, senza esser "riusciti" a contattare il proprietario e quindi senza mai verificare alcunché all'interno.
Mi sono allora recato alla questura, dove mi hanno indirizzato ai vigili del fuoco con la motivazione che sono loro a possedere le apparecchiature necessarie per i controlli del caso, i quali mi hanno risposto di far presente la cosa tramite email indirizzata al loro comando, possibilmente sottoscritta anche da altri condomini, e che il loro dirigente avrebbe poi stabilito il da farsi, precisando che anche loro, ovviamente, non avrebbero potuto fare controlli all'interno in caso di (quasi scontato) diniego del proprietario e che solo il mandato dell'autorità giudiziaria potrebbe consentirlo.
Vi chiedo gentilmente se vi sia una via legale per poter accertare ed escludere in primis la presenza di eventuali situazioni di rischio, senza dover attendere i tempi di svariate settimane se non qualche mese per la convocazione di un'assemblea condominiale, e dando per scontato che la persona in questione quasi certamente rifiuterebbe, se richiesto, il consenso per entrare nel suddetto locale, ed in secundis il modo per far cessare tale situazione di dequalificazione ambientale.
Ringraziandovi in attesa di gentile riscontro vi invio i più cordiali saluti.
Marcello, da Pisa (PI)
possiedo un appartamento al primo piano di un edificio condominiale, al cui piano terreno immediatamente sottostante si trova, ubicato tra due box auto indipendenti adiacenti, un piccolo locale con accesso delimitato da saracinesca scorrevole (probabilmente accatastato come magazzino, date le dimensioni del tutto insufficienti sia del locale che dell'apertura ad accogliere un'auto), il cui proprietario, dopo aver fatto installare una porta ad inferriata, rientrata rispetto alla saracinesca, ed una porta a vetri opachi ulteriormente rientrata, ha praticamente adibito da molto tempo a vera e propria dimora personale abituale e continuativa diurna e notturna, tanto che, senza essere proprietario di alcun appartamento, ha installata cassetta della posta e nome su pulsantiera dei campanelli. L'amministratore del condominio, da me contattato per verificare se l'utilizzo del fondo sia conforme o meno a leggi e regolamenti, segnatamente per quanto riguarda l'igiene e la sicurezza, in particolare l'eventuale presenza di combustibili e fonti riscaldanti, potenzialmente pericolose per cose e persone, durante la stagione fredda quale quella attuale, ha risposto di aver più volte inoltrato esposti alle autorità competenti e che sono state fatte ispezioni senza alcun esito e che, se lo avessi ritenuto opportuno, avrei io potuto sollevare il problema alla prossima assemblea condominiale proponendo un'azione da parte del condominio. Per la verità io stesso sono stato testimone un paio di volte della presenza di agenti con giubbetto della polizia di stato, in compagnia dello stesso amministratore, che hanno stazionato davanti all'ingresso del suddetto locale per un po' di tempo, senza esser "riusciti" a contattare il proprietario e quindi senza mai verificare alcunché all'interno.
Mi sono allora recato alla questura, dove mi hanno indirizzato ai vigili del fuoco con la motivazione che sono loro a possedere le apparecchiature necessarie per i controlli del caso, i quali mi hanno risposto di far presente la cosa tramite email indirizzata al loro comando, possibilmente sottoscritta anche da altri condomini, e che il loro dirigente avrebbe poi stabilito il da farsi, precisando che anche loro, ovviamente, non avrebbero potuto fare controlli all'interno in caso di (quasi scontato) diniego del proprietario e che solo il mandato dell'autorità giudiziaria potrebbe consentirlo.
Vi chiedo gentilmente se vi sia una via legale per poter accertare ed escludere in primis la presenza di eventuali situazioni di rischio, senza dover attendere i tempi di svariate settimane se non qualche mese per la convocazione di un'assemblea condominiale, e dando per scontato che la persona in questione quasi certamente rifiuterebbe, se richiesto, il consenso per entrare nel suddetto locale, ed in secundis il modo per far cessare tale situazione di dequalificazione ambientale.
Ringraziandovi in attesa di gentile riscontro vi invio i più cordiali saluti.
Marcello, da Pisa (PI)
Risposta ADUC
Per l'Agenzia del Territorio (ex Catasto) la categoria C/6 significa: stalle, scuderie, rimesse ed autorimesse.
La categoria C/2 significa: magazzini e locali di deposito.
Per cui, se una unità immobiliare è accatastata in queste categorie, non può essere abitata. Almeno ufficialmente. Occorre una variazione catastale in cat. A per cambiamento di destinazione urbanistica, sempre che sussistano i requisiti idonei a tale trasformazione.
Poichè la questione riguarda l'interesse pubblico della igiene e della sicurezza, la situazione deve essere verificata dalla Forza pubblica; riteniamo giusta la risposta dei Vigili del Fuoco riguardo alla autorizzazione del Condominio ad ispezionare il magazzino abitato.
In caso di diniego del proprietario del magazzino, occorre un mandato dell'Autorità giudiziaria per entrare.
La Forza pubblica (Carabinieri, Vigili Urbani, VV.FF), ottenuta l'autorizzazione del Magistrato, può provvedere al sequestro del magazzino con apposizione dei sigilli, per evitarne l'uso come abitazione.
La categoria C/2 significa: magazzini e locali di deposito.
Per cui, se una unità immobiliare è accatastata in queste categorie, non può essere abitata. Almeno ufficialmente. Occorre una variazione catastale in cat. A per cambiamento di destinazione urbanistica, sempre che sussistano i requisiti idonei a tale trasformazione.
Poichè la questione riguarda l'interesse pubblico della igiene e della sicurezza, la situazione deve essere verificata dalla Forza pubblica; riteniamo giusta la risposta dei Vigili del Fuoco riguardo alla autorizzazione del Condominio ad ispezionare il magazzino abitato.
In caso di diniego del proprietario del magazzino, occorre un mandato dell'Autorità giudiziaria per entrare.
La Forza pubblica (Carabinieri, Vigili Urbani, VV.FF), ottenuta l'autorizzazione del Magistrato, può provvedere al sequestro del magazzino con apposizione dei sigilli, per evitarne l'uso come abitazione.
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