Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
5 marzo 2005
Ho letto oggi la Sua posizione in merito all'introduzione di imposte sulle importazioni dalla Cina. In questi periodi tutti i paesi Europei sono preoccupati del caso Cina. Ormai molte multinazionali hanno o stanno istallando centri produttivi, e non solo, qualcuna ha gia' programmato di portare la Direzione Centrale. Le aziende manifatturiere europee sono largamente perdenti, chi ha incidenze del costo del lavoro del 40-50% nel costo del prodotto non potranno mai competere con aziende cinesi o indiane che pagano il personale mensile a 150 $. Si pensa allora all'innovazione all'alta tecnologia, ma chi conosce bene la velocita' delle decisioni, e conosce la realta' cinese e indiana, l'alta tecnologia e l'innovazione sono gia' presenti in quell'area. Non sono aggiornati solo nei prodotti di basso prezzo, ma anche quelli tecnologici di prezzo altro. Lo sviluppo con i notevoli investimenti locali del Giappone, degli Usa e Europei che hanno portato la tecnologia attuale nell'area hanno fatto decollare il paese non dal punto iniziale dell'industrializzazione ma dal punto finale. La tecnologia presente e' la medesima che in ogni parte del mondo. Inoltre le strutture gia' presenti in India nel settore tecnologico esportano nei nostri paesi. La fase di acquisto e investimento di macchinari, macchine digitali etc. realizzate dalle multinazionali, sono gia' istallate e sono in corso oggi in tempi ristrettissimi. Pertanto l'analisi comparata tra i paesi occidentali e il FAr East, e da analizzare con molta attenzione. Distretti italiani in crisi non sono solo quello tessile (Como, Biella, Prato ecc)., ma il distretto di Lumezzane, il distretto del marmo. Il problema da porsi e di decidere dove parcheggiamo in Europa il personale che opera nei distretti manifatturieri. Si potrebbe pensare di spostarli nel settori tecnologici, innovativi, ma sono gia' in fase di sviluppo anche in quell'area. Un distretto che si distrugge, con esperienze know how e tradizione non si riattiva piu'. Ed il personale che esce dal mercato rappresenta anche dei clienti che si perdono. il fattore che muove l'economia di mercato e' il consumo, che necessita' di clienti, famiglie che ricevono i salari mensili, se gli togliamo al mercato l'economia in generale si deprime. Per assurdo, tranne alcuni settori protetti, tutto si potrebbe produrre in Cina, in Europa tutti potrebbero andare in vacanza, si potrebbe acquistare tutti i prodotti al 40%- 80% in meno. Disponiamo di quasi 2 miliardi di persone tra Cina e India che possono produrre tutto per tutti. La realta' e che per andare in vacanza ci vogliono soldi. La seconda alternativa e spostarsi tutti in Cina, ma credo non sia il caso. La terza alternativa e quella di valutare con ponderazione - il rispetto delle regole di mercato - Cio' significa che le regole di gestione dell'inquinamento, della protezione del personale, dei diritti ai cittadini, degli aiuti alle imprese che esportano, sia uniformi per tutti. Puo' essere corretto sfruttare il lavoratore cinese, ma e' tollerabile che lavori 365 giorni all'anno, e non i 200/220 in occidente. che non goda di minimi diritti, che non abbia nessuna protezione. (queste osservazioni non hanno veste o colore politico, sono solo di buon senso). Forse a noi interessa comperare a prezzi bassi, possiamo anche sostenere competitivi, ma non possiamo dire - nel rispetto delle regole. E come se sostenessimo che la giustizia e' personalizzabile, a seconda di chi viene giudicato si applica una norma. Per fortuna non e' cosi'. Cio' che voglio sostenere, e' il principio del rispetto dell'essere umano, in qualsiasi parte si trovi. Se effettivamente a parita' di condizioni in Cina costa meno e' corretto acquistare quel prodotto, non e' corretto a scapito dell'etica. Oggi le multinazionali che sono presenti in Cina non si pongono il problema del principio etico. Vorrei inoltre osservare che il made e' in Cina ma forse i profitti sono delle multinazionali occidentali. Andare piu' a fondo forse si puo' approfondire il meccanico in atto della Cina e dell' India. La Nike vende in Cina le scarpe a 30 $ ma agli occidentali a 150-200 $. E' la mia personalissima opinione.
Giacomo, da Milano
Giacomo, da Milano
Risposta ADUC
La ringrazio del suo commento all'editoriale di Avvertenze. Le ricordo che nello stesso lamentavo l'assenza e l'inefficacia del primato della politica che, invece, soggiace all'economia. Certo, dopo che siamo stati in grado di creare quel mostro politico che e' l'Ue (democrazia, dove sei?), non c'e' da stupirsi molto che le relazioni con Paesi come la Cina abbiamo un medesimo filo conduttore. Ma questo ci deve far desistere dal sottolineare il pericolo del protezionismo per dei consumatori che si vuole tenere rinchiusi in un fortino (tale anche se si chiama Ue)?
V.Donvito
V.Donvito
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti