Lunedì 8 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

2 maggio 2003
Domanda 2 maggio 2003
Sono un medico anestesista rianimatore, da molti anni associato a movimenti di tutela dei consumatori, ho seguito sempre con interesse le Vs iniziative. Ora posso, grazie a internet sottoporre alla Vs attenzione la grave situazione che si delinea, giorno per giorno, nei rapporti tra medici e compagnie assicurative circa la RC professionale.
In particolare la problematica e' piu' grave per anestesisti e ginecologi. Tutti noi appena abbiamo cominciato a lavorare abbiamo stipulato polizze assicurative per la Responsabilita' Civile per danni procurati a terzi derivanti dalle nostre prestazioni professionali, lavorando poi in regime di Pronto Soccorso tale evenienza e' sempre piu' presente. In genere le nostre associazioni nazionali (AAROI) sono riuscite sempre a stipulare convenzioni con Societa' assicurative a tariffe piu' convenienti (ad es. UAP) poi e' incominciata la tecnica della disdetta, in alcuni casi a seguito del mancato rinnovo della convenzione, in altri a seguito della denuncia di un avvenuto sinistro. Ora, come nel caso di 2 colleghi del mio servizio, c'e' il rifiuto a stipulare l'assicurazione non per questioni di tariffe esose, giacche' i colleghi sono disposti anche a pagare premi tre o quattro volte piu' alti rispetto a quelli di mercato, ma perche' in precedenza hanno gia' denunciato incidenti (1 o 2), dunque sono "soggetti a rischio". Devo precisare che nel caso dei due colleghi suddetti la denuncia e' stata inoltrata, come richiesto dallo stesso contratto assicurativo, a seguito di informazione di garanzia, e che entrambi i procedimenti sono in fase istruttoria, dunque al momento non e' stata sancita alcuna responsabilita' medica in nessun grado di giudizio, in effetti il giudizio stesso non e' iniziato.
Cosi' mentre per la legge un colpevole, anche se sospettato di efferati delitti, giustamente non puo' essere definito tale e condannato se non dopo tre gradi di giudizio, per le nostre compagnie di assicurazione un medico anestesista deve essere considerato "soggetto a rischio" solo per aver comunicato un sinistro.
Se tale criterio di giudizio fosse adottato per tutti noi automobilisti credo che saremmo costretti ad andare a piedi e che le assicurazioni non potrebbero incamerare piu' gli onerosi premi che siamo obbligati a versare.
A tutto questo si aggiunge che spesso le ASL da cui dipendiamo stipulano contratti poco chiari ed in alcuni periodi, non avendo pagato il premio, non c'e' copertura assicurativa.
Ora ditemi con quale spirito un medico anestesista, cui spesso spettano decisioni irrevocabili e di vitale importanza, puo' serenamente affrontare una guardia di Pronto Soccorso o di Rianimazione?
Il timore di gravi conseguenze medico legali potra' favorire atteggiamenti omissivi (peraltro anch'essi sanzionabili) con quali conseguenze sull'assistenza al paziente?
Un ultimo quesito: le assicurazioni possono rifiutarsi di stipulare un contratto di assicurazione con un medico "a rischio", ma il "medico a rischio" puo' rifiutarsi di operare in strutture " a rischio" o con colleghi "a rischio"? In pratica chi stabilisce il livello di rischio? Se ciascuno di noi applica criteri personali di valutazione si "corre il rischio" di attivare un perverso meccanismo che portera' al caos piu' totale.
Grato per la cortese attenzione resto a Vs disposizione in attesa di delucidazioni.
Cordiali saluti

Risposta ADUC
il problema e' piu' che comprensibile, tuttavia e' l'associazione di categoria a doversi occupare di questa tipologia di problematiche. Quello che puo' essere fatto a livello personale, e' di sottoporre i rifiuti ricevuti all'Isvap (V. Liguria 26, 00187 Rm) chiedendo una valutazione ed un intervento diretto in merito.
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