Domenica 7 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

28 luglio 2001
Domanda 28 luglio 2001
Sono un medico, ho anche competenze medico-legali. Ho tratto queste considerazioni sulla morte di Carlo Giuliani. Le sottopongo alla Vostra attenzione con la speranza che siano di vostro interesse e che siano anche diffuse.
Carlo Giuliani, 23 anni, e' morto il 20 luglio 2001. Un carabiniere ha sparato. La versione fornita dalla stampa, dalle radio e dalle televisioni, e dagli organi istituzionali la riassumo in cinque punti.
1. I carabinieri sono stati aggrediti.
2. La camionetta su cui si trovavano era circondata e impossibilitata a muoversi.
3. Un carabiniere si e' trovato minacciato da un giovane che teneva tra le mani un estintore.
4. Il medesimo carabiniere temendo per l'incolumita' della propria vita ha mirato all'uomo, ha sparato.
5. Quel carabiniere ha agito per legittima difesa.
1. I carabinieri sono stati aggrediti. - Non esiste alcuna aggressione visibile da parte dei dimostranti nei confronti dei carabinieri. Esiste la rottura di vetri, esistono atti vandalici nei confronti della camionetta. Camionetta e carabinieri non sono la stessa cosa, ma i giornalisti non lo sanno (o meglio, non hanno interesse ad ammetterlo). Nessuno ha mai fornito spiegazioni sul fatto che quella camionetta fosse priva di reti antisfondamento. Occorre, tra le varie ipotesi, tenere presente che la mancanza delle reti antisfondamento fosse appunto un segno della volonta' di mettere in condizioni di pericolo i carabinieri. Altro fatto rilevante e' che i carabinieri a piedi, peraltro molto numerosi in quella zona, e questi arriveranno almeno in un centinaio pochi istanti dopogli spari, siano lontani dalla camionetta. Per prassi gli uomini a piedi, con casco e scudi stanno davanti alle camionette e non dietro come e' successo a Genova, in quella piazza. Anche questo particolare confermerebbe che i carabinieri non stavano rispettando le comuni norme di sicurezza che regolano i movimenti dei soldati. Perche'? Mi sembra che si rafforzi l'ipotesi che a Genova si cercava tensione. Si vede in una foto un giovane che tiene un'asse con una mano, da una estremita', ed ha rotto i vetri. Che ci siano state minacce verbali, e violenze contro la camionetta e' certo. Nelle immagini si vedono i vetri sfondati. Violenze fisiche contro le persone non e' dato di vedere. Si dice che il carabiniere e' stato ferito alla testa. Questo e' tutto da chiarire, non si conoscono con chiarezza le lesioni. E' chiaro che con delle assi si possono determinare delle lesioni negli occupanti, ma questi non avrwbbero dovuto avere il casco? Come mai il carabiniere ha riportato una ferita alla testa? E' forse una falsa ferita? Chiaramente la versione ufficiale enfatizzera' eventuali ferite riportate dal carabiniere. Perche'? Perche' dobbiamo credere ad una ferita alla testa in un carabiniere che avrebbe dovuto portare il casco? Le risposte sono ovvie, il carabiniere deve diventare la vittima.
2. La camionetta su cui si trovavano era circondata e impossibilitata a muoversi. - Tutta la versione ufficiale mira a questo, cioe' a dire che i carabinieri si trovavano in un vicolo cieco, contro un cassonetto di rifiuti e quindi non potevano uscirne. La versione e' del tutto falsa, in quanto la camionetta, pochi secondi dopo la morte di Giuliani si spostera' in retromarcia. Tutto lo spazio retrostante alla camionetta e' sempre stato libero da cose. La possibilita' di uscire in retromarcia esisteva anche prima che il carabiniere sparasse. Sostenere che si trovavano bloccati e senza vie di fuga e' palesemente falso. a) La camionetta non era bloccata. b) La camionetta poteva, in retromarcia, uscire quando voleva. Tutta la stampa di regime si e' inventata il fatto che la camionetta sia stata immobilizzata. Da qui sono partite le illazioni piu' strane, come il timore del linciaggio per i due carabinieri. E' chiaro che non c'e' nessun atto dei manifestanti che possa far pensare ad una simile ipotesi. Ricordiamo sempre che con la manovra di retromarcia i due carabinieri potevano sempre uscire da quella situazione. Infatti lo faranno pochi secondi dopo aver sparato. Le ipotesi sul perche' il carabiniere abbia sparato sono diverse, sarebbe interessante sentire le risposte dei carabinieri se questi potessero rispondere, senza l'intervento di avvocati, davanti ai cittadini. L'ipotesi piu' plausibile e' che questi hanno avuto paura. Il concetto di paura e' ammissibile per un comune cittadino, non lo e' per un agente di polizia che e' li' per garantire la sicurezza degli altri e non certo per cercare la propria incolumita'. Se la camionetta si fosse mossa in retromarcia Carlo Giuliani avrebbe potuto scappare o farsi investire. Non ci sono motivi per ritenere che il Giuliani fosse un aspirante suicida. Il fatto che prima di sparare non sia stata tentata la manovra di retromarcia apre alcuni interrogativi, ma certamente e' imostrativo che non doveva esserci molta coordinazione sul da farsi tra i due.
3. Un carabiniere si e' trovato minacciato da un giovane che teneva tra le mani un estintore. - E' vero che Carlo Giuliani teneva tra le due mani un estintore e verosimilmente lo avrebbe gettato all'interno della camionetta. Che cosa avrebbe provocato? Il lancio di un estintore dal basso verso l'alto del peso presumibile di 8 -10 Kg e' un lancio piuttosto difficile per una persona, oltretutto che si trova sotto la minaccia di una pistola. Se il carabiniere avesse detto: "se lanci l'estintore io sparo" era facilmente una espressione per rendere innocuo il Giuliani. E' molto facile che il Giuliani, minacciato dalla pistola, non avrebbe mai gettato l'estintore. Ma se anche l'avesse gettato non avrebbe provocato alcun danno. Ricordo che Carlo Giuliani e' stato tenuto per alcuni secondi sotto la minaccia di una pistola puntata ad altezza uomo, e' questo un dato certo e nessuno lo dice, perche' non fa comodo alla versione ufficiale. La fase che precede lo sparo - uomo con in mano un estintore e carabiniere con in mano una pistola - viene descritta dalla stampa e dalla versione ufficiale come l'uomo con l'estintore e' l'aggressore e il carabiniere con la pistola e' l'aggredito. Ricordiamo che in quel momento il carabiniere non stava subendo alcuna pressione e dopo pochi istanti premera' il grilletto.
4. Un carabiniere temendo per l'incolumita' della propria vita ha mirato all'uomo, ha sparato. La versione ufficiale dice che il carabiniere ha temuto per la sua incolumita'. Che cosa avrebbe potuto determinare quell'estintore se fosse arrivato dentro alla camionetta? Avrebbe potuto colpire il carabiniere. Il carabiniere avrebbe dovuto essere vestito con casco, giubbotto antiproiettile, scarponi e altre protezioni. Praticamente un lancio di un estintore da terra avrebbe potuto produrre al massimo qualche ferita, ma MAI essere mortale. Oltretutto il lancio di un oggetto cosi' pesante dal basso verso l'alto avrebbe consentito ad un giovane di individuarne la traiettoria e avrebbe potuto compiere dei movimenti per evitarlo. Pertanto l'unico rischio che avrebbe corso il carabiniere era quello di rimanere ferito. Il carabiniere non e' mai stato in pericolo di vita. Non essendo mai stato in reale pericolo di vita, tutte le affermazioni relative alla legittima difesa sono pure illazioni. La tesi delle legittima difesa servira' solo per salvare una persona che si vuole a tutti i costi difendere, semplicemente perche' ha difeso gli interessi del regime. Che cosa avrebbe determinato l'estintore all'interno della camionetta? Avrebbe potuto, se era senza sicura, aprirsi e gettare un po' di polvere estinguente all'interno. Praticamente avrebbe fatto un po' di polvere e fumo. Polvere non nociva. Il carabiniere, e' da verificare, ma sembra essere ormai una certezza, ha sparato due volte. Perche'? Attualmente non conosco dove e' andato uno dei due colpi, pero' se il primo colpo e' andato a segno e' inaudito pensare alla tesi della legittima difesa quando quella persona ha sparato due volte.
5. Quel carabiniere ha agito per legittima difesa. - Oggi si fa il possibile per distorcere la verita' e per salvare giuridicamente e moralmente il carabiniere. La versione della legittima difesa e' palesemente contraria alla realta' dei fatti per diversi motivi. A - il carabiniere non e' mai stato in pericolo di vita, pertanto non ha agito per difendersi. Per poter parlare di legittima difesa deve esistere un pericolo reale, che nel fatto in questione non c'e' mai stato. Il carabiniere ha agito semplicemente perche' si e' spaventato e ha perso la testa. E' chiaramente un uomo debole e inadatto a svolgere un servizio come quello che stava svolgendo. B - e' compito dei carabinieri garantire l'ordine pubblico, pertanto se in una situazione difficile si deve ammettere la legittima difesa per un comune cittadino, non si deve usare lo stesso parametro per chi viene inviato a Genova con lo scopo di impedire disordini. Io non nego che quella camionetta abbia subito attacchi vandalici e violenti, ma gli attacchi (in sostanza rotture di vetri) non erano tali, per lo meno fino a quel momento, da determinare un serio pericolo di vita per gli occupanti. Quindi i concetto di legittima difesa, per un carabiniere, lo si deve applicare solo di fronte ad un reale e concreto pericolo di vita. La paura di morire non e' elemento sufficiente per parlare di legittima difesa. Chi parla di legittima difesa vuole solo mistificare la realta'. Non si deve sottolineare che l'unico reale atto vandalico e' stata la rottura dei vetri. La rottura dei vetri in una manifestazione di quel tipo era un fatto prevedibile? Ritengo che la risposta sia senza dubbio SI'. Allora ci si deve chiedere come mai la camionetta non avesse le reti protettive e quindi lo stato di paura determinato dalla rottura dei vetri e' imputabile a chi ha fatto uscire quella camionetta senza protezioni. L'errore di aver messo un militare che al minimo spavento spara contro una persona e' fatto grave, perche' quell'uomo non era adatto a svolgere il compito che gli e' stato affidato. La responsabilita' della scelta delle persone e del fatto di aver fatto circolare una camionetta senza protezioni e' imputabile ai superiori dei due carabinieri.
Valutazione medico-legale.
Il colpo sparato dal carabiniere raggiunge Carlo Giuliani all'altezza del seno mascellare sinistro (al di sotto dell'occhio). Essendo il carabiniere in una posizione piu' alta rispetto al Giuliani il proiettile avra' avuto una traiettoria dall'alto verso il basso e da destra verso sinistra (relativi al Giuliani), pertanto il proiettile non ha leso organi vitali e il ragazzo quasi certamente non e' morto per quel colpo. Cosi' come viene descritto dai giornali il colpo non e' mortale. Si parla di un secondo colpo. Non conosco dove sia finito il secondo colpo. E' comunque abbastanza sicuro che con un colpo di pistola Beretta parabellum, pur essendo arma da guerra e molto potente, sparato al seno mascellare, difficilmente puo' aver ucciso una persona sana di 23 anni. La causa di morte e' un'altra. La morte di Carlo Giuliani e' avvenuta per schiacciamento. Lo schiacciamento e' stato del corpo, forse della testa o del torace, dovuta alla retromarcia della camionetta. La morte e', a mio avviso, al 99%, imputabile alla retromarcia della camionetta.
Veniamo ora a chiarire altri particolari.
Io sostengo che i carabinieri non sono stati aggrediti fisicamente (o se lo sono stati questo e' avvenuto in modo molto superficiale). La camionetta su cui si trovavano era circondata ma non immobilizzata, con la retromarcia potevano benissimo farsi largo tra i dimostranti. Un carabiniere si e' trovato minacciato da un giovane che teneva tra le mani un estintore, minaccia che non mette a repentaglio la vita. Un carabiniere temendo erroneamente per l'incolumita' della propria vita ha mirato all'uomo, ha sparato. Quel carabiniere, non essendo mai stato in pericolo di vita, non ha agito per legittima difesa, ma ha agito perche' si e' spaventato. Quel carabiniere non puo' aver ucciso col colpo sparato al seno mascellare sinistro. Carlo Giuliani e' morto per un secondo colpo di arma da fuoco, sparatogli quando era a terra, oppure, piu' verosimilmente, e' morto per gravissime lesioni da schiacciamento prodotte dalle ruote della camionetta che, in retromarcia, e poi in marcia avanti e' passata sul corpo del Giuliani. Anche il passare due volte sopra un corpo e' gravissimo. E' possibile che il carabiniere alla guida non si sia accorto di passare sopra ad corpo e quando se ne e' accorto era troppo tardi. A quel punto si doveva fermare. Aver innestato la prima e passarci sopra di nuovo e' dimostrativo che quelle persone erano fuori di testa. Quando arriveranno i carabinieri a piedi questi si preoccupano di oscurare le telecamere e i fotografi. Come mai? La risposta mi sembra abbastanza semplice, un cadavere maciullato dalle ruote di una camionetta non era certo un bello spettacolo e non volevano che si vedesse. L'ordine che hanno e' quello di evitare che ci siano documentazioni. Sarebbe buona cosa, in uno stato civile, che il carabiniere che impedisce ad un fotografo o ad un cineoperatore di riprendere una scena, qualsiasi essa sia, finisse all'ergastolo. Io come cittadino vorrei conoscere i filmati di un fatto e potermi ricostruire la dinamica. Non conoscere solo le sciocchezze che mi vogliono far credere.
Conclusioni.
Carlo Giuliani, 23 anni, e' morto perche' massacrato da due carabinieri che hanno perso la testa. Non posso ritenere esente da colpe il comportamento del Giuliani che senz'altro, brandendo quell'estintore ha determinato una provocazione. Esiste comunque unsa sproporzione enorme tra i due fatti: da un lato il comportamento del Giuliani che teneva tra le mani un estintore e dall'altra il comportamento di chi ha sparato e dell'altro carabiniere che e' passato due volte con la camionetta sopra al corpo del giovane. Il fatto e' avvenuto nel contesto di diverse, ma confluenti strumentalizzazioni che vedono da un lato i poveri dell'Italia meridionale che non trovano altro lavoro che fare i carabinieri e dall'altro i giovani economicamente deboli che sono costretti a vivere in una realta' dove esiste solo una schifosa e orrenda dittatura dei ricchi.  

Risposta ADUC
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