Cara ADUC
L'assurda penalizzazione del fisco sulle azioni di societa' fallite
Domanda
3 ottobre 2005
Io mi auguro ardentemente che con la legge sulla riforma del risparmio, le associazioni di tutela dei consumatori facciano tutte le opportune pressioni per rimediare ad una distorsione del sistema fiscale a danno dei risparmiatori. Mi riferisco al recupero del credito d'imposta derivante dalle minusvalenze realizzate con operazioni in titoli. La cosa e' grottesca. A legislazione vigente accade che Tizio ha fatto delle operazioni in borsa che si sono chiuse con una perdita (e non si parla di speculatori ma di normali cassettisti cui un investimento e' andato male). A quel punto ha diritto ad un credito d'imposta pari al 12,5% della perdita: sarebbe logico quindi che utilizzasse questo credito alla prima dichiarazione utile in compensazione con altre imposte. Invece no. Questo particolare credito puo' essere compensato solo con successive plusvalenze da realizzarsi operando nuovamente in titoli ed entro 4 anni. Cioe' il risparmiatore normalmente, dopo aver subito una perdita, vorrebbe rifugiarsi verso investimenti piu' tranquilli e proprio di borsa non vorrebbe piu' sentire parlare; invece se vuole recuperare il credito deve necessariamente tornare a fare quelle operazioni che gli hanno causato le perdite. Al di la' dell'"ingiustizia" della situazione, e' una normativa che scoraggia dall'investimento azionario e questo e' negativo anche per le imprese. Si aggiunga che con opportuni accorgimenti e' anche possibile trasferire fittizi. Invio un allegato di un numero della Vostra Pubblicazione in cui si fa riferimento all' USO DI CELLULE STAMINALI SULL'UOMO IN ITALIA. Vi chiedo di informarmi dettagliatamente sul luogo in cui avviene, o e' avvenuta, tale sperimentazione e Vi prego di farlo con cortese sollecitudine, dato che mi sto occupando di una persona affetta da sclerosi laterale amiotrofica. Grazie.
Giovanni, da Bari
Giovanni, da Bari
Risposta ADUC
Se ne parla da anni, ma ancora nessuno ha trovato il tempo per scrivere due righe ed inserirle in un testo di legge. Evidentemente non e' una cosa per la quale "si puo' lavorare di notte ed anche di sabato e di domenica", come per altre materie evidentemente piu' importanti per chi legifera.
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Ha risposto Giuseppe D'Orta.
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