Cara ADUC
Anziana raggirata da truffatore - Ruolo passivo dell'impiegato
Domanda
19 maggio 2009
Cara Aduc,
una parente è stata oggetto di una truffa, regolarmente denunciata ai carabinieri, per una cifra importante, prelevata in contanti in ufficio postale.
La modalità è nota: il truffatore si presenta alla porta di casa con la scusa che il figlio ha causato un tamponamento a catena, procurando danni consistenti. Danni il cui valore è stato "anticipato dal presunto amico" che bussa all'anziano genitore per chiedere il rimborso. Per rendere più credibile la vicenda, vengono citati nomi personali dei figli e viene simulata una telefonata da cellulare.
Ora è noto che le truffe sono all'ordine del giorno. Ma ciò che sconcerta in questa vicenda è la assoluta impassibilità dell'impiegato dell'Ufficio postale che, di fronte ad una donna quasi in lacrime, che racconta in stato di evidente agitazione che il figlio è vivo per miracolo e che "l'amico del figlio" è fuori ad attendere la somma richiesta (poco meno di 10.000 euro), abbia ritenuto di dare la cifra in mano alla signora senza fare un minimo di verifica preliminare. Nessuna telefonata ai parenti più stretti o intestatari del libretto, nessuna rassicurazione alla donna.
Possibile non si possa far nulla? Sappiamo che spessissimo la diligenza di un impiegato di banca o postale è in grado di smascherare la truffa. Ma quando ci si imbatte in situazioni di questo tipo, è possibile che non ci siano strumenti ai quali far ricorso (e a maggior ragione per persone titolari della sola pensione di reversibilità)?
Ringrazio per l'attenzione. Un cordiale saluto
Maria, da Milano (MI)
una parente è stata oggetto di una truffa, regolarmente denunciata ai carabinieri, per una cifra importante, prelevata in contanti in ufficio postale.
La modalità è nota: il truffatore si presenta alla porta di casa con la scusa che il figlio ha causato un tamponamento a catena, procurando danni consistenti. Danni il cui valore è stato "anticipato dal presunto amico" che bussa all'anziano genitore per chiedere il rimborso. Per rendere più credibile la vicenda, vengono citati nomi personali dei figli e viene simulata una telefonata da cellulare.
Ora è noto che le truffe sono all'ordine del giorno. Ma ciò che sconcerta in questa vicenda è la assoluta impassibilità dell'impiegato dell'Ufficio postale che, di fronte ad una donna quasi in lacrime, che racconta in stato di evidente agitazione che il figlio è vivo per miracolo e che "l'amico del figlio" è fuori ad attendere la somma richiesta (poco meno di 10.000 euro), abbia ritenuto di dare la cifra in mano alla signora senza fare un minimo di verifica preliminare. Nessuna telefonata ai parenti più stretti o intestatari del libretto, nessuna rassicurazione alla donna.
Possibile non si possa far nulla? Sappiamo che spessissimo la diligenza di un impiegato di banca o postale è in grado di smascherare la truffa. Ma quando ci si imbatte in situazioni di questo tipo, è possibile che non ci siano strumenti ai quali far ricorso (e a maggior ragione per persone titolari della sola pensione di reversibilità)?
Ringrazio per l'attenzione. Un cordiale saluto
Maria, da Milano (MI)
Risposta ADUC
ci pare che non ci siano gli estremi per procedere contro l'ufficio postale. Forse avrebbe potuto accorgersene e indagare, ma il suo mestiere e' quello di erogare denaro quando richiesto dal titolare, non fare l'indagatore. L'unica speranza per recuperare il denaro e' acciuffare questi delinquenti.
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