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COMMISSIONE PROVINCIALE TRIBUTARIA (GIUDICE TRIBUTARIO): RICORSO
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Scheda Pratica di Rita Sabelli
31 dicembre 2006 0:00
 
Ultimi aggiornamenti: 4/8/2011, 26/10/2011 e 15/3/2012

La COMMISSIONE PROVINCIALE TRIBUTARIA, ovvero il giudice tributario, e' l'organo competente per tutte le controversie che hanno per oggetto i tributi di ogni genere, compresi:

* i tributi locali (regionali, provinciali e comunali);
* i contributi al Servizio Sanitario Nazionale;
* le sovrimposte, le addizionali e le sanzioni amministrative irrogate da uffici finanziari, nonche' gli interessi ed ogni altro accessorio;
* le controversie riguardanti l'intestazione, la delimitazione, la figura, l'estensione, il classamento dei terreni e la ripartizione dell'estimo di una stessa particella;
* le controversie concernenti la consistenza, il classamento delle singole unita' immobiliari urbane e l'attribuzione della rendita catastale;
* le controversie riguardanti il canone per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), il canone comunale sulla pubblicita' e il diritto sulle pubbliche affissioni (competenze specificate dal d.l.203/2005 e ribadite dalle sentenze di Cassazione n.8273/08 e 8279/08, vedi nota *).
* le controversie in materia di tasse automobilistiche (sentenze Cassazione n.3599/2003, 27884/2005 e 27179/2006).
* le controversie in materia di TIA, la nuova "tariffa di igiene ambientale" relativa al servizio di smaltimento rifiuti (sentenza Cassazione n. 17526/2007).
* le controversie in materia di CANONE RAI (sentenza Cassazione -sezioni unite civili- n.24010 del 20/11/07).
* le controversie in materia di CONTRIBUTI DI BONIFICA (sentenza Consiglio di Stato n. 1901 del 6/4/2010).

Le normative di riferimento sono il d.lgs.546/92 (con aggiornamenti) ed il codice di procedura civile. Ne riportiamo un estratto, riassumendo -per utilita' pratica- le caratteristiche principali del procedimento.

Note:
- (*) rimangono fuori dalla competenza del giudice tributario le controversie inerenti la COSAP (canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche). La parte del d.l.203/2005 che si era espressa in tal senso, infatti, e' stata dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n.64 del 10/3/08. Le controversie in merito alla COSAP vanno quindi al giudice ordinario.
- per le controversie inerenti il canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue e' competente il giudice ordinario (sentenza Corte Costituzionale n.39/2010 che ha dichiarato l'illegittimita' costituzionale dell'art.2 comma 2 del d.lgs.546/1992).

Indice scheda
ATTI IMPUGNABILI
CHI PUO' PROCEDERE (E STARE IN GIUDIZIO)
LA COMMISSIONE PROVINCIALE COMPETENTE (A CUI PRESENTARE RICORSO)
IL PROCEDIMENTO
QUANTO COSTA
SOSPENSIONE, INTERRUZIONE ED ESTINZIONE DEI RICORSI
RECLAMO OBBLIGATORIO PER LE CONTROVERSIE FISCALI contro l'Agenzia delle Entrate
LA SANATORIA PER LE CAUSE FISCALI conto l'Agenzia delle Entrate PENDENTI AL 1/5/2011
LINK UTILI

ATTI IMPUGNABILI
Sono impugnabili tutti gli atti dell'amministrazione finanziaria (il ministero delle Finanze, le agenzie delle Entrate) dell'ente locale (Regione, Provincia, Comune), oppure del concessionario della riscossione (Equitalia, Cerit, etc.etc.).

Questi possono essere:
- avviso di accertamento o di liquidazione del tributo (compresi i bollettini di c/c postale, Cassazione n.25591/2010);
- avvisi "bonari", ovvero le semplici comunicazioni con cui l'amministrazione comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, con o senza dizione "avviso di pagamento" o "avviso di liquidazione", con o senza  intimazione di pagamento, con o senza indicazione delle modalita' di impugnazione. Vedi sentenze Cassazione n.16293/2007 e 25699/2009.
- provvedimento che irroga le sanzioni;
- ruolo e cartella di pagamento;
- avviso di mora;
- uno o piu' atti attinenti il classamento di immobili e l'attribuzione della relativa rendita (variazione di rendita catastale);
- rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi non dovuti;
- diniego o revoca di agevolazioni;
- iscrizione di ipoteca sugli immobili di cui all'articolo 77 del Dpr n. 602/73 (*)
- iscrizione di fermo di beni mobili registrati di cui all'articolo 86 del Dpr n. 602/73 (*)
- tutti gli altri atti per i quali e' consentito di ricorrere alla commissione.

(*) si tratta delle procedure amministrative di esecuzione forzata che possono scattare qualora una cartella esattoriale non risulti ne' pagata ne' contestata nei termini previsti (60gg dalla notifica). Il decreto Bersani, in sede di conversione in legge,  ha stabilito che la competenza per i ricorsi e' appunto il giudice tributario (d.l.223/06 convertito nella legge 248/06).

Nota bene:

- Gli atti devono contenere l'indicazione del termine entro il quale il ricorso deve essere proposto e della commissione tributaria competente;
- Gli atti (o le procedure) di cui sopra possono essere impugnati -anche autonomamente- solo per vizi propri, di forma o di notifica. La mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili adottati precedentemente all'atto notificato ne consente l'impugnazione unitamente a quest'ultimo (per esempio l'avviso di mora insieme alla cartella esattoriale precedentemente non notificata).
Fonte: d.lgs.546/92 art.19 commi 2 e 3.

Note sui ricorsi avverso il fermo amministrativo
La Cassazione e' interventuta sull'argomento diverse volte, negli ultimi anni, anche in conseguenza alle riforme del decreto Bersani. In breve c'e' da osservare che:
- il fermo amministrativo puo' essere contestato al giudice tributario solo se concerne la riscossione di tributi (tasse, imposte, tributi vari, ICI, Tarsu, TIA, etc.) . Per ogni altro caso la competenza e' del giudice ordinario (multe, contributi INPS, etc.). Se viene per errore adito il giudice errato questo deve rimettere la causa al giudice competente. Stessa cosa quando il fermo riguarda piu' debiti di natura diversa. Il giudice adito in questo caso separera' le cause trattenendo quella di propria competenza. Il contribuente puo' in ogni caso, di sua iniziativa, proporre ricorsi separati. Fonte: Cassazione sezioni unite civili sentenze n. 14831/2008, 7034/2009 e 17844/2012. Si veda anche Corte Costituzionale ordinanza 6/2010.
-  l'atto di "preavviso di fermo" e' impugnabile autonomamente, in quanto spesso unico atto attraverso il quale il contribuente viene a conoscenza dell'esistenza nei suoi confronti di una procedura di fermo amministrativo dell'autoveicolo. Questo il principio sancito dalla Corte di Cassazione sezione unite civili (sentenza 10672/2009) che pare aver in tal modo concluso la diatriba sul punto. Precedenti sentenze avevano invece affermato il contrario (sentenza 20301/08 confermata dalla sentenza 8890/09), argomentando in modo diverso. Riteniamo che possa prendersi come riferimento la sentenza 10672 della corte a sezioni unite. Approfondimenti sulla nostra scheda pratica IL FERMO AMMINISTRATIVO.

CHI PUO' PROCEDERE (E STARE IN GIUDIZIO)
L'ente locale o il ministero possono essere presenti autonomamente o tramite dirigenti o titolari -rispettivamente- degli uffici tributi e di quelli adibiti al contenzioso.
Gli altri soggetti possono anche stare in giudizio mediante procura generale o speciale e devono essere assistiti da un difensore abilitato (che, a seconda della materia trattata, puo' essere un avvocato, un dottore commercialista, un ragioniere o un perito commerciale, un consulente del lavoro non dipendenti della pubblica amministrazione, etc., purche' iscritti nei relativi albi professionali).

Se la controversia ha un valore inferiore ad euro 2.582,28 il difensore non e' obbligatorio e il ricorrente puo' anche agire da solo. Per valore si intende l'importo del tributo al netto di interessi e di eventuali sanzioni. Se la controversia riguarda esclusivamente le sanzioni, il suo valore e' costituito dalla somma delle stesse.

LA COMMISSIONE PROVINCIALE COMPETENTE (A CUI PRESENTARE RICORSO)
La competenza e' per territorio. La commissione tributaria a cui rivolgersi e' quella della provincia ove ha sede l'ufficio che ha emesso l'atto contro cui si intende ricorrere. La corretta individuazione e' facilitata dal fatto che la commissione competente viene di solito specificata sull'atto stesso (vedi per esempio le cartelle esattoriali).

Per gli appelli contro sentenze di commissioni tributarie provinciali e' competente la commissione tributaria regionale.

IL PROCEDIMENTO
Il ricorso va presentato alla Commissione competente entro 60gg dalla notifica dell'atto. Se esso riguarda un "rifiuto espresso o tacito della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi non dovuti" il termine decorre dal novantesimo giorno dalla presentazione della domanda di restituzione e scade al termine della prescrizione prevista per quel rimborso.
Il termine di presentazione e' perentorio, pertanto se non viene rispettato l'atto non e' piu' impugnabile.

1)Prima fase, proposizione del ricorso
Dev'essere presentato direttamente alla controparte (ufficio del ministero delle Finanze, ente locale, concessionario) utilizzando, alternativamente, queste modalita':
* spedizione dell'originale in bollo tramite raccomandata A/R senza busta;
* consegna diretta dell'originale in bollo presso l'ufficio finanziario (o ente locale o concessionario), con rilascio, da parte dell'impiegato addetto, di una ricevuta;
* notifica tramite ufficiale giudiziario (secondo quanto previsto dal codice di procedura civile all'art.137 e segg.), con consegna allo stesso di due originali in bollo.

Devono essere indicate:
* la commissione tributaria cui e' diretto il ricorso (quella competente territorialmente, che deve risultare riportata sull'atto);
* il nome del ricorrente e del suo legale rappresentante, della residenza o sede legale (o domicilio eventualmente eletto all'uopo),  il codice fiscale e l'indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) ;
* l'Ufficio del ministero delle Finanze o dell'ente locale o del concessionario della riscossione nei cui confronti e' proposto il ricorso;
* l'atto impugnato e l'oggetto della domanda;
* i motivi;
* la sottoscrizione -di tutte le copie- da parte del ricorrente e del suo eventuale difensore (nei casi in cui venga -volontariamente o obbligatoriamente- utilizzato).

Qualora le suddette indicazioni manchino o siano incerte (con eccezione del codice fiscale), il ricorso e' inammissibile.

2) Seconda fase, costituzione in giudizio
Il ricorrente, dopo aver presentato il ricorso, deve "costituirsi in giudizio" presso la competente commissione provinciale tributaria, ovvero presso quella nella cui circoscrizione ha sede l'ufficio finanziario, l'ente locale o il concessionario del servizio della riscossione che ha emesso l'atto. I dati di detta commissione dovrebbero essere riportati sull'atto stesso.

La costituzione in giudizio va fatta entro 30gg dalla proposizione del ricorso, pena l'inammissibilita' del ricorso stesso (termine perentorio), depositando presso la segreteria della commissione (o spedendo per raccomandata a/r senza busta, come disposto dal d.l.203/2005 a seguito della sentenza della corte costituzionale n.520/2002) uno dei seguenti atti:
* l'originale del ricorso notificato dall'ufficiale giudiziario;
* copia del ricorso consegnato direttamente, o spedito per posta, con fotocopia della ricevuta di deposito o della spedizione per raccomandata. In questo caso e' il ricorrente che attesta la conformita' della copia con l'originale. In caso di difformita' il ricorso diventa inammissibile;
* l'originale o la fotocopia dell'atto impugnato, se notificato, e gli altri documenti utili alla controversia.
Tutta questa documentazione costituisce il fascicolo del ricorrente.

Dal 17/9/2011 per la costituzione in giudizio e' necessario anche presentare la nota di iscrizione a ruolo. Si tratta di una nota contenente la richiesta di iscrizione del ricorso nel registro generale dei ricorsi (Rgr). A fronte della presentazione di questa nota si riceve il numero di ruolo del procedimento. Il Ministero delle finanze ha predisposto due modelli, rispettivamente per i ricorsi in commissione provinciale e per quelli in commissione regionale: clicca qui

Anche la controparte, ovvero l'ufficio del ministero, l'ente o il concessionario nei cui confronti e' stato presentato il ricorso, deve costituirsi in giudizio entro 60 giorni dalla data di notifica dello stesso. In questo caso il termine della costituzione in giudizio non e' perentorio, infatti un eventuale ritardo non comporta la inammissibilita'. Anche in questo caso la costituzione e' fatta tramite deposito presso la segreteria della commissione di un fascicolo (contenente controdeduzioni, prove, eccezioni, etc.) in tante copie quante sono le parti in giudizio.

Sospensione dell'atto impugnato
Il ricorrente puo' chiedere, quando dall'atto impugnato puo' derivargli un danno grave ed irreparabile, la sospensione degli effetti dello stesso tramite istanza di sospensione motivata da presentarsi con il ricorso o con atto separato e da notificarsi alle altre parti. La decisione in merito viene presa dal collegio con ordinanza non impugnabile, dopo aver sentito le parti. La sospensione, che "congela" l'atto fino alla pubblicazione della sentenza di primo grado, puo' anche essere parziale o subordinata al rilascio -da parte del ricorrente- di specifiche garanzie (cauzione, fideiussione). Dal momento in cui viene emanata l'ordinanza di sospensione, la controversia dev'essere trattata entro 90 giorni.

Integrazione dei motivi
Quando la controparte deposita documenti non conosciuti all'altra parte, si rende necessario procedere ad un integrazione dei motivi. Essa e' ammessa entro (tassativamente) 60 giorni dalla data in cui l'interessato ha notizia del deposito suddetto.
Se fosse gia' fissata la trattazione della controversia, l'interessato deve dichiarare, non oltre la trattazione in camera di consiglio o la discussione in pubblica udienza, che intende proporre motivi aggiunti. In questo caso la trattazione o l'udienza debbono essere rinviate.

Esame preliminare del ricorso
La segreteria della commissione tributaria iscrive il ricorso nel registro generale e forma il fascicolo d'ufficio del processo, il quale include il fascicolo del ricorrente e della parte resistente.
Il presidente della commissione assegna il ricorso ad una delle sezioni. Il presidente di tale sezione esamina il ricorso in via preliminare e puo' dichiararne -con apposito decreto- l'inammissibilita' nei casi espressamente previsti (decorrenza del termine di presentazione, mancanza di uno dei requisiti, etc.etc.), oppure -qualora ne sussistano i presupposti- l'interruzione, la sospensione o l'estinzione.
Contro tale decreto e' ammesso reclamo alla stessa commissione o alla sezione di cui fa parte il presidente. Va notificato alle altre parti entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento del presidente effettuato ad opera della segreteria. Successivamente, nel termine di 15 giorni, il reclamo va depositato in segreteria con le stesse modalita' della costituzione in giudizio del ricorrente.
Quindi si apre un vero e proprio contenzioso incidentale, in quanto anche le altre parti entro 15 giorni possono presentare controdeduzioni. La commissione, scaduti i termini, decide.
Se la commissione condivide l'operato del presidente sull'inammissibilita' del ricorso o l'estinzione del processo, la fase si chiude con una sentenza. Negli altri casi la commissione pronuncia un'ordinanza (non impugnabile) dove dispone per la prosecuzione del processo.

3) Terza fase, trattazione della controversia
Inizia con la nomina del relatore e la fissazione dell'udienza di trattazione, a cui provvede il presidente di sezione. La segreteria della commissione provvede a darne comunicazione alle parti, almeno 30 giorni (non festivi) prima dell'udienza.
Fino a 20 giorni prima dell'udienza le parti possono depositare documenti, e fino a 10 giorni possono presentare memorie illustrative.
Solitamente la controversia e' trattata in camera di consiglio, senza la presenza delle parti. E' possibile, comunque, l'udienza pubblica su istanza di una delle parti, che deve essere depositata presso la Segreteria entro 10 giorni dall'udienza. Una volta deciso per l'udienza pubblica, il presidente non puo' piu' revocare tale decisione.
Il relatore riferisce i fatti e le questioni al collegio. Qualora l'udienza sia pubblica il presidente ammette alla discussione anche le parti. Della trattazione, o dell'udienza, e' redatto un verbale da parte del segretario. In taluni casi la commissione puo' disporre, su istanza di una delle parti, un differimento della discussione.

Tentativo conciliativo
Ciascuna delle parti puo' proporre davanti alla commissione, non oltre la prima udienza, la conciliazione parziale o totale della controversia, ovvero un accordo "amichevole". La proposta di conciliare puo' anche essere avanzata dalla commissione stessa, d'ufficio.

L'eventuale accordo dev'essere riportato su un verbale che costituisce titolo per riscuotere le somme tramite versamento unico o a rate (massimo otto rate trimestrali, che diventano dodici se l'importo dovuto supera euro 51.645,69), aggiungendo gli interessi legali e presentando una garanzia. La conciliazione si perfeziona con il versamento, entro 20 giorni, della cifra dovuta (il totale o la prima rata) e con la presentazione di dette garanzie. Se una delle rate successive non viene pagata dall'obbligato o dal suo garante, l'amministrazione finanziaria puo' procedere all'iscrizione a ruolo delle somme dovute. La conciliazione permette di ridurre le sanzioni ad un terzo.

In mancanza di accordo, la trattazione continua.

4) Quarta fase, emissione della sentenza
Il collegio giudicante, dopo la discussione in pubblica udienza o in camera di consiglio, delibera la decisione in segreto. Solitamente la cosa avviene subito, ma in certi casi la delibera puo' essere rinviata (di non oltre trenta giorni, in ogni caso).

La decisione della commissione, ovvero la SENTENZA, deve contenere:
* indicazione della composizione del collegio, delle parti e dei loro difensori (se ci sono);
* concisa esposizione dello svolgimento del processo;
* richieste delle parti;
* succinta esposizione dei motivi in fatto e diritto;
* dispositivo;
Deve inoltre riportare la data della deliberazione e deve essere sottoscritta dal presidente e dall'estensore.

Viene resa pubblica mediante deposito del testo integrale in segreteria (entro 30 giorni), con la sottoscrizione del segretario. Il dispositivo della sentenza dev'essere comunicato alle parti entro 10 giorni dal deposito.
Ciascuna parte puo' richiedere alla segreteria copie autentiche della sentenza, che devono essere rilasciate entro cinque giorni dietro pagamento delle spese (bolli).
E' posto a carico di ciascuna parte interessata l'onere di provvedere alla notifica della sentenza alle altre parti, e di depositare, nei successivi 30 giorni, l'originale della notifica o copia autenticata in segreteria.

Impugnazione della sentenza
Per le impugnazioni delle sentenze delle commissioni provinciali tributarie si applicano le norme del codice di procedura civile, art.323 e segg.
Il termine per fare opposizione e' di 60 giorni dalla notifica della sentenza su istanza di parte e l'organo al quale ci deve rivolgere e' la commissione tributaria regionale.

In alcuni casi particolari (essenzialmente i vizi di illegittimita') si puo' ricorrere presso la corte di cassazione. In altri (dolo, pronuncia in base a prove false, ritrovamento di documenti decisivi prima non prodotti, etc.) si puo' impugnare la sentenza per revocazione. Non ci soffermiamo piu' di tanto sulla materia. Volendo approfondire puo' essere consultata la normativa di riferimento (d.lgs.546/92 e il codice di procedura civile) oppure il materiale reso disponibile su Internet dal ministero delle Finanze (vedi link in calce alla scheda).

QUANTO COSTA
Dal 6/7/2011 per i ricorsi in commissione tributaria e' dovuto il pagamento del contributo unificato, con importi crescenti al crescere del valore della lite:
- euro 30 per controversie di valore fino a euro 2.582,28;
- euro 60 per controversie di valore superiore a euro 2.582,28 e fino a euro 5.000;
- euro 120 per controversie di valore superiore a euro 5.000 e fino a euro 25.000 e per quelle di valore indeterminabile;
- euro 250 per controversie di valore superiore a euro 25.000 e fino a euro 75.000;
- euro 500 per controversie di valore superiore a euro 75.000 e fino a euro 200.000;
- euro 1.500 per controversie di valore superiore a euro 200.000.

Unitamente al pagamento del contributo unificato deve essere anche pagato l'importo forfettizzato di 8 euro in marche (anticipazione dei diritti, indennita' di trasferta e spese di spedizione per la notifica degli atti).

Il contributo unificato potrebbe raddoppiare se nella presentazione del ricorso il difensore non avesse indicato il numero di fax o l'indirizzo PEC, ma in ogni caso queste violazioni sono sanabili con una dichiarazione ad hoc da presentare alla segreteria della commissione. Al ricorrente che presenta da solo il ricorso (senza difensore) l'aumento scatta solo se non e' stato indicato il proprio codice fiscale (vedi circolare Min.economia del 21/9/2011 prot.15051).

Ricordiamo che per valore della lite si intende l'importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni irrogate con l'atto impugnato; in caso di controversie relative esclusivamente alle irrogazioni di sanzioni, il valore e' la somma di queste.

Il contributo unificato puo' essere versato in diversi modi', tra i quali l'acquisto di un contrassegno telematico in tabaccheria o alla posta, da applicare su un modulo dell'Agenzia delle entrate che va compilato, firmato ed allegato al ricorso. Qui (sito agenzia delle entrate) il modulo e tutte le istruzioni utili per il pagamento.

Per riscontri normativi si veda il Dpr 115/2002 art.13 comma 6 quater (introdotto dal DL 98/2011) e art.20, nonche' art. 12 comma 5 D.lgs.546/1992 (valore della lite).


SOSPENSIONE, INTERRUZIONE ED ESTINZIONE DEI RICORSI
Come gia' visto, durante l'esame preliminare del ricorso il presidente della sezione puo' disporre -con apposito decreto- la sospensione, l'interruzione o l'estinzione dello stesso. Anche la stessa commissione puo' provvedere in tal senso, tramite emissione di un'ordinanza o di una sentenza.
Vediamo, in particolare, di cosa si tratta.

Sospensione
Si ha qualora sorga:
- l'esigenza di risolvere in via pregiudiziale una questione di falsita' in atti o documenti (sollevata con la querela di falso);
- una questione sullo stato e sulla capacita' delle persone (esclusa quella di stare in giudizio). In questa circostanza, essendo prevista la competenza esclusiva del tribunale civile, e' naturale che il giudice tributario sospenda il processo fino a quando la questione non sia decisa nella competente sede con sentenza passata in giudicato.
Durante la sospensione non possono essere compiuti atti del processo tributario ne' ad opera delle parti, ne' della Commissione, e neppure della Segreteria.
Dopo che e' cessata la causa che ha determinato la sospensione, il processo continua se entro 6 mesi da tale data viene presentata da una delle parti istanza di trattazione al presidente di sezione. Tale termine e' tassativo, se viene fatto trascorre inutilmente, l'intero processo si estingue.

Interruzione
Si ha per:
- morte di una delle parti;
- perdita della capacita' di stare in giudizio di una delle parti diverse dall'ufficio tributario;
- morte, radiazione, sospensione dall'albo, ruolo, elenco di uno dei difensori tecnici;
Anche durante l'interruzione non possono essere compiuti atti del processo. La ripresa del processo interrotto compete alla parte colpita dall'evento, o ai suoi successori o a qualsiasi altra parte interessata, con istanza presentata al presidente della sezione entro 6 mesi da quando l'interruzione stessa e' stata dichiarata.

Estinzione
Puo' avvenire per:
- rinuncia al ricorso:
Il ricorrente che rinuncia al ricorso deve dichiararlo per iscritto e rimborsare le spese alle altre parti (salvo diverso accordo). Tale dichiarazione non produce effetto se non e' accettata dalla controparte, per cui il giudice, constatata la disponibilita' di entrambe le parti a definire il processo in questi termini, dichiara l'estinzione del processo con decreto soggetto a reclamo.
Sia la dichiarazione di rinuncia che quella di accettazione devono essere sottoscritte dalle parti o dai loro procuratori speciali, oltre che dai rispettivi difensori.
- inattivita' delle parti:
Scatta quando le parti alle quali spetta di proseguire, riassumere, integrare il giudizio (ad esempio dopo la sospensione o l'interruzione del giudizio stesso) non vi abbiano provveduto nei termini perentori stabiliti dalla legge.
- cessazione della materia del contendere:
Si ha nei casi di definizione delle pendenze tributarie previsti dalla legge e in ogni altro caso di cessazione della materia del contendere. L'esempio tipico e' il condono tributario, in cui per effetto di una nuova dichiarazione del contribuente e del conseguente pagamento di una maggiore imposta, l'amministrazione finanziaria rinuncia a continuare nella richiesta di maggiori (o diverse) pretese, rinunciando talvolta anche a sanzioni ed interessi.

RECLAMO OBBLIGATORIO PER CONTROVERSIE FISCALI con l'Agenzia delle Entrate
E' una novita' in vigore dall'Aprile 2012 per i ricorsi contro l'Agenzia delle entrate.

Per tutti gli atti dell'Agenzia delle entrate (avvisi di accertamento, cartelle esattoriali) di importo non superiore a 20.000 euro, notificati a partire dal 1/4/2012, sara' obbligatorio, prima di intentare causa presso il giudice tributario, inviare all'ufficio che ha emesso l'atto un reclamo.

Nel reclamo potra' essere proposto un "accordo", motivandolo, con ricalcolo della cifra da pagare.
Se l'ufficio dell'Agenzia delle entrate che riceve il reclamo non intende accoglierlo ne' aderire all'eventuale proposta fatta dal reclamante deve formulare una propria proposta "conciliativa".

Decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l'accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo diventa in pratica l'atto introduttivo al ricorso in commissione provinciale tributaria, la notifica della contestazione alla controparte.
I termini per poi costituirsi in giudizio, ovvero per depositare il ricorso alla cancelleria del giudice tributario -30 giorni- decorrono da tale momento. Se l'Agenzia delle entrate risponde prima dei 90 giorni respingendo il reclamo o accogliendolo parzialmente, tali termini decorrono dalla ricezione di tale risposta.

Considerando quanto sopra risulta evidente che l'accordo proposto fin da subito sul reclamo, puo' risultare vincolante in sede di ricorso in commissione tributaria. E' quindi importante formularlo bene fin da subito precisando che si tratta di uno "sforzo" di volonta' per cercare di chiudere bonariamente la lite evitando il giudice. In alcuni casi, per esempio quanto si ritiene la pretesa infondata, e' bene non proporre alcun accordo ma semplicemente chiedere l'annullamento dell'atto.
Ricordarsi che, cosi' come e' stato impostato, il reclamo obbligatorio e' una sorta di anticipo del ricorso.

Note:
- l'obbligatorieta' sta nel fatto che se non si presenta reclamo diventa impossibile fare ricorso (la controparte puo' sollevare l'inammissibilita' dello stesso in qualunque momento).
- per le controversie oggetto dell'obbligatorieta' del reclamo NON e' possibile tentare la conciliazione durante il giudizio (conciliazione giudiziale).
- la parte che soccombe nella causa davanti alla commissione provinciale tributaria deve rimborsare anche le spese del procedimento di gestione del reclamo obbligatorio, quantificate nel 50% delle spese di giudizio. Il giudice puo', a sua discrezione, compensare dette spese tra le parti.

Informazioni ed approfondimenti sul sito dell'Agenzia delle entrate.

Fonte normativa: DL 98/2011 convertito nella legge 111/2011 art.39 commi 9/10/11.

"SANATORIA" PER CAUSE FISCALI con l'Agenzia delle entrate pendenti al 1/5/2011
Le cause fiscali contro l'Agenzia delle entrate di valore fino a 20.000 euro che risultano pendenti al 31/12/2011 davanti al giudice tributario o al giudice ordinario possono essere chiuse da chi le ha proposte col pagamento di una somma pari a:
- per liti di valore inferiore a 2.000 euro: 150 euro;
- per liti di valore superiore a 2.000 euro:
* 30% del valore della causa se al 1/5/2011 la lite e' pendente in primo grado e non vi e' alcuna sentenza sul merito o sull'ammissibilita' degli atti introduttivi;
* 10% del valore della causa se al 1/5/2011 la lite e' pendente in secondo grado e vi e' una sentenza (di primo grado) sul merito o sull'ammissibilita' degli atti introduttivi che vede l'Agenzia delle entrate come parte soccombente;
* 50% del valore della causa se al 1/5/2011 la lite e' pendente in secondo grado e vi sia una sentenza (di primo grado) sul merito o sull'ammissibilita' degli atti introduttivi che vede il contribuente (proponente la causa) come parte soccombente.

Le somme predette vanno versate entro il 31/3/2012, con contestuale presentazione della domanda (sempre entro il 31/3/2012), compilata su modulo predisposto dall'Agenzia delle entrate: clicca qui

La presentazione puo' essere fatta telematicamente (da uno dei soggetti abilitati, come i CAF) oppure con consegna della domanda presso una qualsiasi direzione provinciale dell'Agenzia delle entrate.

L'Agenzia delle entrate, nella circolare n.7/2012 (vedi sotto) ha anche precisato che sono sanabili le liti gia' calendarizzate.

Per le liti "sanabili" scatta anche una sospensione

Le liti fiscali aventi le caratteristiche gia' dette (contro l'Agenzia delle entrate, pendenti al 1/5/2011, di valore fino a 20.000 euro) sono "automaticamente" sospese fino al 30/6/2012, come lo sono, relativamente ad esse, i termini per la presentazione di appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi, etc.
Quelle per le quali nel frattempo -entro il 31/3/2012- verra' presentata domanda di definizione (la sanatoria gia' vista) verranno poi ulteriormente sospese fino al 30/9/2012.

Fonte normativa: DL 98/2011 convertito nella legge 111/2011 art.39 comma 12 e Provvedimento Agenzia delle entrate 2011/119854. Termini prorogati dal Dl 216/2011 (Milleproroghe 2012) convertito nella legge 14/2012, art.29 comma 16bis. 
Per approfondimenti e casi particolari si possono leggere queste circolari:
circolare dell'Agenzia delle entrate n.48 del 24/10/2011

- circolare dell'Agenzia delle entrate n. 7 del 15/3/2012

LINK UTILI
Sito del dipartimento per le politiche fiscali contenente una sezione dedicata all'argomento dove possono essere trovati indirizzi, informazioni e modulistica: clicca qui

Schede collegate
- Scheda LITI FISCALI: IL RECLAMO OBBLIGATORIO
- Scheda Gli strumenti deflattivi del contenzioso tributario. La conciliazione giudiziale
- Scheda Gli strumenti deflattivi del contenzioso tributario 2. L'accertamento con adesione (c.d. concordato)
Ha collaborato Katia Moscano
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