Ambiente
LE ACQUE MINERALI
Ultimo aggiornamento: 22/12/2025
Il consumatore ritiene che queste denominazioni siano sinonimi, con l'eccezione per l'acqua minerale che può avere particolari sapori e perché venduta in bottiglia. In effetti, grande è la confusione perché il legislatore europeo, e poi quello italiano, su pressione delle lobby delle acque ha legiferato rendendo complessa una questione semplice. Anni fa c'erano solo due tipologie di acque: la minerale e la potabile. Quest'ultima classificazione non era particolarmente chiara perché qualcuno potrebbe pensare che le minerali non siano potabili e ovviamente non è così. Cerchiamo di chiarire le diverse classificazioni delle acque.
Acqua potabile: è quella che esce dal nostro rubinetto e dalle fontanelle pubbliche. È definita "acqua destinata al consumo umano", per uso potabile, per la preparazione dei cibi o per altri usi domestici. Non deve "contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana". La normativa attuale (D.Lgs. 18/2023) fissa limiti batteriologici e chimico-fisici severissimi. Ciò significa che l'acqua potabile può essere trattata. Il consumatore spesso avverte un odore di cloro nell'acqua del rubinetto: è il trattamento di disinfezione effettuato per evitare la proliferazione batterica lungo la rete idrica.
Acqua da tavola: è l'acqua potabile imbottigliata (spesso in boccioni) o servita in caraffe nei ristoranti. In quest'ultimo caso deve essere indicata obbligatoriamente come "acqua potabile trattata" o "acqua potabile trattata e gassata".
Acqua di sorgente: è l'acqua prelevata da giacimenti sotterranei che non può essere clorata ma può subire gli stessi trattamenti fisici delle acque minerali. Non deve dimostrare proprietà favorevoli alla salute, ma deve garantire la purezza originaria. Per semplificare si può dire che sta a metà tra l'acqua potabile e l'acqua minerale.
Acqua minerale: "Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute." La normativa vigente (D.Lgs. 176/2011) stabilisce che le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e sua conservazione, per il tenore in minerali, oligoelementi e/o altri costituenti ed, eventualmente, per taluni loro effetti.
Un po' di dati
L'Italia conta centinaia di marche e un consumo record di circa 250 litri a testa all'anno (oltre il 60% della popolazione). È un affare da oltre 3 miliardi di euro di fatturato per un prodotto che viene dal cielo, passa sulla terra e deve essere semplicemente imbottigliato e... pubblicizzato. Gli italiani sono i primi consumatori in Europa con differenze regionali: se in Sardegna il consumo di minerale è altissimo, in Trentino oltre il 90% dei cittadini beve acqua del rubinetto. Ogni famiglia spende mediamente circa 400 euro all'anno per l'acqua in bottiglia. Il raffronto dei prezzi è stupefacente: mediamente un litro di minerale costa 0,30 euro al litro contro 0,002 euro al litro dell'acqua potabile. Tra le minerali le differenze di prezzi sono enormi: si paga spesso il nome e il posizionamento commerciale del brand, poiché le differenze qualitative raramente giustificano ricarichi del 400%.
Le caratteristiche
Oltre a essere prive di germi pericolosi e non aver bisogno di clorazione, le acque minerali presentano caratteristiche diverse in relazione alla loro composizione. Una prima valutazione viene effettuata calcolando il residuo fisso a 180°C. In base a questo parametro si suddividono in:
Sulle etichette devono essere riportate le seguenti indicazioni obbligatorie:
a) La denominazione legale "acqua minerale naturale" integrata da:
"totalmente degassata", se la CO2 è stata eliminata;
"parzialmente degassata", se la CO2 è stata eliminata in parte;
"rinforzata col gas della sorgente", se il tenore di CO2 è superiore a quello della sorgente (ma dalla stessa falda);
"aggiunta di anidride carbonica", se la CO2 non proviene dalla stessa falda;
"naturalmente gassata" o "effervescente naturale", se il tenore di CO2 (> 250 mg/l) è uguale a quello della sorgente.
b) Nome commerciale, nome della sorgente e luogo di utilizzazione.
c) Composizione analitica: se il fluoro supera 1,5 mg/l, è obbligatorio indicare: "contiene più di 1,5 mg/l di fluoro: non ne è opportuno il consumo regolare da parte dei lattanti".
d) Data e laboratorio delle analisi.
e) Contenuto nominale.
f) Titolari delle autorizzazioni.
g) Termine minimo di conservazione.
h) Lotto di identificazione.
i) Eventuali trattamenti: In caso di trattamento con ozono, deve comparire la dicitura: "acqua sottoposta ad una tecnica di ossidazione all'aria arricchita di ozono".
La composizione (Parametri analitici)
Dalle analisi devono risultare:
1) Temperatura alla sorgente; 2) pH; 3) Conducibilità elettrica; 4) Residuo fisso a 180°C; 5) Ossidabilità; 6) Anidride carbonica libera; 7) Silice; 8) Bicarbonati; 9) Cloruri; 10) Solfati; 11) Sodio; 12) Potassio; 13) Calcio; 14) Magnesio; 15) Ferro disciolto; 16) Ione ammonio; 17) Fosforo totale; 18) Grado solfidrimetrico; 19) Stronzio; 20) Litio; 21) Alluminio; 22) Bromo; 23) Iodio.
Indicazioni aggiuntive (Facoltative)
Possono essere riportate diciture come: "oligominerale", "minimamente mineralizzata", "ricca di sali minerali", "bicarbonata" (>600 mg/l), "solfata" (>200), "clorulata" (>200), "calcica" (>150), "magnesiaca" (>50), "fluorata" (>1), "ferruginosa" (>1), "acidula" (CO2 >250), "sodica" (>200), "indicata per diete povere di sodio" (<20), "microbiologicamente pura".
Se menzionati nel decreto, possono comparire effetti: diuretici, lassativi, indicata per neonati, stimola la digestione, favorisce le funzioni epatobiliari.
Valori massimi ammissibili
I limiti attuali (espressi in mg/L) sono:
Antimonio: 0,0050 | Arsenico: 0,010 | Bario: 1,0 | Boro: 5,0 | Cadmio: 0,003 | Cianuro: 0,010 | Cromo: 0,050 | Fluoruri: 5,0 (1,5 per infanzia) | Manganese: 0,50 | Mercurio: 0,0010 | Nichel: 0,020 | Nitrati: 45 (10 per infanzia) | Nitriti: 0,02 | Piombo: 0,010 | Rame: 1,0 | Selenio: 0,010.
Trattamenti consentiti
È consentita l'aggiunta di CO2. Non modificano il carattere dell'acqua: a) Captazione e canalizzazione; b) Separazione di elementi instabili (ferro/zolfo) via filtrazione; c) Trattamento con ozono per ferro, manganese e arsenico; d) Eliminazione CO2 con procedimenti fisici.
Consigli
Consigliamo acque con residuo fisso tra 400 e 600 mg/l. Le gassate sono sconsigliate per chi soffre di gastrite o ulcera. Le solfate hanno effetto lassativo. Le clorurate contengono più sodio (attenzione agli ipertesi). Le calciche non provocano i calcoli. Le fluorate possono influire sullo smalto dei denti dei bambini. I nitrati indicano inquinamento del terreno: meglio se inferiori a 10 mg/l. Una ultima avvertenza: tutte le acque fanno fare la pipì. L'effetto "pulizia" è dovuto alla quantità, non alla qualità.
Riferimenti normativi aggiornati
D.Lgs. 18/2023 (Acque potabili/consumo umano).
D.Lgs. 176/2011 (Acque minerali e di sorgente).
D.M. 10 febbraio 2015 (Criteri di valutazione caratteristiche acque minerali).
Regolamento UE 1169/2011 (Informazioni sugli alimenti ai consumatori).
Il consumatore ritiene che queste denominazioni siano sinonimi, con l'eccezione per l'acqua minerale che può avere particolari sapori e perché venduta in bottiglia. In effetti, grande è la confusione perché il legislatore europeo, e poi quello italiano, su pressione delle lobby delle acque ha legiferato rendendo complessa una questione semplice. Anni fa c'erano solo due tipologie di acque: la minerale e la potabile. Quest'ultima classificazione non era particolarmente chiara perché qualcuno potrebbe pensare che le minerali non siano potabili e ovviamente non è così. Cerchiamo di chiarire le diverse classificazioni delle acque.
Acqua potabile: è quella che esce dal nostro rubinetto e dalle fontanelle pubbliche. È definita "acqua destinata al consumo umano", per uso potabile, per la preparazione dei cibi o per altri usi domestici. Non deve "contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana". La normativa attuale (D.Lgs. 18/2023) fissa limiti batteriologici e chimico-fisici severissimi. Ciò significa che l'acqua potabile può essere trattata. Il consumatore spesso avverte un odore di cloro nell'acqua del rubinetto: è il trattamento di disinfezione effettuato per evitare la proliferazione batterica lungo la rete idrica.
Acqua da tavola: è l'acqua potabile imbottigliata (spesso in boccioni) o servita in caraffe nei ristoranti. In quest'ultimo caso deve essere indicata obbligatoriamente come "acqua potabile trattata" o "acqua potabile trattata e gassata".
Acqua di sorgente: è l'acqua prelevata da giacimenti sotterranei che non può essere clorata ma può subire gli stessi trattamenti fisici delle acque minerali. Non deve dimostrare proprietà favorevoli alla salute, ma deve garantire la purezza originaria. Per semplificare si può dire che sta a metà tra l'acqua potabile e l'acqua minerale.
Acqua minerale: "Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari e, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute." La normativa vigente (D.Lgs. 176/2011) stabilisce che le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e sua conservazione, per il tenore in minerali, oligoelementi e/o altri costituenti ed, eventualmente, per taluni loro effetti.
Un po' di dati
L'Italia conta centinaia di marche e un consumo record di circa 250 litri a testa all'anno (oltre il 60% della popolazione). È un affare da oltre 3 miliardi di euro di fatturato per un prodotto che viene dal cielo, passa sulla terra e deve essere semplicemente imbottigliato e... pubblicizzato. Gli italiani sono i primi consumatori in Europa con differenze regionali: se in Sardegna il consumo di minerale è altissimo, in Trentino oltre il 90% dei cittadini beve acqua del rubinetto. Ogni famiglia spende mediamente circa 400 euro all'anno per l'acqua in bottiglia. Il raffronto dei prezzi è stupefacente: mediamente un litro di minerale costa 0,30 euro al litro contro 0,002 euro al litro dell'acqua potabile. Tra le minerali le differenze di prezzi sono enormi: si paga spesso il nome e il posizionamento commerciale del brand, poiché le differenze qualitative raramente giustificano ricarichi del 400%.
Le caratteristiche
Oltre a essere prive di germi pericolosi e non aver bisogno di clorazione, le acque minerali presentano caratteristiche diverse in relazione alla loro composizione. Una prima valutazione viene effettuata calcolando il residuo fisso a 180°C. In base a questo parametro si suddividono in:
- Minimamente mineralizzate: residuo fisso fino a 50 mg/l;
- Oligominerali: residuo fisso fino a 500 mg/l;
- Mediominerali: residuo fisso tra 500 e 1.500 mg/l;
- Ricche di sali minerali: residuo fisso oltre 1.500 mg/l. Minore è il contenuto in sali, più l'acqua sarà "leggera"; quelle più ricche sono più sapide.
Sulle etichette devono essere riportate le seguenti indicazioni obbligatorie:
a) La denominazione legale "acqua minerale naturale" integrata da:
"totalmente degassata", se la CO2 è stata eliminata;
"parzialmente degassata", se la CO2 è stata eliminata in parte;
"rinforzata col gas della sorgente", se il tenore di CO2 è superiore a quello della sorgente (ma dalla stessa falda);
"aggiunta di anidride carbonica", se la CO2 non proviene dalla stessa falda;
"naturalmente gassata" o "effervescente naturale", se il tenore di CO2 (> 250 mg/l) è uguale a quello della sorgente.
b) Nome commerciale, nome della sorgente e luogo di utilizzazione.
c) Composizione analitica: se il fluoro supera 1,5 mg/l, è obbligatorio indicare: "contiene più di 1,5 mg/l di fluoro: non ne è opportuno il consumo regolare da parte dei lattanti".
d) Data e laboratorio delle analisi.
e) Contenuto nominale.
f) Titolari delle autorizzazioni.
g) Termine minimo di conservazione.
h) Lotto di identificazione.
i) Eventuali trattamenti: In caso di trattamento con ozono, deve comparire la dicitura: "acqua sottoposta ad una tecnica di ossidazione all'aria arricchita di ozono".
La composizione (Parametri analitici)
Dalle analisi devono risultare:
1) Temperatura alla sorgente; 2) pH; 3) Conducibilità elettrica; 4) Residuo fisso a 180°C; 5) Ossidabilità; 6) Anidride carbonica libera; 7) Silice; 8) Bicarbonati; 9) Cloruri; 10) Solfati; 11) Sodio; 12) Potassio; 13) Calcio; 14) Magnesio; 15) Ferro disciolto; 16) Ione ammonio; 17) Fosforo totale; 18) Grado solfidrimetrico; 19) Stronzio; 20) Litio; 21) Alluminio; 22) Bromo; 23) Iodio.
Indicazioni aggiuntive (Facoltative)
Possono essere riportate diciture come: "oligominerale", "minimamente mineralizzata", "ricca di sali minerali", "bicarbonata" (>600 mg/l), "solfata" (>200), "clorulata" (>200), "calcica" (>150), "magnesiaca" (>50), "fluorata" (>1), "ferruginosa" (>1), "acidula" (CO2 >250), "sodica" (>200), "indicata per diete povere di sodio" (<20), "microbiologicamente pura".
Se menzionati nel decreto, possono comparire effetti: diuretici, lassativi, indicata per neonati, stimola la digestione, favorisce le funzioni epatobiliari.
Valori massimi ammissibili
I limiti attuali (espressi in mg/L) sono:
Antimonio: 0,0050 | Arsenico: 0,010 | Bario: 1,0 | Boro: 5,0 | Cadmio: 0,003 | Cianuro: 0,010 | Cromo: 0,050 | Fluoruri: 5,0 (1,5 per infanzia) | Manganese: 0,50 | Mercurio: 0,0010 | Nichel: 0,020 | Nitrati: 45 (10 per infanzia) | Nitriti: 0,02 | Piombo: 0,010 | Rame: 1,0 | Selenio: 0,010.
Trattamenti consentiti
È consentita l'aggiunta di CO2. Non modificano il carattere dell'acqua: a) Captazione e canalizzazione; b) Separazione di elementi instabili (ferro/zolfo) via filtrazione; c) Trattamento con ozono per ferro, manganese e arsenico; d) Eliminazione CO2 con procedimenti fisici.
Consigli
Consigliamo acque con residuo fisso tra 400 e 600 mg/l. Le gassate sono sconsigliate per chi soffre di gastrite o ulcera. Le solfate hanno effetto lassativo. Le clorurate contengono più sodio (attenzione agli ipertesi). Le calciche non provocano i calcoli. Le fluorate possono influire sullo smalto dei denti dei bambini. I nitrati indicano inquinamento del terreno: meglio se inferiori a 10 mg/l. Una ultima avvertenza: tutte le acque fanno fare la pipì. L'effetto "pulizia" è dovuto alla quantità, non alla qualità.
Riferimenti normativi aggiornati
D.Lgs. 18/2023 (Acque potabili/consumo umano).
D.Lgs. 176/2011 (Acque minerali e di sorgente).
D.M. 10 febbraio 2015 (Criteri di valutazione caratteristiche acque minerali).
Regolamento UE 1169/2011 (Informazioni sugli alimenti ai consumatori).
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