Cara ADUC
Tecnodiffusione non e' stata salvata dalle banche
Domanda
20 giugno 2004
Il mondo finanziario - imprenditoriale italiano sta vivendo una vicenda pirandelliana di cui farebbero bene ad occuparsi anche le associazione di tutela dei consumatori dal momento che si profila un altro disastro finanziario, dovuto pero' stavolta non a falsi o truffe ma a dei semplici capricci di banchieri onnipotenti. Preciso che nella vicenda che segue io sono un obbligazionista.
Una societa' di elettronica di consumo quotata in borsa, Teconodiffusione Italia, capogruppo dell'omonimo gruppo, negli anni del boom dell'hi tech si e' lanciata in acquisizioni a ruota libera, allegramente finanziata dalle banche e da un bond finito nelle tasche dei risparmiatori. Oggi la cosa sembra irrazionale ma allora, con fatturati che crescevano al 70% all'anno, sarebbe stato illogico il contrario.
Oggi la societa' si trova sull'orlo del fallimento e ha circa 100 Milioni di debiti con le banche, e 25 milioni per il bond. Ha iniziato da tempo delle dismissioni e razionalizzazioni che stavano dando i risultati sperati ma in tempi piu' lunghi del previsto. Percio', mentre il mercato mostra segni di ripresa, la societa', dopo varie vicende che non sto a dire per brevita', ha predisposto un piano di risanamento, con l'advisor Franco Tato', che prevede che un nuovo socio gia' presente nel settore dell'informatica (3L Trading) acquisti, a sconto, con SOLDI FRESCHI, i 2/3 dei crediti delle banche e che tutti i crediti rimanenti (eccetto le obbligazioni) vengano trasformati in capitale. Dopodiche' si dichiara l'amministrazione controllata e si ricomincia con nuovi fidi e debiti azzerati. Insomma alle banche non solo non si chiede niente, ma addirittura gli si rimborsa larga parte del credito e le si fa entrare nella compagine sociale. Gli obbligazionisti invece aspettano e basta.
Paradossalmente, l'assemblea degli obbligazionisti (che come creditori vengono trattati peggio) ha accettato il piano, le banche no, spingendo definitivamente la societa' verso il fallimento da cui nessuno ricavera' niente, perche' tutto quello che si potra' liquidare e' un po' di merce gia' svalutata in magazzino (il patrimonio netto e' ampiamente negativo). Ora, tutto cio' non ha niente a che vedere con l'economia e la finanza. Non si e' mai visto da nessuna parte che un creditore preferisce uccidere il debitore e perdere tutto, piuttosto che recuperare qualcosa oggi, con la speranza di recuperare in futuro anche il resto. E in mezzo ci sono gli obbligazionisti che assistono annichiliti a questa recita dell'assurdo. > C'e' sotto qualcos'altro che non so e non capisco e nessuno dice (alla faccia della trasparenza dei mercati finanziari); ne' i giornali, ne' la consob, ne' la societa' che emette periodicamente dei comunicati telegrafici con gli esiti dell'assemblea ma senza che l'obbligazionista possa capire cosa si sta muovendo realmente sotto. Non si sa neppure quali sono le banche che hanno rifiutato di incassare i 2/3 del credito e trasformare il resto in capitale. Naturalmente ci sara' scritto nei libri contabili ma l' obbligazionista non puo' fare queste ricerche che oltretutto avrebbero il valore di una mera curiosita' intellettuale.
Sembra (ma l'ho dedotto da un rigo di un articoletto di Affari e Finanza di Repubblica di Febbraio e quindi potrei sbagliare) che ormai si fossero incrinati i rapporti personali tra il mangement della societa' e quello delle banche creditrici che quindi hanno preferito farla fallire solo per puntiglio. Chissa'. Ma questo e' motivo sufficiente, per le banche, per rifiutare il piano di risanamento con un atteggiamento autolesionistico?
E' possibile che 4 dirigenti bancari, evidentemente onnipotenti, decidano fuori di ogni logica o convenienza, per chissa' quale rivalsa personale, della sorte di questa societa', dei suoi dipendenti, degli obbligazionisti e anche della stessa sorte dei loro crediti, danneggiando le stesse banche (ed azionisti) per cui lavorano?
> Quali criteri anche morali seguono questi manager bancari nelle loro decisioni? E i loro azionisti lo sanno che si stanno facendo sfumare un credito tra le mani solo per fare il dispetto a qualcuno che non gli e' simpatico?
E le associazioni dei consumatori non possono fare niente, anche solo a livello di denuncia o pressione sulle banche coinvolte? Ogni tanto si sente parlare con disprezzo delle "banche guerriere" con riferimento alle banche che finanziano il commercio di armi. Giusto. Ma queste banche che affossano una struttura produttiva, con tutti i poveretti che gli ruotano attorno sono meglio? Tecnodiffusione e' convinta che ci siano le condizioni per la ripresa (ed e' vero) quindi e' ricorsa all'amministrazione controllata della societa' operativa del gruppo (CMS Spa) estendendo cosi' la procedura a tutto il gruppo e paralizzando cosi' ugualmente i crediti delle banche creditrici le quali comunque non sono riuscite nel loro intento devastatorio e rimarranno almeno per 2 anni senza un soldo.
Ma e' possibile assistere a questa lotta assurda tra debitore e creditore, che invece hanno tutto l'interesse e la concreta possibilita' di collaborare al comune interesse del salvataggio del debitore?
Cose da pazzi.
Luigi, da Bari
Una societa' di elettronica di consumo quotata in borsa, Teconodiffusione Italia, capogruppo dell'omonimo gruppo, negli anni del boom dell'hi tech si e' lanciata in acquisizioni a ruota libera, allegramente finanziata dalle banche e da un bond finito nelle tasche dei risparmiatori. Oggi la cosa sembra irrazionale ma allora, con fatturati che crescevano al 70% all'anno, sarebbe stato illogico il contrario.
Oggi la societa' si trova sull'orlo del fallimento e ha circa 100 Milioni di debiti con le banche, e 25 milioni per il bond. Ha iniziato da tempo delle dismissioni e razionalizzazioni che stavano dando i risultati sperati ma in tempi piu' lunghi del previsto. Percio', mentre il mercato mostra segni di ripresa, la societa', dopo varie vicende che non sto a dire per brevita', ha predisposto un piano di risanamento, con l'advisor Franco Tato', che prevede che un nuovo socio gia' presente nel settore dell'informatica (3L Trading) acquisti, a sconto, con SOLDI FRESCHI, i 2/3 dei crediti delle banche e che tutti i crediti rimanenti (eccetto le obbligazioni) vengano trasformati in capitale. Dopodiche' si dichiara l'amministrazione controllata e si ricomincia con nuovi fidi e debiti azzerati. Insomma alle banche non solo non si chiede niente, ma addirittura gli si rimborsa larga parte del credito e le si fa entrare nella compagine sociale. Gli obbligazionisti invece aspettano e basta.
Paradossalmente, l'assemblea degli obbligazionisti (che come creditori vengono trattati peggio) ha accettato il piano, le banche no, spingendo definitivamente la societa' verso il fallimento da cui nessuno ricavera' niente, perche' tutto quello che si potra' liquidare e' un po' di merce gia' svalutata in magazzino (il patrimonio netto e' ampiamente negativo). Ora, tutto cio' non ha niente a che vedere con l'economia e la finanza. Non si e' mai visto da nessuna parte che un creditore preferisce uccidere il debitore e perdere tutto, piuttosto che recuperare qualcosa oggi, con la speranza di recuperare in futuro anche il resto. E in mezzo ci sono gli obbligazionisti che assistono annichiliti a questa recita dell'assurdo. > C'e' sotto qualcos'altro che non so e non capisco e nessuno dice (alla faccia della trasparenza dei mercati finanziari); ne' i giornali, ne' la consob, ne' la societa' che emette periodicamente dei comunicati telegrafici con gli esiti dell'assemblea ma senza che l'obbligazionista possa capire cosa si sta muovendo realmente sotto. Non si sa neppure quali sono le banche che hanno rifiutato di incassare i 2/3 del credito e trasformare il resto in capitale. Naturalmente ci sara' scritto nei libri contabili ma l' obbligazionista non puo' fare queste ricerche che oltretutto avrebbero il valore di una mera curiosita' intellettuale.
Sembra (ma l'ho dedotto da un rigo di un articoletto di Affari e Finanza di Repubblica di Febbraio e quindi potrei sbagliare) che ormai si fossero incrinati i rapporti personali tra il mangement della societa' e quello delle banche creditrici che quindi hanno preferito farla fallire solo per puntiglio. Chissa'. Ma questo e' motivo sufficiente, per le banche, per rifiutare il piano di risanamento con un atteggiamento autolesionistico?
E' possibile che 4 dirigenti bancari, evidentemente onnipotenti, decidano fuori di ogni logica o convenienza, per chissa' quale rivalsa personale, della sorte di questa societa', dei suoi dipendenti, degli obbligazionisti e anche della stessa sorte dei loro crediti, danneggiando le stesse banche (ed azionisti) per cui lavorano?
> Quali criteri anche morali seguono questi manager bancari nelle loro decisioni? E i loro azionisti lo sanno che si stanno facendo sfumare un credito tra le mani solo per fare il dispetto a qualcuno che non gli e' simpatico?
E le associazioni dei consumatori non possono fare niente, anche solo a livello di denuncia o pressione sulle banche coinvolte? Ogni tanto si sente parlare con disprezzo delle "banche guerriere" con riferimento alle banche che finanziano il commercio di armi. Giusto. Ma queste banche che affossano una struttura produttiva, con tutti i poveretti che gli ruotano attorno sono meglio? Tecnodiffusione e' convinta che ci siano le condizioni per la ripresa (ed e' vero) quindi e' ricorsa all'amministrazione controllata della societa' operativa del gruppo (CMS Spa) estendendo cosi' la procedura a tutto il gruppo e paralizzando cosi' ugualmente i crediti delle banche creditrici le quali comunque non sono riuscite nel loro intento devastatorio e rimarranno almeno per 2 anni senza un soldo.
Ma e' possibile assistere a questa lotta assurda tra debitore e creditore, che invece hanno tutto l'interesse e la concreta possibilita' di collaborare al comune interesse del salvataggio del debitore?
Cose da pazzi.
Luigi, da Bari
Risposta ADUC
Non riusciamo a vedere particolari responsabilita' nel comportamento delle banche creditrici. Non era la prima volta, infatti, che Tecnodiffusione proponeva una rinegoziazione del debito e, dopo averlo piu' volte concesso, i banchieri hanno deciso che era meglio smettere di perdere altro tempo e danaro. Nell'aprile del 2003, ad esempio, circa 70 milioni di euro in scadenza erano stati posticipati a cinque anni e altri 10 milioni a due anni. A distanza di nemmeno un anno, ecco una nuova richiesta di rinegoziazione, molto pesante: 25% in contanti e 75% convertito in azioni. In particolare, e' stato questo secondo aspetto a non andare giu'. Non si puo' pretendere che siano i creditori, banche o altri, a portare avanti un'azienda a colpi di ristrutturazioni del debito. E' probabile, come scrive, che si siano incrinati i rapporti tra banche ed amministratori, ma e' anche naturale che cio' sia accaduto. Quanto alle somme perse, e' molto probabile che le banche avessero gia' provveduto a svalutare in bilancio i crediti vantati, magari anche integralmente. Un debitore insolvente, specie molto indebitato come Tecnodiffusione, e' ordinaria amministrazione, insomma.
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Ha risposto Giuseppe D'Orta
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