Cara ADUC
Sono in disaccordo con il mio promotore Fideuram
Domanda
28 luglio 2005
Sono in una situazione di "disaccordo" (eufemismo) con il PF (di Fideuram) a cui ho affidato la mia gestione patrimoniale. In sintesi: ho iniziato il rapporto nel 1999 per conoscenza diretta del PF (che si dimetteva dalla filiale della mia banca). Mia situazione del periodo: la ditta in cui lavoravo stava per chiudere ed io ho cercato di eseguire in modo autonomo il mio lavoro da dipendente (in pratica: eseguo procedure informatiche mirate ad esigenze degli uffici di progettazione e di gestione produzione in ambito tessile) contando su un finanziamento regionale e sulla possibilita' di un contratto di supplenza presso un istituto tecnico. La messa a regime della mia attivita' e' stata piu' lunga del previsto (in compenso si e' prolungato per 3 anni l' incarico di supplenza). Le disposizioni date al PF erano conseguenti: poteva utilizzare tutti gli strumenti finanziari, se si superava un limite (in piu'/in meno) del 10% dell' importo affidato dovevamo ripensare il da fare (monetizzare, uscire), doveva comunque utilizzare strumenti quotati, la composizione del mio assetto doveva essermi recapitata regolarmente per mio controllo, il periodo di tempo da far scorrere per stilare un bilancio della situazione viene fissato (d'accordo) in 5 anni. Ho sottoscritto:
- un "fondo pensione" (50.000 euro) a rimborso garantito dell' importo versato ma che poteva essere riscattato dopo 5 anni (la consideravo una verifica del modo di operare).
- una gestione di fondi (Fonditalia) per un importo simile (con una successiva aggiunta) che e' quella che genera il disaccordo: all' inizio venivo convocato quasi trimestralmente per la verifica e le movimentazioni ma nel 2001 il PF dice che "tutto procedera' in automatico, il controllo viene fatto in sede" ed io non ricevo piu' niente per controllare, tranne un rendiconto annuale (almeno 3 mesi dopo).
- affido, in piu' riprese, altri contanti che il PF puo' investire, a sua discrezione (sempre limitando le eventuali perdite) anche in azioni (all' inizio sono le offerte di Enel, Eni, Autostrade e di aziende estere). Mi riferisco adesso solo alla questione per me piu' rilevante: l' entita' delle perdite e il modo in cui sono maturate nella gestione di fondi. Viene superato il limite di guardia fissato e io non me ne posso capacitare (non ricevo documentazione periodica): al rilievo con il report annuale mi viene detto che non conviene smobilizzare in perdita. La gestione continua a perdere e nel 2003 mi viene proposto di cambiarla da fondi Fonditalia a fondi Interfund perche' possono capitalizzare i guadagni e quindi, recuperare meglio le perdite. Sono d' accordo, firmo la nuova gestione e ... sorpresa! Questa gestione non e' altro che un altro "fondo pensione" (che io non avrei mai accettato) che scopro essere tale al fatidico rendiconto annuale. Evidenzio la mia contrarieta', mi rendo conto di aver malriposto la mia fiducia, attendo il gennaio 2005 un po' per rispettare il trascorrere dei 5 anni e soprattutto perche' non so come uscirne. Chiedo a voi (se potete rispondere) se posso almeno richiedere il capitale iniziale conferito (tra l' altro ho la netta sensazione che questi prodotti non hanno niente sotto: si vedono solo dei numeri, non si conosce la composizione della gestione e, cosa non strana, hanno guadagnato pochissimo nel 2004 ma, in seguito ai miei continui richiami, hanno guadagnato con regolarita' nel 2005).
In sintesi la gestione dei fondi perde dai 10 ai 15 mila euro e la gestione azionaria perde almeno 3 mila euro. Per sovrappiu' si aggiunge un modo di fare quasi irridente: nessuna comunicazione scritta, colloquio ridicolo con il direttore ("una buona gestione e se ha una disponibilita' immediata di 50.000 euro questo e' il momento per rientrare del tutto... "), PF trincerato sulla posizione "tutto si aggiusta con il tempo...".
Giorgio, da Prato
- un "fondo pensione" (50.000 euro) a rimborso garantito dell' importo versato ma che poteva essere riscattato dopo 5 anni (la consideravo una verifica del modo di operare).
- una gestione di fondi (Fonditalia) per un importo simile (con una successiva aggiunta) che e' quella che genera il disaccordo: all' inizio venivo convocato quasi trimestralmente per la verifica e le movimentazioni ma nel 2001 il PF dice che "tutto procedera' in automatico, il controllo viene fatto in sede" ed io non ricevo piu' niente per controllare, tranne un rendiconto annuale (almeno 3 mesi dopo).
- affido, in piu' riprese, altri contanti che il PF puo' investire, a sua discrezione (sempre limitando le eventuali perdite) anche in azioni (all' inizio sono le offerte di Enel, Eni, Autostrade e di aziende estere). Mi riferisco adesso solo alla questione per me piu' rilevante: l' entita' delle perdite e il modo in cui sono maturate nella gestione di fondi. Viene superato il limite di guardia fissato e io non me ne posso capacitare (non ricevo documentazione periodica): al rilievo con il report annuale mi viene detto che non conviene smobilizzare in perdita. La gestione continua a perdere e nel 2003 mi viene proposto di cambiarla da fondi Fonditalia a fondi Interfund perche' possono capitalizzare i guadagni e quindi, recuperare meglio le perdite. Sono d' accordo, firmo la nuova gestione e ... sorpresa! Questa gestione non e' altro che un altro "fondo pensione" (che io non avrei mai accettato) che scopro essere tale al fatidico rendiconto annuale. Evidenzio la mia contrarieta', mi rendo conto di aver malriposto la mia fiducia, attendo il gennaio 2005 un po' per rispettare il trascorrere dei 5 anni e soprattutto perche' non so come uscirne. Chiedo a voi (se potete rispondere) se posso almeno richiedere il capitale iniziale conferito (tra l' altro ho la netta sensazione che questi prodotti non hanno niente sotto: si vedono solo dei numeri, non si conosce la composizione della gestione e, cosa non strana, hanno guadagnato pochissimo nel 2004 ma, in seguito ai miei continui richiami, hanno guadagnato con regolarita' nel 2005).
In sintesi la gestione dei fondi perde dai 10 ai 15 mila euro e la gestione azionaria perde almeno 3 mila euro. Per sovrappiu' si aggiunge un modo di fare quasi irridente: nessuna comunicazione scritta, colloquio ridicolo con il direttore ("una buona gestione e se ha una disponibilita' immediata di 50.000 euro questo e' il momento per rientrare del tutto... "), PF trincerato sulla posizione "tutto si aggiusta con il tempo...".
Giorgio, da Prato
Risposta ADUC
Gli accordi verbali presi con il promotore non hanno nessun valore a meno che non si possano dimostrare. E' necessario vedere cosa e' stato firmato e se il promotore ha rispettato tutte le regole di condotta imposte dal Testo Unico della Finanza e dai regolamenti attuativi Consob. Bisogna vedere, ad esempio, se il suo profilo di rischio era compatibile con gli investimenti fatti. Visto che e' di Prato, forse la cosa piu' utile da fare e' venire a Firenze in associazione con tutti i documenti e vedere di persona cosa e' possibile fare.
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