Cara ADUC
Sentenza di un giudice di pace - compensazione delle spese
Domanda
12 giugno 2008
Egregia Associazione,
conoscendo ormai la vostra esperienza e trasparenza in questioni legali (ma penso anche di vita), vengo a chiedere un altro consiglio su un fatto che si verificò circa due anni fa. Fatto che feci presente alla vostra associazione la quale mi confermò ciò che pensavo anch'io, cioè di fare opposizione a quel Decreto Ingiuntivo ricevuto. Due giorni fa il Giudice di Pace ha emesso la sentenza. Le riepilogo i fatti:
Nel luglio del 2006 si guastò la caldaia a metano del mio appartamento. Chiamai il centro assistenza; dopo tre giorni venne il tecnico che in mia presenza non fece altro che aprire lo sportello anteriore dal quale constatò subito la rottura del gruppo acqua e la perdita di acqua dalla pompa. Per la riparazione mi fece un preventivo tra i 550,00 e 600,00 euro. Visto poi che la caldaia era installata da oltre dodici anni mi consigliò (prima di ripararla), di chiedere un preventivo alla ditta per l'istallazione di una nuova. Nel frattempo mi compilò una ricevuta fiscale in cui descriveva quanto aveva rilevato e che aspettava la decisione del cliente. A questo punto gli chiesi quanto le dovevo; mi disse che avrei dovuto pagare 25 euro per la chiamata ma mi consigliò di non pagare al momento perchè se poi avrei installato la nuova caldaia la chiamata mi sarebbe stata sicuramente abbonata. Si trattenne dai 15 ai 20 minuti. Nel pomeriggio telefonai in ditta e richiesi tale preventivo. La mattina successiva contattai il mio idraulico al quale feci presente il fatto e chiesi anche a lui un preventivo, preventivo che mi comunicò nel pomeriggio e che era tra i 1.150,00 e 1.200,00 euro. Il giorno dopo mi telefonò il Centro Assistenza e mi disse che il loro preventivo era pari ad euro 2.200,00. Gli risposi che in caso li avrei ricontattati. Naturalmente telefonai al mio idraulico e feci istallare a lui la caldaia. Dopo circa un mese mi arrivò la fattura da parte del Centro Assistenza. Tale fattura però, non comprendeva solo le spese di chiamata che erano di 25,00 euro ma anche due ore di manodopera per un totale di circa 90,00 euro. Pensai ad un errore ed infatti il giorno successivo mi recai presso la sede de centro assistenza e feci presente il fatto. Mi fu detto che la fattura era stata emessa in base alla ricevuta fiscale. Presero la ricevuta fiscale in loro possesso e vidi che in questa erano state riportate a matita due ore di manodopera. Gli dissi che nella copia in mio possesso e da me firmata ciò non risultava e che così facendo avevano commesso una frode. Dissi inoltre che io ero disposto a pagare i 25,00 euro della chiamata. Non fu accettato. Dopo un anno e senza alcun sollecito mi è stato emesso un Decreto Ingiuntivo per il pagamento dei circa 90,00 euro. Ho fatto opposizione a tale decreto e dopo sei udienze il Giudice di Pace ha emesso un verdetto che mi ha lasciato molto perplesso, in quanto ha riconosciuto tutte le mie ragioni, ha annullato anche il Decreto Ingiuntivo ma ha compensato le spese. Il tutto senza alcuna motivazione.
Come è possibile tutto ciò? Dovevo pagare e pagavo 25,00 euro, FALSIFICANDO la copia della ricevuta fiscale (tentata truffa, ecc.), mi è stata emessa una fattura pari a euro 88,00. Denunciando alla giustizia tutto ciò mi si da ragione ma mi si dice di pagare 900,00 euro al mio legale. Oltre a ciò vi è anche stata la FALSA TESTIMONIANZA del tecnico, recepita dal Giudice in quanto nella sentenza ha riporto che gli interventi da lui dichiarati sia nella ricevuta fiscale che in qualità di testimone non potevano essere stati eseguiti perchè la caldaia era rotta. Questo è ciò che fanno i Giudici di Pace? Questa è giustizia?
Chiedo un suo sincero ed onesto parere e come comportarmi a fronte di un simile caso anche perchè il legale mi dice che che per una cifra così bassa non è previsto l'Appello, ma bisogna andare in Cassazione, quindi a Roma ed anticipare circa 2.000,00 euro (due mie mensilità).
Grazie e distinti saluti.
Mauro, da Bastia (PG)
conoscendo ormai la vostra esperienza e trasparenza in questioni legali (ma penso anche di vita), vengo a chiedere un altro consiglio su un fatto che si verificò circa due anni fa. Fatto che feci presente alla vostra associazione la quale mi confermò ciò che pensavo anch'io, cioè di fare opposizione a quel Decreto Ingiuntivo ricevuto. Due giorni fa il Giudice di Pace ha emesso la sentenza. Le riepilogo i fatti:
Nel luglio del 2006 si guastò la caldaia a metano del mio appartamento. Chiamai il centro assistenza; dopo tre giorni venne il tecnico che in mia presenza non fece altro che aprire lo sportello anteriore dal quale constatò subito la rottura del gruppo acqua e la perdita di acqua dalla pompa. Per la riparazione mi fece un preventivo tra i 550,00 e 600,00 euro. Visto poi che la caldaia era installata da oltre dodici anni mi consigliò (prima di ripararla), di chiedere un preventivo alla ditta per l'istallazione di una nuova. Nel frattempo mi compilò una ricevuta fiscale in cui descriveva quanto aveva rilevato e che aspettava la decisione del cliente. A questo punto gli chiesi quanto le dovevo; mi disse che avrei dovuto pagare 25 euro per la chiamata ma mi consigliò di non pagare al momento perchè se poi avrei installato la nuova caldaia la chiamata mi sarebbe stata sicuramente abbonata. Si trattenne dai 15 ai 20 minuti. Nel pomeriggio telefonai in ditta e richiesi tale preventivo. La mattina successiva contattai il mio idraulico al quale feci presente il fatto e chiesi anche a lui un preventivo, preventivo che mi comunicò nel pomeriggio e che era tra i 1.150,00 e 1.200,00 euro. Il giorno dopo mi telefonò il Centro Assistenza e mi disse che il loro preventivo era pari ad euro 2.200,00. Gli risposi che in caso li avrei ricontattati. Naturalmente telefonai al mio idraulico e feci istallare a lui la caldaia. Dopo circa un mese mi arrivò la fattura da parte del Centro Assistenza. Tale fattura però, non comprendeva solo le spese di chiamata che erano di 25,00 euro ma anche due ore di manodopera per un totale di circa 90,00 euro. Pensai ad un errore ed infatti il giorno successivo mi recai presso la sede de centro assistenza e feci presente il fatto. Mi fu detto che la fattura era stata emessa in base alla ricevuta fiscale. Presero la ricevuta fiscale in loro possesso e vidi che in questa erano state riportate a matita due ore di manodopera. Gli dissi che nella copia in mio possesso e da me firmata ciò non risultava e che così facendo avevano commesso una frode. Dissi inoltre che io ero disposto a pagare i 25,00 euro della chiamata. Non fu accettato. Dopo un anno e senza alcun sollecito mi è stato emesso un Decreto Ingiuntivo per il pagamento dei circa 90,00 euro. Ho fatto opposizione a tale decreto e dopo sei udienze il Giudice di Pace ha emesso un verdetto che mi ha lasciato molto perplesso, in quanto ha riconosciuto tutte le mie ragioni, ha annullato anche il Decreto Ingiuntivo ma ha compensato le spese. Il tutto senza alcuna motivazione.
Come è possibile tutto ciò? Dovevo pagare e pagavo 25,00 euro, FALSIFICANDO la copia della ricevuta fiscale (tentata truffa, ecc.), mi è stata emessa una fattura pari a euro 88,00. Denunciando alla giustizia tutto ciò mi si da ragione ma mi si dice di pagare 900,00 euro al mio legale. Oltre a ciò vi è anche stata la FALSA TESTIMONIANZA del tecnico, recepita dal Giudice in quanto nella sentenza ha riporto che gli interventi da lui dichiarati sia nella ricevuta fiscale che in qualità di testimone non potevano essere stati eseguiti perchè la caldaia era rotta. Questo è ciò che fanno i Giudici di Pace? Questa è giustizia?
Chiedo un suo sincero ed onesto parere e come comportarmi a fronte di un simile caso anche perchè il legale mi dice che che per una cifra così bassa non è previsto l'Appello, ma bisogna andare in Cassazione, quindi a Roma ed anticipare circa 2.000,00 euro (due mie mensilità).
Grazie e distinti saluti.
Mauro, da Bastia (PG)
Risposta ADUC
l'unica via per opporsi alla compensazione delle spese e' effettivamente solo quella giudiziale. Consideri che solo il suo legale, che conosce la sentenza e puo' valutare l'incongruita' fra motivazioni e dispositivo, puo' consigliarla
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