Cara ADUC
RSA: la Lombardia può seguire regole diverse?
Domanda
3 luglio 2008
Buon giorno, ho letto i vostri consigli e i documenti relativi alla richiesta di integrazione alla retta delle RSA da parte delle famiglie, e mi ero rassicurata, ma quando mi sono interessata presso qualche struttura della mia zona -Segrate e Milano EST- in vista di un ricovero di mio padre, che ha gravi limitazioni fisiche mi è stato sempre risposto che avrei dovuto garantire personalmente il pagamento della retta. (altrimenti non danno corso alla richiesta di ricovero)
L'assistente sociale del comune in cui risiedeva mio padre ha addirittura detto che il comune può prelevare fino al 25% del reddito LORDO- sic- degli obbligati e che se mio padre fosse rimasto a casa da solo io avrei potuto rischiare una denuncia per abbandono. Non capisco più niente: sono l'unica parente di mio padre, sono vedova e ho due figli all'università. Ho un discreto lavoro ed una modestissima pensione di reversibilità- mio marito era giovane-, ma dato che mio padre, per un vecchio rovescio finanziario, ha solo la pensione sociale e non ha immobili o altre proprietà, il pagamento di una retta RSA finirebbe per disastrare completamente anche la mia famiglia. Fino a questo momento ho pagato con grande sacrificio il suo affitto e molte delle sue spese, ma così come non posso pagare l'affitto+ stipendio e vitto per una badante, non posso affrontare una retta di RSA.! Intendo dire, fino a che cifra possono arrivare degli "alimenti"?? e per un invalido al 100% la parte assistenziale dovrebbe essere garantita, chiedendo caso mai un contributo per la retta alberghiera. E' paradossale poi che non faccia differenza se l'eventuale contributo possa essere diviso tra più congiunti o se sia a carico di una persona sola.Tra l'altro, mio padre preferirebbe una struttura,sia per sua tranquillità, che per la compagnia-io lavoro fino a tardi.
Mio padre al momento è in una struttura riabilitativa, da cui a giorni verrà dimesso: la fisioterapista, come l'assistente sociale di cui sopra, è contraria a farlo tornare a domicilio, ma io non trovo altra soluzione.Vedo dai vostri documenti che in altri casi le famiglie hanno avuto ragione, ma su internet trovo un documento della CGIL di Bergamo-applicazione ISEE alle rette RSA-da cui sembra risultare che le Regioni possano gestire a modo loro la questione. Le domande che vi pongo sono quindi: è vero che la regione Lombardia può avere una normativa diversa e un comportamento differente da quanto previsto dalla 328/2000? Ed in seconda battuta: se così non fosse, come posso far ricoverare mio padre in una RSA se all'atto della domanda il primo documento che devo firmare è la garanzia del pagamento della retta? Grazie mille, spero possiate darmi un suggerimento. Grazie del vostro lavoro!
Anna Maria, da Segrate (MI)
L'assistente sociale del comune in cui risiedeva mio padre ha addirittura detto che il comune può prelevare fino al 25% del reddito LORDO- sic- degli obbligati e che se mio padre fosse rimasto a casa da solo io avrei potuto rischiare una denuncia per abbandono. Non capisco più niente: sono l'unica parente di mio padre, sono vedova e ho due figli all'università. Ho un discreto lavoro ed una modestissima pensione di reversibilità- mio marito era giovane-, ma dato che mio padre, per un vecchio rovescio finanziario, ha solo la pensione sociale e non ha immobili o altre proprietà, il pagamento di una retta RSA finirebbe per disastrare completamente anche la mia famiglia. Fino a questo momento ho pagato con grande sacrificio il suo affitto e molte delle sue spese, ma così come non posso pagare l'affitto+ stipendio e vitto per una badante, non posso affrontare una retta di RSA.! Intendo dire, fino a che cifra possono arrivare degli "alimenti"?? e per un invalido al 100% la parte assistenziale dovrebbe essere garantita, chiedendo caso mai un contributo per la retta alberghiera. E' paradossale poi che non faccia differenza se l'eventuale contributo possa essere diviso tra più congiunti o se sia a carico di una persona sola.Tra l'altro, mio padre preferirebbe una struttura,sia per sua tranquillità, che per la compagnia-io lavoro fino a tardi.
Mio padre al momento è in una struttura riabilitativa, da cui a giorni verrà dimesso: la fisioterapista, come l'assistente sociale di cui sopra, è contraria a farlo tornare a domicilio, ma io non trovo altra soluzione.Vedo dai vostri documenti che in altri casi le famiglie hanno avuto ragione, ma su internet trovo un documento della CGIL di Bergamo-applicazione ISEE alle rette RSA-da cui sembra risultare che le Regioni possano gestire a modo loro la questione. Le domande che vi pongo sono quindi: è vero che la regione Lombardia può avere una normativa diversa e un comportamento differente da quanto previsto dalla 328/2000? Ed in seconda battuta: se così non fosse, come posso far ricoverare mio padre in una RSA se all'atto della domanda il primo documento che devo firmare è la garanzia del pagamento della retta? Grazie mille, spero possiate darmi un suggerimento. Grazie del vostro lavoro!
Anna Maria, da Segrate (MI)
Risposta ADUC
no, la legge della Lombardia non puo' limitare i diritti che attengono ai cosiddetti Lea (Livelli essenziali di assistenza). Approfondisca:
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