Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Replica a nostra risposta

8 giugno 2006
Domanda 8 giugno 2006
La presunzione gioca sempre brutti scherzi e porta ad emettere giudizi temerari.
Dire che chi ha scritto l'articolo "Troppe bugie nella fiaba ETF" farebbe bene a non scrivere di finanza e' ridicolo.
Chi ha scritto sa di finanza, e molto, e definire la sua sintetica analisi un messaggio promozionale, anziche' una boccata d'ossigeno in difesa dei risparmiatori lascia perplessi.
Lascia addirittura attoniti l'affermazione "mi piacerebbe sapere, poi, quali sono i "costi non inclusi" negli ETF, oltre quelli di negoziazione".
Chi afferma cio' non conosce come funzionano gli ETF e pertanto consigliamo la lettura attenta dell'articolo "Troppe bugie nella fiaba ETF", lettura che sarebbe stato opportuno fare prima di criticare, anche per non coinvolgere in brutte figure l'associazione ADUC.
Confermiamo che i costi evidenti ed i costi nascosti che gravano sugli investitori che operano con gli ETF sono enormi.
A proposito della definizione degli ETF come fondi a "gestione passiva", ribadiamo che e' una contraddizione in termini.
Cosi' agli ossimori di scolastica memoria: festina lente, stabile pericolante, vigile distratto, somma sottratta, se ne aggiunge un altro: "gestione passiva".
Gestione e' sinonimo di comportamento attivo, che non si concilia con la parola passivo, che significa subire, cioe' esattamente il contrario.
L'ETF non e' un fondo a gestione passiva, bensi' un fondo senza gestione: un semplice prodotto indicizzato, che replica l'indice di riferimento nella buona come nella cattiva sorte.
La parola gestione non va strumentalizzata.
Circa il confronto dei risultati dei Fondi con il benchmark e' necessario fare un cenno sul significato del concetto di benchmark, a seconda che si parli di prodotti indicizzati (ETF) o di prodotti gestiti (FONDI).
A significato diverso corrisponde una diversa valutazione.
Il benchmark di un ETF e' il punto di riferimento preciso ed inderogabile che l'ETF deve riprodurre con uno scarto minimo.
Nei Fondi, in quanto prodotti gestiti, interviene una intelligenza operativa che ha nel benchmark un punto di riferimento "normativo", ma non "definitivo".
Cosi' Fondi della stessa categoria possono avere filosofie diverse e diverse politiche di gestione: prudente, dinamica, aggressiva e ulteriori diversita' quali l'uso della leva, ecc., a cui corrisponderanno performance diverse.
Pertanto il benchmark di un ETF e' il suo criterio di valutazione definitivo, mentre il benchmark di un Fondo gestito apre tutto il discorso di valutazione del rischio/rendimento, il che da' un significato interpretativo del benchmark che richiede specifiche conoscenze, adeguate strutture per elaborare le analisi interpretative degli scostamenti della performance dal benchmark.
Diversamente si giunge alla terribile semplificazione di valutazione dei Fondi gestiti in base all'unico e riduttivo parametro dato dal benchmark.
Il prof. Mario Arcelli, Presidente di Assogestioni, all'Assemblea degli Associati del 22 marzo u. s., ha dichiarato: "…. Quello che doveva essere in primo logo uno strumento di valutazione ex-ante del binomio rischiosita'/rendimento del fondo, si e' trasformato in uno strumento di paragone delle performance, utilizzato al di fuori di ogni valutazione tecnica… … … … … .. … … … … " La valutazione dei Fondi a gestione attiva e dei suoi Money manager richiede ben altre e complesse analisi.
Mentre per gli ETF una cosa e' certa: il 100% degli ETF non battono, e di molto, il benchmark, in quanto alla loro quotazione vanno tolti i tanti e consistenti costi analiticamente riportati nell'art. "Troppe bugie nella fiaba ETF".
Si faccia un calcolo sull'ipotesi di tre vendite e relativi acquisti nell'arco di due anni ed i costi che vanno a ridurre la performance degli ETF parleranno da soli.
Talvolta la difficolta' di dire ai risparmiatori come stanno veramente le cose e' dettata dal fatto che in passato si e' parlato positivamente degli ETF, trascinati da certi messaggi promozionali senza approfondire la reale natura e struttura degli ETF.
Ricordiamoci che il risparmio non e' un insieme di biglietti da 100 euro, ma la sommatoria di rinunce e sacrifici, sopportata dal risparmiatore per la tranquillita' futura propria e della propria famiglia.
Incentivare il risparmiatore ad affrontare la complessita' e rischiosita' (valutazione degli indici azionari ed obbligazionari dei mercati di tutto il mondo, valutazioni dei tassi di interesse delle varie economie, valutazioni dell'andamento dei cambi) dei mercati finanziari e' un grave errore.
Far credere che con gli ETF la finanza diventi un giochetto semplice perche' lo strumentoe e' di facile accesso, produrra' nei risparmiatori danni, ne sta gia' producendo, e insoddisfazioni.
Cordiali saluti.
Dr. Gianfranco CASSOL

Risposta ADUC
Pubblichiamo la sua mail da cui si comprende come non abbia l'abitudine di leggere il nostro sito: parliamo spesso dei lati negativi degli etf (un esempio tra tanti: la fiscalita'), di come non bisogna considerarli la pietra filosofale degli investimenti e di come i migliori gestori possano fare meglio degli etf's.
Abbiamo idee molto piu' simili di quanto possa apparire da questo scambio di corrispondenza, quindi.
Non a caso, iniziavo la risposta affermando che le conclusioni dell'articolo sono condivisibili. Non trovavo affatto condivisibile, invece, il taglio utilizzato. Quell'articolo mi e' apparso troppo sbilanciato, ed il mio giudizio non si modifica nemmeno ora.
Quanto al "non scrivere di finanza" era riferito alla domanda su cosa fosse la gestione passiva: una "domanda", e qui torniamo al taglio dato all'articolo, che a mio modo di vedere si sarebbe potuto risparmiare.
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Ha risposto Giuseppe D'Orta.
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