Cara ADUC
recesso da servizi telefono / internet di TIM
Domanda
10 marzo 2018
Spettabile Aduc
sono a chiedere al Vs assistenza in quanto in seguito al recesso dai servizi telefonici e adsl fornitomi da TIM, la Tim mi ha inviato una fattura esorbitante di ben 221 euro.
In tale fattura oltre quanto dovuto per il servizio erogato fino al giorno del recesso, la Tim ha incluso 99 euro di costo di disattivazione linea e servizio oltre a oltre a circa 46 ormai di addebito per n. 39 rate residue del loro modem assegnatomi.
Il mio recesso tuttavia è avvenuto non per capriccio ma perché il servizio internet non rispettava la banda minima dichiarata.
Dallo stesso sito di TIM la banda minima risultava essere 40 mega bit al secondo in download e 4 mega bit al secondo in upload mentre la lettura al loro router si attestava a meno di 30 mega bit in download e circa 3,5 mega bit di upload.
il giorno 30 ottobre 2017 inviavo mail tramite pec e con allegati firmati digitalmente (con pieno valore legale) alla Tim richiedendo una verifica del servizio da loro fornitomi in quanto non rispettava i minimi garantiti (vi allego mail contenente allegati) con allegate le letture delle prestazioni della indicate dal loro router ed il dettaglio della mia offerta con la loro stessa indicazione dei limiti minimi garantiti.
Non ho mai ricevuto una risposta scritta da parte di TIM ma solo una telefonata di un loro tecnico esterno che mi ha confermato che non era possibile aumentare le prestazioni in quanto io ero cablato con una loro cabina troppo distante da casa mia e che non era possibile essere cablato ad una cabina più vicina.
Lo stesso tecnico mi diceva che non era previsto da parte di TIM il servizio FTTH (ovvero la fibra fino a casa).
Mi consigliava di passare a Vodafone che invece aveva già portato la fibra al mio palazzo.
Pertanto TIM mi aveva venduto un servizio con delle promesse che tecnicamente non poteva mantenere.
Pertanto il giorno 6 gennaio 2018 ho inviato la disdetta a TIM (sempre via PEC con firma digitale) per passaggio all'operatore Vodafone indicando chiaramente che lo facevo in quanto il loro servizio non rispettava i limiti minimi da loro stessi garantiti chiedendo loro di non addebitarmi penali di alcun tipo (come previsto dal contratto).
Ho anche chiesto istruzione su come procedere alla restituzione del loro modem che per inutile.
Anche a questa mail non mi hanno mai risposto.
A un secondo sollecito (sempre via Pec con firma digitale) da parte mia avvenuto il giorno 27 febbraio 2017 per tutta risposta senza alcuna spiegazione mi sono visto recapitare fattura a 221 euro.
Ciò premesso ritengo di non dover corrispondere a TIM ne il costo di disattivazione 99 euro ne 39 rate per un modem che non mi serve.
Ho pensato di bloccare il loro SDD (ex RID ) per evitare questo addebito che avverrà con scadenza 13 Marzo e di scrivere loro che sono disposto a pagare tramite bonifico l'importo dovuto che mi comunicheranno via Pec
Vi chiedo pertanto un parere in merito.
Cordiali saluti.
Giuliano, da Bolognba (BO)
sono a chiedere al Vs assistenza in quanto in seguito al recesso dai servizi telefonici e adsl fornitomi da TIM, la Tim mi ha inviato una fattura esorbitante di ben 221 euro.
In tale fattura oltre quanto dovuto per il servizio erogato fino al giorno del recesso, la Tim ha incluso 99 euro di costo di disattivazione linea e servizio oltre a oltre a circa 46 ormai di addebito per n. 39 rate residue del loro modem assegnatomi.
Il mio recesso tuttavia è avvenuto non per capriccio ma perché il servizio internet non rispettava la banda minima dichiarata.
Dallo stesso sito di TIM la banda minima risultava essere 40 mega bit al secondo in download e 4 mega bit al secondo in upload mentre la lettura al loro router si attestava a meno di 30 mega bit in download e circa 3,5 mega bit di upload.
il giorno 30 ottobre 2017 inviavo mail tramite pec e con allegati firmati digitalmente (con pieno valore legale) alla Tim richiedendo una verifica del servizio da loro fornitomi in quanto non rispettava i minimi garantiti (vi allego mail contenente allegati) con allegate le letture delle prestazioni della indicate dal loro router ed il dettaglio della mia offerta con la loro stessa indicazione dei limiti minimi garantiti.
Non ho mai ricevuto una risposta scritta da parte di TIM ma solo una telefonata di un loro tecnico esterno che mi ha confermato che non era possibile aumentare le prestazioni in quanto io ero cablato con una loro cabina troppo distante da casa mia e che non era possibile essere cablato ad una cabina più vicina.
Lo stesso tecnico mi diceva che non era previsto da parte di TIM il servizio FTTH (ovvero la fibra fino a casa).
Mi consigliava di passare a Vodafone che invece aveva già portato la fibra al mio palazzo.
Pertanto TIM mi aveva venduto un servizio con delle promesse che tecnicamente non poteva mantenere.
Pertanto il giorno 6 gennaio 2018 ho inviato la disdetta a TIM (sempre via PEC con firma digitale) per passaggio all'operatore Vodafone indicando chiaramente che lo facevo in quanto il loro servizio non rispettava i limiti minimi da loro stessi garantiti chiedendo loro di non addebitarmi penali di alcun tipo (come previsto dal contratto).
Ho anche chiesto istruzione su come procedere alla restituzione del loro modem che per inutile.
Anche a questa mail non mi hanno mai risposto.
A un secondo sollecito (sempre via Pec con firma digitale) da parte mia avvenuto il giorno 27 febbraio 2017 per tutta risposta senza alcuna spiegazione mi sono visto recapitare fattura a 221 euro.
Ciò premesso ritengo di non dover corrispondere a TIM ne il costo di disattivazione 99 euro ne 39 rate per un modem che non mi serve.
Ho pensato di bloccare il loro SDD (ex RID ) per evitare questo addebito che avverrà con scadenza 13 Marzo e di scrivere loro che sono disposto a pagare tramite bonifico l'importo dovuto che mi comunicheranno via Pec
Vi chiedo pertanto un parere in merito.
Cordiali saluti.
Giuliano, da Bolognba (BO)
Risposta ADUC
RECESSO ANTICIPATO E PENALI
La legge Bersani del 2007 ha abolito le "penali" per recesso anticipato dei contratti di telecomunicazione (telefonia, pay-tv, etc.), ed ha eliminato i termini di durata dei contratti.
La stessa legge ha tenuto però una “porta aperta” ai gestori telefonici precisando che sono addebitabili le “spese di disattivazione”, a patto che siano giustificate.
Negli anni l’Autorità garante si è espressa in molti modi al riguardo, così come il Tar e il Consiglio di stato, considerando che molto spesso i gestori hanno camuffato le penali sotto forma di spese. Il succo è che le spese sono dovute se quantificate dal contratto (piano tariffario) e/o dalla carta dei servizi del gestore e approvate dall'AGCOM.
Per ultima è arrivata la legge concorrenza del 2017 che ha riassunto la questione specificando che:
- le spese devono essere commisurate al valore del contratto e ai costi reali sopportati dall’azienda (o sostenuti per dismettere la linea o trasferire il servizio), RESE NOTE all’utente fin dalla fase precontrattuale di pubblicizzazione dell’offerta e comunicate all’AGCOM (autorità garante per le telecomunicazioni) esplicitando la composizione di ciascuna voce e la rispettiva giustificazione economica.
- la stessa regola vale per i contratti che comprendono offerte promozionali, che tra l’altro hanno durata massima di 24 mesi. Gli eventuali costi addebitati devono essere equi e proporzionati al valore del contratto e alla sua durata residua.
- i costi di rescissione anticipata così come quelli eventualmente da recuperare relativi all’apparecchiatura in dotazione (telefonino, modem, router, etc.) devono essere riportati sul contratto.
Lei quindi in mancanza di regole scritte sul contratto nulla ; sul costo del modem non avendo ricevuto istruzioni per la restituzione ed in assenza di clausole sul contratto , non dovrà pagare niente.
Può contestare la fattura nei tremini su precisati , con diffida a/r.
questo cio' che dovrebbe fare, nell'ordine:
1. inviare un'intimazione al gestore con raccomandata a/r chiedendo eventualmente anche i danni:
http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php
2. se alla lettera riceve risposta negativa oppure non riceve risposta alcuna, fare un tentativo di conciliazione presso il Corecom della sua Regione:
http://sosonline.aduc.it/scheda/conciliazione+obbligatoria+davanti+al+corecom_15317.php
3. se neanche la conciliazione va a buon fine, fare causa presso il suo giudice di pace oppure presentare istanza di definizione della controversia al proprio Corecom regionale, se abilitato, oppure direttamente all'Agcom utilizzando il formulario GU14.
La legge Bersani del 2007 ha abolito le "penali" per recesso anticipato dei contratti di telecomunicazione (telefonia, pay-tv, etc.), ed ha eliminato i termini di durata dei contratti.
La stessa legge ha tenuto però una “porta aperta” ai gestori telefonici precisando che sono addebitabili le “spese di disattivazione”, a patto che siano giustificate.
Negli anni l’Autorità garante si è espressa in molti modi al riguardo, così come il Tar e il Consiglio di stato, considerando che molto spesso i gestori hanno camuffato le penali sotto forma di spese. Il succo è che le spese sono dovute se quantificate dal contratto (piano tariffario) e/o dalla carta dei servizi del gestore e approvate dall'AGCOM.
Per ultima è arrivata la legge concorrenza del 2017 che ha riassunto la questione specificando che:
- le spese devono essere commisurate al valore del contratto e ai costi reali sopportati dall’azienda (o sostenuti per dismettere la linea o trasferire il servizio), RESE NOTE all’utente fin dalla fase precontrattuale di pubblicizzazione dell’offerta e comunicate all’AGCOM (autorità garante per le telecomunicazioni) esplicitando la composizione di ciascuna voce e la rispettiva giustificazione economica.
- la stessa regola vale per i contratti che comprendono offerte promozionali, che tra l’altro hanno durata massima di 24 mesi. Gli eventuali costi addebitati devono essere equi e proporzionati al valore del contratto e alla sua durata residua.
- i costi di rescissione anticipata così come quelli eventualmente da recuperare relativi all’apparecchiatura in dotazione (telefonino, modem, router, etc.) devono essere riportati sul contratto.
Lei quindi in mancanza di regole scritte sul contratto nulla ; sul costo del modem non avendo ricevuto istruzioni per la restituzione ed in assenza di clausole sul contratto , non dovrà pagare niente.
Può contestare la fattura nei tremini su precisati , con diffida a/r.
questo cio' che dovrebbe fare, nell'ordine:
1. inviare un'intimazione al gestore con raccomandata a/r chiedendo eventualmente anche i danni:
http://sosonline.aduc.it/scheda/messa+mora+diffida_8675.php
2. se alla lettera riceve risposta negativa oppure non riceve risposta alcuna, fare un tentativo di conciliazione presso il Corecom della sua Regione:
http://sosonline.aduc.it/scheda/conciliazione+obbligatoria+davanti+al+corecom_15317.php
3. se neanche la conciliazione va a buon fine, fare causa presso il suo giudice di pace oppure presentare istanza di definizione della controversia al proprio Corecom regionale, se abilitato, oppure direttamente all'Agcom utilizzando il formulario GU14.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti