Cara ADUC
Quota compartecipazione retta RSA
Domanda
23 novembre 2011
Mio suocero, 75enne non autosufficiente ed affetto da demenza senile, è stato inserito in una RSA a Roma. Presentati i documenti necessari per il calcolo della quota di compartecipazione alla retta al Comune di Roma, ci è stato detto che nel caso specifico si fa riferimento all'ISEE del solo assistito e pertanto, superando questo i 13.000 euro, l'intera quota alberghiera dell'RSA risulta a carico di mio suocero (1.800 euro mensili).
Mio suocero, percettore di una pensione mensile di circa 1.628 euro netti al mese e di assegno di accompagnamento di circa 488 euro mensili, deve sostenere un canone di affitto mensile per l'abitazione principale pari a 530 euro (più spese come ISTAT, condominio, riscaldamento e bollette varie). Facendo i conti, si desume che mio suocero in questo modo non riesce a far fronte alle spese di casa, non dispone di alcuna somma per sé (è da notare che deve fare delle analisi periodiche perché affetto da diabete e che queste sono a pagamento), ma SOPRATTUTTO, lascia la moglie (ultra70enne ed anch'ella con problemi di salute, fisicamente e psicologicamente provata dalla malattia del coniuge, che ha assistito in casa per oltre dieci anni), casalinga, e fiscalmente a suo carico, priva di reddito. In sostanza, prendendo in considerazione l'ISEE del solo assistito, il Comune non tiene conto di una quota di salvaguardia per mio suocero né tanto meno dei carichi familiari.
Alla Regione (vedi delibera n. 98/2007 della Giunta Regionale del Lazio) ci è stato confermato che il Comune ha applicato correttamente la legge. Abbiamo richiesto, finora invano, chiarimenti in proposito, sottolineando come si crei una evidente sperequazione: l'applicazione della medesima norma risulta in taluni casi migliorativa in quanto consente di non fare il cumulo dei redditi dei familiari, nel nostro diventa peggiorativa ed addirittura preclude l'accesso ad una prestazione sanitaria ritenuta peraltro essenziale dalla Regione stessa.
Compartecipare alla spesa va bene, ma pagando il giusto, sulla base della propria capacità contributiva, così come sancito dalla Costituzione Italiana in materia di equità fiscale, e senza dimenticare che il cittadino gode del diritto fondamentale alla tutela della salute e all'eguale godimento dei diritti costituzionalmente garantiti e che infine il SSN si basa su principi di equità, universalità e solidarietà.
Per favore, dateci un consiglio su come muoverci, indicateci qualcuno cui possiamo rivolgerci a Roma e soprattutto chiunque si trovi nella nostra stessa situazione si unisca alla nostra denuncia. Abbiamo già dovuto far fronte al pagamento di più rette ed a breve ci vedremo costretti a dover dimettere mio suocero dall'RSA per evidenti problemi economici, sebbene gestire la sua malattia a casa diventi vieppiù più problematico e pesante.
Grazie per il vostro sostegno.
Anna, da Roma
Mio suocero, percettore di una pensione mensile di circa 1.628 euro netti al mese e di assegno di accompagnamento di circa 488 euro mensili, deve sostenere un canone di affitto mensile per l'abitazione principale pari a 530 euro (più spese come ISTAT, condominio, riscaldamento e bollette varie). Facendo i conti, si desume che mio suocero in questo modo non riesce a far fronte alle spese di casa, non dispone di alcuna somma per sé (è da notare che deve fare delle analisi periodiche perché affetto da diabete e che queste sono a pagamento), ma SOPRATTUTTO, lascia la moglie (ultra70enne ed anch'ella con problemi di salute, fisicamente e psicologicamente provata dalla malattia del coniuge, che ha assistito in casa per oltre dieci anni), casalinga, e fiscalmente a suo carico, priva di reddito. In sostanza, prendendo in considerazione l'ISEE del solo assistito, il Comune non tiene conto di una quota di salvaguardia per mio suocero né tanto meno dei carichi familiari.
Alla Regione (vedi delibera n. 98/2007 della Giunta Regionale del Lazio) ci è stato confermato che il Comune ha applicato correttamente la legge. Abbiamo richiesto, finora invano, chiarimenti in proposito, sottolineando come si crei una evidente sperequazione: l'applicazione della medesima norma risulta in taluni casi migliorativa in quanto consente di non fare il cumulo dei redditi dei familiari, nel nostro diventa peggiorativa ed addirittura preclude l'accesso ad una prestazione sanitaria ritenuta peraltro essenziale dalla Regione stessa.
Compartecipare alla spesa va bene, ma pagando il giusto, sulla base della propria capacità contributiva, così come sancito dalla Costituzione Italiana in materia di equità fiscale, e senza dimenticare che il cittadino gode del diritto fondamentale alla tutela della salute e all'eguale godimento dei diritti costituzionalmente garantiti e che infine il SSN si basa su principi di equità, universalità e solidarietà.
Per favore, dateci un consiglio su come muoverci, indicateci qualcuno cui possiamo rivolgerci a Roma e soprattutto chiunque si trovi nella nostra stessa situazione si unisca alla nostra denuncia. Abbiamo già dovuto far fronte al pagamento di più rette ed a breve ci vedremo costretti a dover dimettere mio suocero dall'RSA per evidenti problemi economici, sebbene gestire la sua malattia a casa diventi vieppiù più problematico e pesante.
Grazie per il vostro sostegno.
Anna, da Roma
Risposta ADUC
come vedra' consultando la sezione specifica del nostro sito: http://salute.aduc.it/info/rettersa.php l'intera materia e' piuttosto complessa e quasi sempre gli enti locali negano la contribuzione sulla base dell'esistenza di parenti in vita. in questi casi a nostro avviso l'unica strada concreta percorribile e' il ricorso giudiziale al TAR. Nella sezione che le abbiamo indicato trova tutti i riferimenti che possono esserle utili.
ADUC Salute - http://salute.aduc.it/
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