Cara ADUC
PICCOLO COMUNE / Cittadino inteso come essere innocuo
Domanda
27 marzo 2013
Cara ADUC,
in un caso precedente ho avuto un Vostro consiglio,e ho risolto un problema brillantemente.
Rappresento un'Associazione cristiana (legalmente riconosciuta come Persona Giuridica) in un paese ligure, di poco più di 10.000 abitanti.
Il nostro presidente, dalla sede nazionale, ha inoltrato al Sindaco (il 25.06.2012) una richiesta mezzo raccomandata di cambio destinazione d'uso per i locali di proprietà dell'Associazione (costruiti nel 2009). In questo piccolo paese si chiede al Comune di cambiare- come la legge prevede- la destinazione da uso civile ad uso di culto per i locali dove si tengono le adunanze, e dove abita il sottoscritto ministro di culto con una collaboratrice missionaria.
Sorvoliamo sul fatto che la raccomandata in Comune è arrivata, ma sono occorsi circa tre giorni per sapere in quale ufficio. Dall'ufficio Tecnico (dove giaceva su un tavolo) la pratica è passata all'Assessore all'Edilizia il quale ha chiesto il parere al dirigente del predetto ufficio. Il nostro geometra ha prodotto gli elaborati richiesti dal dirigente per chiedere il parere preventivo, consegnati il 23.10.2012.
Telefonando, non avendo una risposta sullo stato di avanzamento della pratica, intuendo dei problemi, ho preso appuntamento con l'Assessore accompagnato dal nostro geometra e dal nostro architetto. Qui l'Assessore ha constatato che i documenti prodotti per richiedere il parere preventivo non erano stati nemmeno letti dall'ufficio del dirigente. Ha rassicurato che se ne sarebbe interessato, ma il 20.03 scorso (ossia circa 8 mesi dopo la prima richiesta formale), incontrando l'Assessore in Comune, lui ha risposto di non aver ancora parlato col dirigente, di stare tranquilli (?) che avrebbe fatto sapere (?). Ho chiesto un foglio scritto dove abbiamo almeno un numero di protocollo, ma mi ha risposto con aria evasiva che in quel piccolo Comune non si usa (?). Se non esiste la sussistenza dei requisiti, mi sembra un diritto avere almeno un foglio in cui viene detto, non lasciare la cosa sospesa così. Ora, noi cittadini intesi come esseri innocui, come potremmo formalmente agire? Se diciamo "va bene" sembra che siamo stupidi, se andiamo direttamente dal dirigente, sembra che siamo maleducati, che sorpassiamo l'Assessore. In una grande città (dove ho vissuto -n.d.r.) non sarebbe successo. Qualche
suggerimento?
Alessandro, da Loano (SV)
in un caso precedente ho avuto un Vostro consiglio,e ho risolto un problema brillantemente.
Rappresento un'Associazione cristiana (legalmente riconosciuta come Persona Giuridica) in un paese ligure, di poco più di 10.000 abitanti.
Il nostro presidente, dalla sede nazionale, ha inoltrato al Sindaco (il 25.06.2012) una richiesta mezzo raccomandata di cambio destinazione d'uso per i locali di proprietà dell'Associazione (costruiti nel 2009). In questo piccolo paese si chiede al Comune di cambiare- come la legge prevede- la destinazione da uso civile ad uso di culto per i locali dove si tengono le adunanze, e dove abita il sottoscritto ministro di culto con una collaboratrice missionaria.
Sorvoliamo sul fatto che la raccomandata in Comune è arrivata, ma sono occorsi circa tre giorni per sapere in quale ufficio. Dall'ufficio Tecnico (dove giaceva su un tavolo) la pratica è passata all'Assessore all'Edilizia il quale ha chiesto il parere al dirigente del predetto ufficio. Il nostro geometra ha prodotto gli elaborati richiesti dal dirigente per chiedere il parere preventivo, consegnati il 23.10.2012.
Telefonando, non avendo una risposta sullo stato di avanzamento della pratica, intuendo dei problemi, ho preso appuntamento con l'Assessore accompagnato dal nostro geometra e dal nostro architetto. Qui l'Assessore ha constatato che i documenti prodotti per richiedere il parere preventivo non erano stati nemmeno letti dall'ufficio del dirigente. Ha rassicurato che se ne sarebbe interessato, ma il 20.03 scorso (ossia circa 8 mesi dopo la prima richiesta formale), incontrando l'Assessore in Comune, lui ha risposto di non aver ancora parlato col dirigente, di stare tranquilli (?) che avrebbe fatto sapere (?). Ho chiesto un foglio scritto dove abbiamo almeno un numero di protocollo, ma mi ha risposto con aria evasiva che in quel piccolo Comune non si usa (?). Se non esiste la sussistenza dei requisiti, mi sembra un diritto avere almeno un foglio in cui viene detto, non lasciare la cosa sospesa così. Ora, noi cittadini intesi come esseri innocui, come potremmo formalmente agire? Se diciamo "va bene" sembra che siamo stupidi, se andiamo direttamente dal dirigente, sembra che siamo maleducati, che sorpassiamo l'Assessore. In una grande città (dove ho vissuto -n.d.r.) non sarebbe successo. Qualche
suggerimento?
Alessandro, da Loano (SV)
Risposta ADUC
Premesso che la vicenda, per la sua natura, è senz'altro complessa ed avrebbe bisogno di maggiore approfondimento, le consiglierei in ogni caso di inviare una lettera di sollecito formale all'Ufficio comunale competente, in cui evidenziate i ritardi ed i 'silenzi' ricevuti.
In ogni caso, poi, qualora ci fossero dei termini prefissati di Legge per il rilascio di un tale provvedimento, potreste agire con una recente procedura di 'responsabilizzazione' della P.A., prevista dal D. Lgs. 198/2009.
----------------
Ha risposto Antonio Maria Polito
In ogni caso, poi, qualora ci fossero dei termini prefissati di Legge per il rilascio di un tale provvedimento, potreste agire con una recente procedura di 'responsabilizzazione' della P.A., prevista dal D. Lgs. 198/2009.
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Ha risposto Antonio Maria Polito
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