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Cara ADUC

Matrimonio con straniera: storia senza fine

14 maggio 2007
Domanda 14 maggio 2007
Nel leggere le Vostre preziose risposte, ho deciso di scrivervi per chiedere un consiglio circa il mio caso. Premetto che sono un cittadino italiano dipendente di una società italiana che ha numerose filiali all`estero e pertanto risiedo fuori dall`Italia per motivi di lavoro. Pago regolarmente le tasse in Italia e non sono iscritto all`AIRE. Sono coniugato da circa dieci mesi con una cittadina extracomunitaria. Il matrimonio è stato celebrato nel mese di luglio 2006 in Russia ed è stato regolarmente trascritto in Italia nel mese di agosto presso il mio comune di residenza. Per rientrare in Italia con mia moglie abbiamo chiesto all`Ambasciata italiana il rilascio di un visto per familiare al seguito al fine richiedere il rilascio della carta di soggiorno al nostro rientro. Un mese prima del matrimonio avevo avvertito, a mezzo lettera, i funzionari dell'Ambasciata che mi sarei presentato per il giorno 31 luglio per la trascrizione dell'atto di matrimonio e contestuale richiesta di visto per far rientro in Italia il giorno 3 agosto. All'arrivo in Ambasciata nel giorno stabilito, il funzionario consolare mi comunica che non sarebbe stato possibile rilasciare il visto richiesto a causa dell'esiguità dei giorni disponibili e che pertanto avrebbero rilasciato un visto turistico della validità di tre mesi. Dopo alcune mie obiezioni circa il rilascio di tale tipologia di visto e il loro disappunto per la mia lettera di preavviso, al fine di evitare ulteriori lungaggini burocratiche, accettiamo il visto per turismo e facciamo rientro in Italia così come programmato. A questo punto però sorge una prima domanda spontanea: come mai in quattro giorni si può rilasciare un visto turistico e non un visto per familiare al seguito? La procedura è forse diversa e più complessa? I cittadini italiani coniugati con extracomunitari non dovrebbero avere una corsia preferenziale rispetto agli extracomunitari che entrano in Italia per turismo? Forse le Ambasciate non funzionano come dovrebbero? Forse ho esagerato? Non ho ancora trovato la risposta. Rientrati in Italia, il giorno 5 agosto, cosi come prescrive la legge, ci rechiamo presso la Questura competente al fine di chiedere il rilascio della carta di soggiorno ma, con sorpresa, mi sento rispondere che, avendo mia moglie un visto turistico, per "prassi" (la legge non la conoscono), la Questura avrebbe rilasciato solo un permesso di soggiorno per turismo e che quindi sarei dovuto tornare nel mese di dicembre per ottenere la carta di soggiorno e ovviamente solo se in possesso di visto per familiare al seguito e certificato di matrimonio. Mentre mi sforzavo di spiegare a questi burocrati che il rilascio della carta di soggiorno era indipendente dalla tipologia di visto e che avrebbero avuto l'obbligo di regolarizzare la posizione di mia moglie anche se fosse stata clandestina, mi sono sentito rispondere: "Lei è libero di fare la domanda per il rilascio della carta di soggiorno ma, in ogni caso, questa sarà rigettata". A questo punto, al fine di evitare inutili polemiche, pur conoscendo i miei diritti e sapendo benissimo che il rilascio della carta fosse un atto dovuto indipendentemente dalla tipologia di visto in possesso, acconsento alla soluzione propostami, in accordo con il dirigente dell`ufficio immigrazione che, al mio rientro in Italia a dicembre, avrebbero rilasciato a mia moglie la carta di soggiorno. Rientrati in Russia nel mese di settembre faccio regolare richiesta di visto per familiare al seguito con ingressi multipli Tipo D+C con una validità di 365 gg., nella speranza di porre fine a questa odissea. Purtroppo, al rientro in Italia nel mese di dicembre, le mie speranze s'infrangono nuovamente di fronte ad una realtà completamente diversa giacché, nel frattempo, erano cambiate le procedure per le richieste di rilascio. Il giorno 19 dicembre, ci rechiamo in Questura e pur conoscendo la risposta, ci presentiamo davanti al dirigente dell`ufficio immigrazione chiedendo il rilascio della carta ma ci sentiamo rispondere che purtroppo, avendo mia moglie un "regolare visto", non sarebbe stato possibile regolarizzare la sua posizione in Questura e che pertanto avremmo dovuto inoltrare la richiesta tramite gli Uffici Postali abilitati. Paradossale!!!! A questo punto, lo stesso giorno, spediamo la domanda cosi come richiestoci e ci godiamo le ferie in attesa di essere convocati in Questura per gli adempimenti di rito. Aspettiamo fino al 31/01/07 senza ricevere risposta. Il giorno 01/02/07 partiamo per motivi di lavoro negli Stati Uniti per un periodo di circa due mesi; durante la nostra permanenza, dall'Italia ci comunicano l'arrivo di un telegramma in data 10/03/07 con il quale, la Questura convocava mia moglie per il giorno 23 marzo per essere sottoposta ai rilievi fotodattiloscopici. Poiché il nostro rientro in Italia era previsto per il giorno 2 aprile, ho comunicato alla Questura che per motivi di lavoro eravamo negli Stati Uniti e che avremmo fatto rientro in Italia il giorno 2 aprile e che pertanto ci saremmo recati presso i loro uffici il giorno successivo. Rientrati in Italia, ci presentiamo in Questura ma ci respingono al portone d'ingresso, liquidandoci con: "Il dirigente dell'Ufficio immigrazione al momento non è in ufficio e pertanto se avete delle richieste da fare, fatele a mezzo raccomandata". Vista la situazione decidiamo per la permanenza in Italia di mia moglie in attesa di una nuova convocazione. Nel frattempo io riparto per la Russia sperando in una rapida soluzione ma ancora una volta mi sono scontrato con una realtà sconcertante. Qualche settimana fa e precisamente il giorno 27 aprile, stanco di aspettare, ho chiamato in Questura per chiedere informazioni circa la pratica di mia moglie e un addetto agli sportelli dell'Ufficio immigrazione mi dice che la convocazione "informale" di mia moglie era prevista per il giorno 8 maggio. Contento di questa soluzione, aspettiamo fino alla data stabilita ma ancora una volta le cose non vanno come dovrebbero. Questa volta la scusa è che il terminale o CED delle poste non consente di lavorare sulla pratica poiché mia moglie non risulta coniugata con cittadino italiano ma residente in Italia per motivi di lavoro e pertanto alla domanda andrebbe allegato il suo modello CUD. Peccato che mia moglie sia a mio carico ed in Italia non possa lavorare perché non è in possesso di un precedente permesso o di una carta di soggiorno. Senza di queste non può trasferire la residenza, ottenere il codice fiscale e cosa ancor più grave le hanno negato l'iscrizione al servizio sanitario nazionale perché nessuno vuole assumersi la responsabilità. In conclusione, a distanza di dieci mesi dal mio matrimonio non sono ancora riuscito a regolarizzare la posizione di mia moglie la quale ha dovuto rinunciare al lavoro nel suo paese e rischia di rimanere in Italia con un visto in scadenza con conseguente impossibilità di ricongiungersi con il proprio coniuge. Comincio ad essere stanco di questa situazione e sinceramente sto pensando di rinunciare alla cittadinanza italiana avendo anche quella canadese e magari prendere la cittadinanza di mia moglie (un'assurdità), trasferendomi definitivamente all`estero. Almeno eviterei di pagare le tasse in Italia e da turista potrei chiedere il rimborso dell'IVA per le spese fatte e magari entrare clandestinamente ed essere immediatamente regolarizzato. Come posso porre fine a questo stravagante gioco di rimbalzi di responsabilità? La famiglia è ancora alla base della società italiana o in mia assenza (solo quattro anni) qualcosa è cambiato? Sono altri i valori? Come posso risolvere il problema? Posso ricorrere alla Corte di Giustizia Europea?
Grazie per il vostro aiuto. Cordiali Saluti.

Risposta ADUC
La storia che ci racconta e' purtroppo tristemente comune a molti. Quanto all'ambasciata: avrebbero dovuto rilasciare, e subito, un visto per familiare al seguito. Ma tant'e', comunque sua moglie e' giunta in Italia. All'epoca aveva ragione la questura: sua moglie rimane comunque soggetto inespellibile, in quanto coniuge di cittadino italiano, ma la carta di soggiorno veniva rilasciata solo a chi avesse gia' un permesso per altro titolo. Una volta cambiata la procedura per il rilascio e rinnovo dei permessi, non avevate altra possibilita' che fare la richiesta tramite le Poste, e non potete certo attribuire alla Questura il primo ritardo, poiche' era sua moglie indisponibile a presentarsi alla convocazione. Quel che potete fare ora e' intimare alla questura, con raccomandata AR, il rilascio della carta, e chiedere un risarcimento dei danni (per questo, eventualmente occorrera' necessariamente agire in giudizio) subiti a causa degli ultimi ritardi: clicca qui
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