Cara ADUC
Lista nozze
Domanda
22 settembre 2008
Cara aduc,
ad agosto del 2007 abbiamo fatto una lista nozze. L'accordo verbale col negoziante ci dava la possibilità di gestire il credito accumulato scegliendo anche articoli diversi da quelli regalati dagli invitati. L'ammontare della lista, inclusivo di un bonus del 10% era di circa 5000 euro. Entro i primi di ottobre avevamo perfezionato gli ordini e attendevamo le consegne. Ad ogni consegna depennavamo quanto ritirato da una lista, in duplice copia, sia noi che il negoziante.
A maggio 2008 aspettavamo ancora regali per circa il 40% del totale! In particolare mancavano un ceppo di coltelli ed un servizio di piatti. Dopo diverse insistenze col negoziante, che parlava di "ritardi fisiologici" decidevamo di contattare direttamente le case produttrici A e B. A rispondeva che il forte ritardo nella consegna era anomalo e non attribuibile ad una propria negligenza, facendo intuire che ci fossero stati precedenti incomprensioni con il nostro negozio. Tuttavia, A (azienda serissima) si impegnava per accontentarci e il ceppo ci veniva recapitato rapidamente.
B, invece, dopo qualche insistenza rispondeva che i ritardi erano dovuti ad un periodo di grave difficoltà aziendale che aveva portato a forti rallentamenti nella produzione. Di fronte ai nostri reclami ci rimandava però, al negoziante, quale nostro primo referente. Da allora è stato un susseguirsi di promesse di consegna puntualmente disattese facendosi scudo delle difficoltà dell'azienda B, peraltro nascosteci al momento della scelta del servizio. Dopo l'ennesimo reclamo, a luglio 2008, il negoziante ci negava ogni forma di rimborso ma ci offriva di scegliere, in luogo del servizio di piatti, altra merce, che chiaramente non ci serviva, o altri servizi più costosi di quello in oggetto. A quel punto, avremmo anche accettato un ulteriore esborso, se avessimo avuto un piccolo sconto a mo' di compenso per il nostro disagio. Anche questa attenzione ci veniva negata. Quindi a fronte di un corposo esborso decidevamo di attendere, con la promessa che a settembre avremmo ricevuto la nostra merce. Ieri ci hanno rimandato alla fine del mese.
Non ne possiamo più, tra poco saranno passati 12 mesi, i nostri soldi riposano nelle larghe tasche del negoziante "di fiducia" e per noi solo reclami e noie.
Come possiamo risolvere questo problema? Non avendo un contratto scritto possiamo agire legalmente contro il negozio? Possiamo chiedere un rimborso in danaro? O i danni per non aver potuto fruire del servizio di piatti per un anno intero, per le tante telefonate al negozio e alle aziende e per le continue prese in giro da parte del negoziante, persona scarsamente disponibile e avida come pochi?
Cordiali saluti,
Maria, da Quarto (NA)
ad agosto del 2007 abbiamo fatto una lista nozze. L'accordo verbale col negoziante ci dava la possibilità di gestire il credito accumulato scegliendo anche articoli diversi da quelli regalati dagli invitati. L'ammontare della lista, inclusivo di un bonus del 10% era di circa 5000 euro. Entro i primi di ottobre avevamo perfezionato gli ordini e attendevamo le consegne. Ad ogni consegna depennavamo quanto ritirato da una lista, in duplice copia, sia noi che il negoziante.
A maggio 2008 aspettavamo ancora regali per circa il 40% del totale! In particolare mancavano un ceppo di coltelli ed un servizio di piatti. Dopo diverse insistenze col negoziante, che parlava di "ritardi fisiologici" decidevamo di contattare direttamente le case produttrici A e B. A rispondeva che il forte ritardo nella consegna era anomalo e non attribuibile ad una propria negligenza, facendo intuire che ci fossero stati precedenti incomprensioni con il nostro negozio. Tuttavia, A (azienda serissima) si impegnava per accontentarci e il ceppo ci veniva recapitato rapidamente.
B, invece, dopo qualche insistenza rispondeva che i ritardi erano dovuti ad un periodo di grave difficoltà aziendale che aveva portato a forti rallentamenti nella produzione. Di fronte ai nostri reclami ci rimandava però, al negoziante, quale nostro primo referente. Da allora è stato un susseguirsi di promesse di consegna puntualmente disattese facendosi scudo delle difficoltà dell'azienda B, peraltro nascosteci al momento della scelta del servizio. Dopo l'ennesimo reclamo, a luglio 2008, il negoziante ci negava ogni forma di rimborso ma ci offriva di scegliere, in luogo del servizio di piatti, altra merce, che chiaramente non ci serviva, o altri servizi più costosi di quello in oggetto. A quel punto, avremmo anche accettato un ulteriore esborso, se avessimo avuto un piccolo sconto a mo' di compenso per il nostro disagio. Anche questa attenzione ci veniva negata. Quindi a fronte di un corposo esborso decidevamo di attendere, con la promessa che a settembre avremmo ricevuto la nostra merce. Ieri ci hanno rimandato alla fine del mese.
Non ne possiamo più, tra poco saranno passati 12 mesi, i nostri soldi riposano nelle larghe tasche del negoziante "di fiducia" e per noi solo reclami e noie.
Come possiamo risolvere questo problema? Non avendo un contratto scritto possiamo agire legalmente contro il negozio? Possiamo chiedere un rimborso in danaro? O i danni per non aver potuto fruire del servizio di piatti per un anno intero, per le tante telefonate al negozio e alle aziende e per le continue prese in giro da parte del negoziante, persona scarsamente disponibile e avida come pochi?
Cordiali saluti,
Maria, da Quarto (NA)
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