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Cara ADUC

Lettera del consumatore

24 maggio 2005
Domanda 24 maggio 2005
Buongiorno. L'argomento e' la vendita porta a porta. La ditta "EUROLINE by Ge.Da. srl" di Padova con sede legale a Venezia ha contattato mia moglie per un incontro di presentazione di articoli per la casa e cosi' e' partito l'adescamento. Mia moglie ha ricevuto la visita il giorno 29.04.2005 del Sig. Francesco che ha prospettato una tessera sconti gratuita per materiale da acquistare in internet per un controvalore di massimo 1.980 € da spendere in 5 anni, senza nessun obbligo. Il Sig. Francesco ha motivato il massimo di 1.980 € dicendo che non si voleva che la gente comprasse troppe cosa perche' le avrebbe potute rivendere, realizzando grandi guadagni; poiche' la merce era notevolmente scontata. Il Sig. Francesco ha lasciato in custodia un catalogo chiedendo di non guardarlo e di tenerlo solamente a disposizione; sarebbe venuto qualcuno a ritirarlo. Il Sig. Francesco ha persino scritto in maiuscolo sulla nota d'ordine, di cui conservo copia,: "LA SPESA E' DI 1.980 euro; MAX IN 5 ANNI TESSERA". Nel suddetto documento compare anche un N. B. sul quale spazio, e sempre a lettere maiuscole, leggo: "E' RICHIESTO MINIMO UN ACQUISTO" e non si specifica di che importo. Sabato scorso 21.05.05 chiama un altro signore, Enrico; che sarebbe passato a ritirare il catalogo. Invece il Sig. Enrico le parla di obbligo di acquisto immediato di almeno 1.800€ prospettando, come unica alternativa, un'azione legale da fare alla GE.DA. che non sarebbe mai andata a buon fine poiche' dalla data della instaurazione della tessera sono trascorsi i 7 gg disponibili per il diritto di recesso. Non le sarebbe rimasta altra alternativa che comprare, subito. Al Sig. Enrico e' stato riferito quanto invece detto dal Sig. Francesco e, nella paura di incorrere in procedimenti le.gali, mia moglie ha scelto a malincuore una batteria MC 28 pezzi e una stirella per il valore di 1.800 euro Al Sig. Enrico e' stato manifestato tutto il rancore e la rabbia per essere stata turlupinata, ma il venditore (gentile e composto) insisteva ribadendo che non avrebbe avuto scelta; cosi' ha firmato ed ha persino pagato 250 euro di acconto; lo stress e lo sconforto ha raggiunto in questo frangente, livelli altissimi. Reputo assurdo che una tessera sconti si trasformi in una trappola commerciale; tuttavia immagino che la tecnica sia strausata in tutta Italia e nonostante io abbia gia' istruito mia moglie a non assecondare questo tipo di transazioni, ormai la frittata sembra fatta. Cosa posso fare per la risoluzione di questo contratto senza vizi apparenti? Ma in realta' truffaldino. Devo scrivere una raccomandata alla ditta e non scaricare la merce quando il corriere arriva. Oppure devo incamerare la perdita e far finta di nulla? Riesco a rimetterci solo i 250 euro di acc. to togliendomi ogni pensiero? Vi prego di aiutarmi. Grazie.
Alessandro, da Verona

Risposta ADUC
Purtroppo la questione e' andata molto avanti, e sostenere ora, in ambito civile, il diritto ad un rimborso, si dovrebbe fare qualcosa che contempli, per esempio, la non-capacita' di intendere e volere di chi ha firmato per ben due volte e in tempi distinti (stiamo estremizzando per spiegarle il concetto, non dando di matta a sua moglie :-)). Per cui, qualunque interruzione del contratto, oggi sembrerebbe un'inadempienza di sua moglie e non il recupero di una situazione in cui si stava consumando una illegalita' contrattuale. L'unica cosa che ci sentiamo di consigliarle e' di fare un esposto in procura della repubblica, chiedendo al magistrato se nei fatti che gli racconta vi intravede gli estremi di un reato. Questo (l'esposto) la mette a difesa da qualunque contro-iniziativa della ditta, che' altrimenti potrebbe sentirsi lesa dal fatto che lei la sta accusando di aver messo in atto un truffa: chi giudichera', su sua segnalazione, sara' il magistrato.
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