Domenica 7 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

23 maggio 2005
Domanda 23 maggio 2005
Cerchero' di essere piu' concisa anche se la questione non e' facile da sintetizzare. Tempo fa i miei genitori decisero di acquistare una casa e su consiglio del venditore si rivolsero ad un notaio. Era la prima volta che i miei genitori incontrarono il notaio in quanto nelle settimane precedenti incaricarono il venditore di portare al notaio tutti i documenti riguardanti la loro situazione patrimoniale. Sia mia madre che mio padre avevano delle proprieta' ricevute in eredita' dai genitori e poi avevano acquistato, in regime di comunione dei beni, un appartamento. Essi riferirono al venditore che non volevano pagare in tasse piu' del necessario pur nel rispetto della legge. Dissero inoltre al venditore di riferire al notaio la loro volonta', se fosse stato possibile, di intestare la casa a me, figlia unica e maggiorenne, per farmi risparmiare in futuro l'imposta di successione. Quando i miei genitori incontrarono il notaio nel suo studio, era presente anche il venditore, e il notaio disse che non si poteva intestare la casa a me in quanto studentessa e quindi priva di reddito e consiglio' di effettuare l'acquisto a nome di mio padre, previa stipula di un atto di separazione dei beni tra i miei genitori. In tal modo, disse, mio padre avrebbe potuto usufruire dell'aliquota ridotta del 4 per cento (ossia del cosiddetto beneficio per la prima casa). E cosi' venne fatto, lo stesso giorno il notaio chiamo' la sua coadiutrice per predisporre la modifica del regime patrimoniale sostituendo il regime della comunione con quello della separazione dei beni. Successivamente io e miei genitori ci recammo, su indicazione del venditore, presso la sede della Banca e quivi trovammo i notai con l'atto di compravendita dell'immobile gia' predisposto che venne sottoscritto dalle parti. Alcuni mesi dopo l'Ufficio del Registro revoco' a mio padre l'agevolazione prima casa per essere gia' proprietario di altro immobile in comproprieta' con la moglie, alla data in comunione dei beni. Mio padre quindi dovette corrispondere all'Erario non solo la differenza d'imposta ma anche la sanzione pecuniaria conseguente e gli interessi nel frattempo maturati, oltre alla spesa per la notifica dell'atto, per un ammontare complessivo di circa Lire 20.000.000. In seguito ci recammo con i miei genitori presso lo studio del notaio per chiedere spiegazioni e lui riconobbe l'errore commesso ma si dimostro' disponibile a risarcire solo una parte di tasca sua, in alternativa, ci consiglio' di fargli causa per attivare la sua assicurazione. Le stesse cose ci furono confermate dal venditore in una conversazione avuta con me ed i miei genitori a casa nostra (conversazione che abbiamo registrato su cassetta). Il venditore disse anche che lo sbaglio del notaio era dovuto ad una nebulosa interpretazione della legge vigente all'epoca e che l'altro notaio, che faceva parte dello stesso studio associato, aveva fatto diversi atti in questa maniera. In seguito il Tribunale respinse la nostra domanda di risarcimento in quanto il notaio, spalleggiato dal venditore, invece di ammettere lo sbaglio commesso davanti al giudice ha preferito fare falsa testimonianza, manipolando la verita' a suo favore. Grazie per la vostra attenzione e cordiali saluti.
Michela

Risposta ADUC
Pubblichiamo la sua esperienza su Cara Aduc. E' la dimostrazione che i cosiddetti professionisti (notai, avvocati, commercialisti, ecc.) protetti da una legislazione privilegiata per assicurare al Paese servizi adeguati e certezza del diritto, assicurano ben poco. Nel suo caso da parte dei suoi genitori c'e' stata eccessiva fiducia nella controparte. Per acquisti cosi' importanti e' ancor piu' utile rivolgersi per informazioni a piu' di un "professionista".
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