Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
26 aprile 2005
Gentile redazione, vi sottopongo un caso personale decisamente antipatico. Nel Gennaio 2004 ho attivato via web una linea adsl flat col provider tin.it. La linea mi e' stata attivata abbastanza velocemente, ed ho iniziato a navigare con una media di 2/3 ore al giorno. Al ricevimento della prima bolletta mi sono reso conto che il contratto era stato attivato a consumo, diversamente dalla mia richiesta. Poco male, giacche' i consumi d me effettuati avrebbero comportato costi certamente contenuti. Al ricevimento di fattura datata 08/05/04 constatai invece un addebito certamente incongruo, giacche' mi venivano addebitati consumi per un importo complessivo di euro 259,90 con collegamenti che duravano anche 101 ore consecutive. Inoltrata immediata contestazione formale (e-mail 04/05/2004), continuavo con un utilizzo morigerato e costante dei collegamenti, ma nei mesi successivi ricevevo addebiti per importi di € 1046,59 (fattura 19/06/2004, collegamento 213 ore consecutive) ed € 922,57 (fattura 09/07/2004, collegamento 105 ore consecutive) che continuavo a contestare formalmente puntualmente (e-mail 21-05-2004), citando gli anomali tabulati dei consumi visualizzabili sul sito del provider, senza avere riscontro alcuno da parte del provider stesso. Informavo peraltro Tin. It che, dati gli incredibili addebiti pervenutimi, avrei provveduto al pagamento delle bollette solo a fronte della rettifica formale delle stesse. Perduravano peraltro difficolta' tecniche per le quali la disponibilita' della linea era discontinua e ad ogni intervento dei tecnici, da me convocati per mezzo del call center del provider, seguivano successivi immediati nuovi blocchi della linea. Indispettito dalle ripetute difficolta' tecniche, reiterate ed evidentemente insuperabili, e preoccupato per i solleciti di pagamento che il fornitore mi inoltrava per le diverse fatture inevase, nulla citando circa il chiarimento richiesto per gli incongrui addebiti pervenutimi, comunicavo formale disdetta (racc. A/R) dal contratto in data 19/07/2004. Ho continuato a ricevere bollette sino al 09.01.2005, che non ho pagato ritenendo risolto il contratto per insufficienza grave del servizio e per indisponibilita' della linea. Ho recentemente contattato TIN. IT per sapere se potevo considerare risolto il contratto, e per sollecitarli alla emissione delle note di accredito al ricevimento delle quali avrei pagato quanto realmente e correttamente dovuto, ed ho avuto come riscontro l'informazione che a breve sarei stato contattato dal loro ufficio legale in quanto moroso. La signorina mi ha anche informato che, a suo parere, i collegamenti infiniti che mi erano nel tempo stati addebitati potevano essere stati determinati dall'uso da me effettuato di un modem/router wireless, cioe' senza fili, che nonostante lo spegnimento del PC o la disconnessone sullo stesso dal collegamento rimaneva comunque attivo. Per interrompere il collegamento col provider sarebbe occorso, a suo dire, spegnere il modem/router, oltre al PC. Tale problema era stata occasione, sempre in base a quanto riferitomi dalla operatrice, di innumerevoli contestazioni di utenti per i medesimi motivi. Specifico che il modem/router da me impiegato e' di primaria azienda (USRobotics 9106, regolarmente omologato per l'uso presso qualsiasi provider, e che di tale frangente o necessita' nulla cita nel manuale d'uso). Ora mi chiedo: avete avuto altre segnalazioni di quanto vi sto riportando? Puo' un utente essere oggetto di addebiti di cotanta portata senza che intervenga la responsabilita' del fornitore erogatore di servizi nelle verifiche del caso? Non e' condannabile il disinteresse strumentale circa le segnalazioni che pervengono dagli utenti? Un semplice contatto alla prima contestazione mi avrebbe consentito di modificare immediatamente il contratto da "a consumo" a "flat", cioe' a tariffa forfetaria senza limite di consumo, superando senza problemi eventuali difficolta' tecniche o di configurazione del modem. Perche' non ho ricevuto informazione alcuna circa il corretto impiego delle linee, ne' in fase di attivazione delle linee ne' in occasione, piu' volte verificatesi, di manutenzione delle stesse? E' un caso che la attivazione originaria sia stata a consumo, piuttosto che flat, come da me richiesto? O e' metodo?? Mi chiedo peraltro: e' regolare e riconoscibile la validita' di un contratto e la applicazione di regole e criteri di corresponsione unilateralmente attese, in assenza di documento alcuno sottoscritto fra le parti? Se mi trovo all'angolo cerchero' di difendermi anche con i metodi che davvero non apprezzo. Vi saro' davvero grato se potrete fornirmi indicazioni circa la esistenza di una attivita' di contestazione in atto da parte di altri utenti con analoghi problemi, al fine di potermi tutelare da quello che ritengo senza mezzi termini un abuso se non una truffa. Cordiali saluti.
David, da Funo/Bologna
David, da Funo/Bologna
Risposta ADUC
Ormai per la prossima volta, sia piu' stringato, si' da facilitarci il servizio gratuito: quello che ha detto poteva comunicarcelo anche in poche righe :-).
A nostro avviso lei ha sbagliato e, avendo a che fare con un'azienda che gli errori dei suoi utenti li usa per fare piu' soldi sulla loro pelle, e' successo quel che altrimenti non poteva accadere. L'errore primario e' stato quello di contestare tramite E-mail, che se non ha un riscontro da parte del ricevente, non ha alcun valore giuridico. Avrebbe dovuto farlo tramite una raccomandata A/R intimando di risponderle entro un tot numero di giorni e minacciando in alternativa le vie legali (cosi' almeno il confronto diretto e preciso sarebbe stato piu' immediato). L'errore numero due e' stato quello di decidere lei quando il contratto poteva ritenersi sciolto, dando per scontato che le proprie decisioni fossero tali anche per l'altra parte e dimenticandosi che c'era un contratto con metodi e tempi di contestazione e di disdetta indicati. Il fatto che lei non avesse materialmente sottoscritto il contratto o non ne avesse (negligentemente) preso visione durante il suo espletarsi, non la esimeva dal rispetto dello stesso: la legge 185/99 per questi casi stabilisce che i contratti sono tali a tutti gli effetti nel momento in cui l'utente comincia ad usufruire del servizio, ed essendo (ci pare di capire) il suo un contratto annuale, non avendolo lei rinnovato alla scadenza (gennaio 2005) per l'appunto con l'uso del servizio (per questi contratti non esiste il rinnovo automatico come per quelli firmati sul cartaceo), le hanno bloccato la richiesta del dovuto nei termini. Inoltre ci pare di capire che il modem/router fosse di sua proprieta', per cui non avrebbe neanche potuto scaricare sul gestore la responsabilità del difetto di non scollegamento o il mancato avviso di questo possibile problema. Lei ha dato per scontato sin dalla prima bolletta (e purtroppo anche successivamente) che l'errore fosse del gestore nella fatturazione e non un suo problema, per cui non ha preso in considerazione che andava fatta una perizia accurata sui suoi apparati tecnici, da cui avrebbe scoperto il problema della mancata disconnessione. Tutto questo per dirle che lei ha torto e che, a nostro avviso, non ci sono gli estremi per rivalersi con il gestore (che ha ampiamente abusato della situazione, come le abbiamo detto fin dall'inizio, ma che non aveva impegni contrattuali che gli imponessero nei suoi confronti altro rispetto a quanto le e' stato fornito). Le consigliamo di chiedere una rateizzazione del dovuto, e di segnalare la vicenda al garante per le Comunicazioni, rilevando la pessima qualita' del servizio di assistenza, tutto a svantaggio dell'utenza.
A nostro avviso lei ha sbagliato e, avendo a che fare con un'azienda che gli errori dei suoi utenti li usa per fare piu' soldi sulla loro pelle, e' successo quel che altrimenti non poteva accadere. L'errore primario e' stato quello di contestare tramite E-mail, che se non ha un riscontro da parte del ricevente, non ha alcun valore giuridico. Avrebbe dovuto farlo tramite una raccomandata A/R intimando di risponderle entro un tot numero di giorni e minacciando in alternativa le vie legali (cosi' almeno il confronto diretto e preciso sarebbe stato piu' immediato). L'errore numero due e' stato quello di decidere lei quando il contratto poteva ritenersi sciolto, dando per scontato che le proprie decisioni fossero tali anche per l'altra parte e dimenticandosi che c'era un contratto con metodi e tempi di contestazione e di disdetta indicati. Il fatto che lei non avesse materialmente sottoscritto il contratto o non ne avesse (negligentemente) preso visione durante il suo espletarsi, non la esimeva dal rispetto dello stesso: la legge 185/99 per questi casi stabilisce che i contratti sono tali a tutti gli effetti nel momento in cui l'utente comincia ad usufruire del servizio, ed essendo (ci pare di capire) il suo un contratto annuale, non avendolo lei rinnovato alla scadenza (gennaio 2005) per l'appunto con l'uso del servizio (per questi contratti non esiste il rinnovo automatico come per quelli firmati sul cartaceo), le hanno bloccato la richiesta del dovuto nei termini. Inoltre ci pare di capire che il modem/router fosse di sua proprieta', per cui non avrebbe neanche potuto scaricare sul gestore la responsabilità del difetto di non scollegamento o il mancato avviso di questo possibile problema. Lei ha dato per scontato sin dalla prima bolletta (e purtroppo anche successivamente) che l'errore fosse del gestore nella fatturazione e non un suo problema, per cui non ha preso in considerazione che andava fatta una perizia accurata sui suoi apparati tecnici, da cui avrebbe scoperto il problema della mancata disconnessione. Tutto questo per dirle che lei ha torto e che, a nostro avviso, non ci sono gli estremi per rivalersi con il gestore (che ha ampiamente abusato della situazione, come le abbiamo detto fin dall'inizio, ma che non aveva impegni contrattuali che gli imponessero nei suoi confronti altro rispetto a quanto le e' stato fornito). Le consigliamo di chiedere una rateizzazione del dovuto, e di segnalare la vicenda al garante per le Comunicazioni, rilevando la pessima qualita' del servizio di assistenza, tutto a svantaggio dell'utenza.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti