Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

9 novembre 2000
Domanda 9 novembre 2000
Immaginatevi questa scena:
Una giovane ragazza entra dal fruttivendolo ed esordisce dicendo: "Buongiorno vorrei due kili di PR5366, uno di SN422, tre kili di NLT999 e mezzo di CT8749."
Allora le cose sono due: o la negoziante cambiera’ mestiere oppure prendera’ in mano la sua lista o nel migliore dei casi consultera’ l'archivio elettronico del suo Computer, per decifrare la richiesta della sua cliente.
Pensate che questa situazione sia tanto distante della nostra realta’? Assolutamente no! Provate ad entrare in un qualsiasi negozio di generi alimentari e provate a leggere, anzi a decifrare l'etichetta che dovrebbe riportare gli ingredienti contenuti nella gustosa merendina o nel gelato confezionato che vi state apprestando a degustare!
Non leggete le etichette?! Malissimo, ma questo e’ un altro discorso, e vi consiglio vivamente di visitare le nostre pagine per trovare 1000 motivi per farlo scrupolosamente.
Molto spesso nelle etichette si trovano liste di cifrari indecifrabili di eccipienti, additivi, coloranti e sempre piu’ spesso anche di ingredienti principali: E510, E666, E201, ecc. Pensate che il range va da 1 a 1000, certo non tutti i numeri vengono utilizzati (per adesso), ma sono ugualmente tantissimi. E non parliamo dei pericolosissimi "NUMERI R" che troviamo nei detersivi e in altre cose di uso comune: ogni sigla corrisponde ad un nome con relativa descrizione: R11, CANCEROGENO.
Certo avere solamente la sigla rende indolore la produzione e il consumo di certe sostanze che stanno lentamente e letteralmente avvelenando il nostro pianeta.
Perche’?
Perche’ non scrivere direttamente il nome della sostanza? Calcio bisolfito. Probabilmente il nome ci dira’ poco, ma non e’ piu’ diretto? Riportando il nome non e’ piu’ facile operare una ricerca personale per sapere che cosa si sta consumando?
Non sono gia’ sufficientemente complicate le etichette?
Come durante le guerre i militari utilizzano codici criptati per non svelare le proprie iniziative e intenzioni al loro diretto avversario, cosi il consumatore si ritrova in un mare di codici che il "nemico" crea per confondergli le idee.
Alla fine di luglio, dopo mesi di ricerche e informazione fatta sull'aspartame potete immaginare il mio stupore nel comprare un gelato dell'Algida e nel leggere sulla sua etichetta quanto segue: DOLCIFICANTI: E950*, E951*. Le due sigle sono realmente asteriscate.
La cosa mi suona alquanto strana, ma confesso che in un pomeriggio cosi‘ caldo e sfiancante sarebbe passata in cavalleria se non avessi continuato la lettura dell'etichetta. Alla fine di tutta la sfilza di ingredienti e cifre strane leggo: *This product contains a source of phenilalanine.
Capito? *QUESTO PRODOTTO CONTIENE UNA FONTE DI FENILALANINA, il che vuol dire che contiene aspartame.
Questo mi viene confermato da una successiva ricerca in internet di una lista dei "NUMERI E". La cosa mi fa un po' sorridere a allo stesso tempo inquietare: abbiamo cominciato da poco la nostra campagna per fare un po' di luce sull'aspartame e gia’ lo riportano in etichetta con dei "codici misteriosi". E poi il mio pensiero va’ a tutti quelli che per pigrizia, non conoscenza o per altri migliaia di motivi non sanno individuare questi subdoli tentativi di raggiro diretto al consumatore.
Questa io la chiamo DISINFORMAZIONE.

Risposta ADUC
A nostro avviso, non e' biasimabile l'uso di sigle, visto che sono pur sempre relative a specifiche, ulteriormente modificate, sostanze chimiche (come tali, tutte "sospette"). Sarebbe invece necessario vietare le sostanze veramente pericolose, senza nascondere eventuali risultanze negative, e invitare i consumatori a informarsi sulle categorie chimiche che li interessano, predisponendo e diffondendo le relative tabelle.
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