Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
9 aprile 2005
I nemici della salute sono perennemente in agguato, ma il Sirchiapone vigila per spezzare loro le reni: sotterrato per il momento lo scandaletto di alcuni assegni svizzeri con il suo nome, l'ineffabile ministro khomeinista ha già individuato il prossimo bersaglio della sua furia moralizzatrice, che non sono i primarioni autorizzati da una bislacca legge dello stato a pigliare i soldi del medesimo per starsene comodamente acquartierati nelle cliniche private dopo aver timbrato il cartellino negli ospedali pubblici, bensì le industrie farmaceutiche produttrici di latte in polvere per l'infanzia. Che questo abbia in Italia prezzi esorbitanti, assolutamente incomparabili a quelli in vigore nel resto d'Europa, è un fatto incontrovertibile, ben noto a tutti i 'fans' del Gabibbo e a tutte le mamme afflitte da insufficienza 'galattica'. Tuttavia, quella che sconcerta è la strada scelta da fra' Girolamo per rimediare a siffatta jattura gravante sui bilanci familiari: l'illiberalissimo titolare del dicastero più dirigista d'Italia, paragonabile solo a quello retto da Alemanno, nemico giurato degli OGM in agricoltura (oggi impegnato a richiedere con sommo sprezzo del ridicolo la convocazione di imprecisati 'stati generali', manco fossimo alla vigilia di una novella presa della Bastiglia), ha decretato la messa al bando della pubblicità per i prodotti sostitutivi del latte materno, vietando altresì alle industrie del ramo di sponsorizzare i congressi dei pediatri, nonché di distribuire campioni gratuiti alle aziende sanitarie. Sirchia giustifica tale imposizione talebana con l'intento di abbattere gli alti costi derivanti dalla pubblicità, dimenticando che il primo dovere di chi lancia sul mercato un prodotto è quello di informarne i possibili clienti. Poiché il provvedimento sirchiano inibisce di fatto tale dovere, ci sembra tautologico constatare come lo stesso ministro venga meno al proprio compito basilare di consentire una corretta circolazione delle informazioni, smentendo clamorosamente l'obiettivo di un'educazione sanitaria capillare. Da buon integralista del salutismo, il Sirchiapone si dimostra ossessionato dal pregiudizio antipubblicitario tipico dei proibizionisti, che considerano gli spot alla stregua di un diavolo da esorcizzare e i destinatari dei medesimi come una massa di deficienti incapaci di sceverare il grano dal loglio. Ora, il combinato disposto dei divieti di pubblicità e di sponsorizzazione rischia veramente di privare le famiglie del necessario tramite dei medici per stabilire quali siano i prodotti più adatti alle esigenze dei piccoli: libertariamente parlando, è un'utopia nefasta quella che pretende, mettendo fuori gioco la casta sacerdotale dei pediatri - che di per sé potrebbe sembrare cosa buona e giusta e così spezzando illusoriamente le connivenze pur esistenti tra i produttori e una classe privilegiata di loro 'testimonial' con l'aureola dell'esperto, di meglio raggiungere i potenziali consumatori di un prodotto già sufficientemente demonizzato. Insomma, qui abbiamo il classico 'tacòn pegior del buso', caro Sirchiapone. Non sarà, quindi, da supporre che il grande oncologo prestato disastrosamente alla politica sia fra coloro che non avvertono la sottile distinzione fra una pubblicità onesta e un'informazione enfatica e magari distorta, laddove la prima sarebbe in ogni caso preferibile alla seconda? Ma il ministro veste la maglia di un governo autoproclamatosi liberale e, pertanto, avrebbe il dovere di capire che l'unico modo di far scendere i prezzi, conforme ai propri vantati presupposti liberali, è quello della detassazione. Ergo, o si sceglie di non gravare il produttore all'origine (e ciò dovrebbe valere ovviamente non solo per il latte in polvere), oppure si introduce un forte sistema di deduzioni a favore del consumatore. Tertium non datur. Presto, qualcuno ripeta tali semplici concetti a fra' Girolamo, che ci sembra alquanto frastornato.
Giovanni
Giovanni
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