Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
29 marzo 2005
Buonasera, leggete attentamente quello che mi è successo: E' lunga ma ne vale veramente la pena. Vi invio la copia delle e-mail che ho scritto ai diretti interessati, dei quali solo uno mi ha risposto. Questa e-mail che ora leggerete, l'ho inviata al direttore delle rivista ufficiale dei Sommelier cioè il SOMMELIER ITALIANO essendo io Sommelier professionista, cortesemente leggetela con attenzione, perchè è la prova della truffa attuata da decenni alle spalle dei consumatori con la conpiacenza di produttori e distributori. Salve, sono Sommelier professionista da quasi un anno e Vi scrivo per evidenziare un annoso problema che sicuramente deriva anche da una lacuna legislativa in ambito di regolamentazione delle denominazioni di origine. Trovo sconcertante, parlare di qualità, di tipicità e di territorialità legando indissolubilmente il vino alla terra di appartenenza, con tutte le sue tradizioni storiche, quando ancora oggi il comparto spumantistico e l'organo che ne regolamenta i disciplinari non contempla ne prevede l'obbligo di segnalare la data di SBOCCATURA per tutti gli spumanti metodo classico, che siano Franciacorta, Trento Classico, Classese, Consorzio Talento ecc. Parliamo di un settore, quello degli spumanti metodo classico, che rappresenta il Gotha della spumantistoca italiana e che scontano prezzi a volte da capogiro, quindi visto che il consumatore è disposto a spendere svariate decine di euro per il loro acquisto, perchè noi addetti del settore non facciamo qualcosa per garantire la qualità del prodotto anzichè omettere spudoratamente la data di sboccatura? Cosa ancora più grave, è che omettendo tale data, mettiamo in condizione molti ristoratori e addetti del settore . tipo distributori e grossisti senza scrupoli, di poter commettere truffe alle spalle dei consumatori vendendo loro prodotti alterati dall'eccessivo invecchiamento, prodotti decrepiti provenienti da fondi di magazzino, perchè ben sappiamo NOI e purtroppo solo NOI addetti ai lavori che tra sboccatura e consumazione non devono passare più di due anni al max tre. Ora non voglio criminalizzare l'ambiente, perchè credo che ci sia molta ignoranza e a tal proposito voglio citare un episodio a me accaduto. Navigando nella tentacolare rete di internet , mi sono imbattuto in un sito di aste online di cui non faccio il nome, per esperienza e per professione ho sempre evitato e consigliato ad amici e clienti di evitare acquisti su reti televisive e siti troppo generalisti ma per curiosità ho acquistato due cartoni di spumante metodo classico, di una delle più blasonate case italiane. La cosa che mi ha colpito, è stato il prezzo notevolmente basso, infatti pur sospettando qualcosa, ho terminato la transazione e le sono andate a ritirare di persona. Alla domanda: scusate posso sapere almeno l'anno di sboccatura, mi sento rispondere dal venditore, il quale è titolare di questa enoteca nel quartiere prati di Roma, sinceramente non lo so, rimango un po' sulle mie e il venditore aggiunge: sa, questi spumanti non hanno mai il millesimo ( grande sfondone di chi non sa minimamente di cosa sta parlando visto che tra annata e sboccatura non esiste nesso, per tornare all'ignoranza). A questo punto io aggiungo, strano, sono abituato trattando soprattutto spumanti della zona Franciacorta di vedere sempre aggiunto nei cartoni il certificato con su recante la data di sboccatura, lui mi risponde dicendomi e si, quei produttori lo devono porre per legge. Anche questa risposta mi è sembrata tirata fuori chissà da dove, noto un'eccessiva usura nei cartoni ma non vado oltre considerando magari la cantina di stoccaggio leggermente più umida della media e il possibile sfregamento tra cartoni, ma lui notando la mia titubanza, mi dice: embè questi hanno qualche annetto, e io penso e qui casca l'asino, forse non è tanto ferrato in materia di spumanti e omette il fatto che gli spumanti, non devono avere tantissimi anni sulle spalle per poter meglio assaporare le sue doti migliori e che soprattutto, gli spumanti non migliorano mai col passare degli anni, anzi ad avvenuta sboccatura devono essere consumati entro e non oltre i 2 al max 3 anni. Concludo dicendo, pur essendo prima appassionato di vini e poi sommelier, continuamente aggiornato per via anche del mio lavoro di ristoratore, non so esattamente se gli Spumanti Franciacortini debbono per leggere recare la data di sboccatura infatti mi rivedrò il disciplinare di produzione, ma posso dire con certezza, che l'unica azienda su cui ho visto sempre porre la data completa cioè gg/mm/aa è la casa spumantistica Cà del Bosco. Per curiosità, giunto nel mio locale poco distante, in compagnia di mio fratello che non sa nemmeno se il vino si faccia con l'uva o con le melanzane, apriamo una bottiglia e mi sento dire da mio fratello, ma sicuro che non si tratti di contraffazione? Premetto che considero attualmente la Franciacorta il punto di riferimento di tutto il comparto spumantistico italiano e che consumo solo spumanti provenienti da questa zona, ovviamente anche ai clienti del mio locale, propino sempre tali prodotti. Ma la differenza qualitativa tra questo spumante acquistato in rete e il peggior Franciacorta era palese, addirittura notato da mio fratello il quale anche lui beve solo Franciacorta e che non possiede grande cultura enoica. Pur conservando un impianto olfattivo di tutto rispetto, questo spumante alla vista presentava un perlage simile a quello di un buon prosecco e al palato una fraschezza gustativa tipica del vino che è giunto all'apice evolutivo, la delusione è stata nella persistenza gustativa molto corta. Ora questo prodotto, in mano ad un qualsiasi consumatore non tanto ferrato che magari segue più le etichette che la qualità intrinseca del vino, sarebbe sembrato notevole, ma in mano a un consumatore critico e attento che sa notare ed evidenziare alcune sfumature tipiche degli spumanti metodo classico, non sarebbe sfuggita la carenza qualitativa. Le cose allora son due, se continuano ad omettere la data di sboccatura tutti quei produttori, si rischia di vendere prodotti che non rispecchiano la politica persegiuta dall'azienda e quindi uno spumanti di 10 anni messo in vendita, alla beva COMPROMETTE INESORABILMENTE LA CASA CHE L'HA PRODOTTO gettandolo nell'oblio della mediocrità, se invece il produttore scrive: e no caro consumatore, lo spumante da me prodotto e da te bevuto è cattivo non perchè io li faccio così, ma perchè chi te lo ha venduto è una bestia, ha trascurato che dalla data di sboccatura che io ho posto sulla bottiglia e la data di consumazione non devono passare più di 2 o 3 anni, temendo di perdere una sicura vendita lo ha propinato a lei che a sua volta ha trascurato tale data. Spero di vedere il mio articolo sul Sommelier Italiano, grazie poi Vi dirò chi ha prodotto quello spumante. Questo cordiale signore nonchè direttore della rivista IL Sommelier italiano mi ha risposto dicendomi che pubblicherà la mia e-mail sul prossimo numero per cominciare ad intraprendere almeno una campagna di sensibilizzazione a questo grave problema. Ma la cosa più deludente, è che la casa Vitivinicola produttrice del detto spumante a cui ho scritto più volte inviando anche alcune foto, non mi ha degnato di una risposta anche telefonica, visto che li ho contattati anche telefonicamente. Attenzione quello che io denuncio, riguarda tutte le case produttrici di spumante, anche quelle che si limitano ad inserire solo un foglietto con su recante la data di sboccatura nel solo imballo, mentre sulla bottiglia è omessa. Vi invio anche le altre e-mail spedite alla casa produttrice e al venditore/distributore di questi tarocchi il quale anche lui non mi ha risposto: Salve, chi Vi scrive è un Sommelier professionista e socio AIS delegazione di Roma. Girovagando per internet, mi sono imbattuto in un sito di aste online e nella categoria vini, ho visto alcuni vostri prodotti tra cui l'etichetta Cellarius, che un po' rappresenta il gotha della vostra produzione. LA cosa che più mi ha colpito, è stato il prezzo a cui venivano vendute queste bottiglie di Cellarius, la modica cifra di 7,50 ¤. LA cosa mi ha alquanto insospettito, e consapevole della tresca, sono voluto andare fino in fondo e scoprire se erano bottiglie , come dire taroccate o erano bottiglie messe in asta da un benefattore. Concludo la transazione, ma in accordo con il venditore mi riservo la facoltà di poter ritirare la merce di persona, visto che opera sulla piazza di Roma. Mi reco all'appuntamento, una piccola enoteca nel quartiere prati, e prima di ritirare la merce, gli chiedo almeno la data di sboccatura dello spumante ma mi sento rispondere che non ne era a conoscenza, nulla da obbiettare. anche perchè la negligenza nell'omissione di tale data che è come omettere la data di scadenza sui generi alimentari, è sempre della casa produttrice. Ma il venditore, continua dicendomi che questi tipi di spumanti non hanno mai il millesimo, e penso qua casca l'asino, innanzitutto risposta vaga e generica, ma soprattutto non esiste nesso tra sboccatura e millesimo, facendo il vago continuo dicendo, scusa ma sono abituato a lavorare spumanti Franciacortini sui quali spesso è indicata la data di sboccatura (vedi Ca del Bosco) e lui, si questi produttori la devono porre per legge. Altro sfondone (menzogna) clamoroso, noto la scatola di imballaggio alquanto usurata, ma non do peso a ciò, è di cartone fino e poi in un ambiente un po' umido e con lo sfregamento con altri oggetti è lecito che sia usurato, ma il venditore vedendomi titubante mi fa: e si questa magari ha qualche anno. E qua che ho la conferma di avere a che fare con un tipo poco ferrato in materia che magari sentendone parlare o leggendo qualche riga ha creduto bastasse per poter gestire un'enoteca. E' risaputo che qualsiasi sia il metodo di spumantizzazione lo spumante al contrario di alcuni vini fermi non migliora con gli anni, anzi in alcuni casi peggiora e in particolare i metodi classici/tradizionali/champenoise vanno consumati entro 2 al max 3 anni. Ecco il prezzo così basso come si spiega, si vendono spumanti ormai decrepiti e questo, senza fare polemiche lo consentono quelle aziende che ancora oggi si ostinano ad omettere la data esatta e completa di sboccatura. Vi invio la foto dell'etichetta dello spumante che ho acquistato, perchè di solito o almeno fino a pochi mesi fa l'etichetta del Cellarius era verde scuro, ora non so se avete modificato l'etichetta ma almeno ditemi che etichetta è questa e a che periodo risale. Cordiali saluti. Riceverete 4 e-mail sempre dal sottoscritto con le foto delle etichette , se notate bene so dovrebbe vedere anche il numero seriale E ancora: Vorrei attirare inoltre l'attenzione al considerevole danno di immagine che stanno perpetrando questi signori alla vostra azienda ovviamente con la vostra complicità. Se continuate ad omettere la data di sboccatura, i vostri distributori finali, continueranno a propinare fondi di magazzino al consumatore il quale ignorando il significato di tale termine e la sua importanza constateranno ovviamente la scarsa qualità dei vostri prodotti. Sacra qualità che però non è intrinseca al vino ma indotta dall'eccessivo invecchiamento nei magazzini di stoccaggio dei vostri distributori. Vallo poi a spiegare al consumatore che la colpa è del ristoratore o enotecario che mai e poi mai dovrebbero vendere uno spumante con più di tre anni di vita o con più di due dalla sboccatura. Ma anche loro come fanno a regolarsi se Voi stessi non indicate questa benedetta data? Siete per caso compiacenti? Questa che avete appena letto è l'e-mail che ho inviato al produttore che non mi ha risposto. Ora invece Vi invio l'e-mail che ho scritto al distributore (noteca romana nel quartiere prati) di questi veri e propri fondi di magazzino: Caro collega ebayer, ero così curioso di sapere come potessi vendere a prezzi così talmente bassi alcuni prodotti di pregio del comparto vitivinicolo nostrano e in particolare quello spumantistico. Per assecondare la mia curiosità, ho partecipato ad un'asta (compralo subito) e ho provveduto a ritirare personalmente la merce, anche per vedere chi si nasconde dietro tutto ciò, se è del tutto ignaro di quello che propina o ci prova solamente per poter realizzare quel minimo garantito da fondi di magazzino. A quattrocchi, sinceramente non mi sono reso conto se la vostra era solo ignoranza e che in buona fede tentavate di vendere un prodotto in cui credevate sul serio, oppure provavate solamente a propinare uno sfondone consapevole di ciò. Sapete, non esiste nesso tra millesimo e data di sboccatura e soprattutto avvenuta la sboccatura uno spumante ovviamente metodo classico (rifermentazione in bottiglia) deve essere consumato entro due anni o al max tre ( ma è raro). Inoltre a differenza di alcuni vini fermi, non esiste spumante qualunque sia il suo metodo di spumantizzazione ( charmat, massificazione forzata o rifermentazione in bottiglia) che migliori col passare del tempo, anzi peggiorano. Quindi pur credendo nella sua buona fede, se possiede ancora quei Berlucchi Cellarius da 7,50 ¤ nella sua cantina, o si mette una mano sulla coscienza e si rende conto di cosa sta vendendo, o riveda e aggiorni a fondo le sue cognizioni in ambito vitivinicolo. Inoltre, l'etichetta è stata aggiornata per ben due volte ciò significa che avete in vendita spumanti di oltre cinque anni, in altre parole, non solo lo spumante che vendete è decrepito, ma l'etichetta è cambiata da oltre mezzo decennio quindi fate voi. Per concludere tutto ciò che ho scritto l'ho dedotto parlando cinque minuti con Voi, sicuramente non ricorderete, Vi cito giusto qualche passaggio: Voi- e si avranno qualche anno (in riferimento all'imballaggio alquanto usurato), oppure: di solito i senza millesimo non riportano mai la data di sboccatura ( riferito alla mia richiesta della data di sboccatura e poi ma che centra il millesimo con la sboccatura ) o ancora :i Franciacorta per legge devono porre la data di sboccatura (sarà cambiato il disciplinare?). Comunque tutto ciò avviene perché chi produce omette spudoratamente ancora oggi la data completa della sboccatura consentendo così la vendita di fondi di magazzino anzi di cantina quindi la colpa è del produttore,mica la vostra. Ma ovviamente chi ci rimette è sempre l'ignaro consumatore , certo il distributore, che sia grossista, dettagliante o enotecario/ristoratore potrebbe fare in modo che queste nefandezze non capitino, basta avere un minimo di etica, più che professionale direi morale. Come avrà notato ho preferito non compilare l'area del feedback, perché i caratteri sono pochini e anche per dargli una possibilità e poi sporcare quell'immacolato 100% di feedback positivi, peccato per lei che ogni cento compratori ne capita uno che di mestiere fa il Sommelier professionista a tempo pieno socio AIS. Comunque, spero di non vedere mai più tra i suoi articoli quegli spumanti a 7,50 ¤ di oltre mezzo decennio e poi un consiglio, all'Hilton di Roma in via Cadlolo fanno due volte l'anno il corso di Sommelier fossi in lei ci farei un pensierino. Nulla di personale. Saluti. Con ciò ho finito, vi prego di non cestinarla.
Gianluca, da Roma
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PS. la data di sboccatura senza andare troppo per le lunghe corrisponde per trovare un'analogia col settore agroalimentare alla data di produzione e coseguentemente a quella di scadenza E DALLA SBOCCATURA ALLA CONSUMAZIONE NON DEVONO PASSARE PIù DI DUE ANNI AL MAX TRE MA STA GIA AL LIMITE
Gianluca, da Roma
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PS. la data di sboccatura senza andare troppo per le lunghe corrisponde per trovare un'analogia col settore agroalimentare alla data di produzione e coseguentemente a quella di scadenza E DALLA SBOCCATURA ALLA CONSUMAZIONE NON DEVONO PASSARE PIù DI DUE ANNI AL MAX TRE MA STA GIA AL LIMITE
Risposta ADUC
Ringraziamo della sua lettera che pubblichiamo su Cara Aduc, Ma un consiglio, nel suo interesse: se vuole farsi leggere non scriva in modo cois' prolisso.
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