Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
4 novembre 2000
Salve, vivo a l'Aquila ed ho un figlio di quindici mesi.
Nel mese di maggio di quest'anno ho presentato nei termini previsti una domanda all'assessorato servizi sociali del mio comune (l'Aquila appunto) perche’ mio figlio fosse accolto negli asili nido comunali.
Agli inizi del mese di luglio, non ricevendo risposte, ho telefonato al suddetto assessorato avendo come risposta che il bambino risultava molto indietro nelle liste di assegnazione perche’ sia io che mia moglie eravamo considerati studenti e non lavoratori in quanto non stipendiati ma fruitori di borse di studio (io sono specializzando in oncologia e lavoro in un ospedale che si trova a cinquanta chilometri dalla mia citta’ e mia moglie usufruisce di una borsa di studi di ricerca dell'universita’ dell'Aquila).
Sebbene non avessi ricevuto alcuna comunicazione scritta ho scritto una lettera di ricorso al suddetto ufficio specificando che sebbene gli specializzandi di medicina non siano assunti e non ricevano uno stipendio sono in ogni caso soggetti ad un orario di lavoro di otto ore al giorno (che peraltro comporta in alcune facolta’ anche la timbratura del cartellino) e che operano con tutti gli obblighi di legge in reparti specialistici; inoltre anche mia moglie ha specificato che la sua e’ una attivita’ di ricerca retribuita.
Abbiamo allegato una dichiarazione del primario del reparto in cui opero e quella del direttore del dipartimento in cui lavora mia moglie.
Nel mese di agosto ho ricevuto la telefonata informale del presidente di una commissione esaminatrice che mi informava che il mio ricorso era stato rigettato in quanto non potevo essere considerato lavoratore se non risultavo stipendiato da un ospedale o dalla mia universita’, anche in questo caso la comunicazione era verbale ed informale.
Nel mese di settembre, volendo comprendere meglio come stavano le cose telefonavo alla direttrice didattica di uno dei due asili nido comunali della citta’ la quale mi rispondeva che era appena tornata dalle ferie ed aveva appena preso visione della lettera di ricorso che riteneva del tutto accettabile e che quindi il bambino sarebbe subito salito in graduatoria e serebbe stato preso non appena una puericultrice ammalata fosse tornata in servizio; non ho ricevuto nessuna comunicazione scritta.
Due settimane dopo ho richiamato l'ufficio competente per sapere quando mio figlio avrebbe potuto iniziare il periodo di acclimatazione e mi e’ stato risposto che il dirigente del servizio aveva deciso di chiedere alla direzione amministrativa come dovevamo essere considerati io e mia moglie, se studenti o lavoratori; ho chiamato il dirigente per sapere in quanto tempo avrei avuto risposta segnalando che in questo modo io rischiavo di perdere la possibilita’ di iscrivere il bambino ad un asilo privato e che la baby sitter mi costa un milione al mese, la sua risposta e’ stata che in quindici giorni avrei saputo l'esito della sua indagine.
Quindici giorni dopo ho ricevuto una comunicazione telefonica dall'ufficio in questione che diceva che era stato dato parere favorevole al mio ricorso e che il giorno dopo avrei potuto portare il bambino in un asilo nido comunale specificato che era stato avvertito di ciò, ancora una volta non esisteva nulla di scritto.
Con mia grande sorpresa il mattino successivo il personale dell'asilo in parola non era informato di nulla e non voleva saperne di accogliere il piccolo nella struttura; seccato, ho richiamato l'ufficio competente ed una impiegata mi ha risposto che c'era stato un disguido e che il dirigente doveva ancora convocare le direttrici didattiche dei due asili nido per decidere in quale delle due strutture il bambino sarebbe stato preso, ancora parole dette e non scritte.
Arriviamo quindi alla settimana scorsa quando, dopo una inutile attesa di due settimane ho richiamato l'ufficio servizi sociali dal quale mi e’ stato risposto che vi era stata una riunione delle commissioni esaminatrici che avevano rifiutato nuovamente il ricorso; a tutt'oggi giovedi’ 2 novembre 2000 sto aspettando una comunicazione scritta di questa decisione.
A questo punto mi ritrovo nell'impossibilita’ di iscrivere mio figlio in un asilo privato poiche’ bisogna aspettare il mese di gennaio per i nuovi ingressi, continuo a pagare un milione al mese per la baby sitter e mi sento preso in giro da una amministrazione pubblica che ha fatto di mio figlio un oggetto di nessun valore da prendere e lasciare a piacimento e senza neppure assumersi la responsabilita’ di mettere per iscritto tutto questo.
Chiedo alla vostra associazione un consiglio sul modo di ottenere giustizia di una situazione che raggiunge i livelli del paradosso, in cui solo chi ha uno stipendio fisso ha diritto all'assistenza dei servizi sociali, in cui non e’ possibile sapere in anticipo i parametri secondo i quali si verra’ giudicati, in cui la pubblica amministrazione comunica "confidenzialmente" con i propri amministrati.
In particolare vorrei sapere se a vostro avviso esistano i termini per portare in giudizio questo caso e per ottenere un risarcimento dei danni subiti dalla mia famiglia.
Nel mese di maggio di quest'anno ho presentato nei termini previsti una domanda all'assessorato servizi sociali del mio comune (l'Aquila appunto) perche’ mio figlio fosse accolto negli asili nido comunali.
Agli inizi del mese di luglio, non ricevendo risposte, ho telefonato al suddetto assessorato avendo come risposta che il bambino risultava molto indietro nelle liste di assegnazione perche’ sia io che mia moglie eravamo considerati studenti e non lavoratori in quanto non stipendiati ma fruitori di borse di studio (io sono specializzando in oncologia e lavoro in un ospedale che si trova a cinquanta chilometri dalla mia citta’ e mia moglie usufruisce di una borsa di studi di ricerca dell'universita’ dell'Aquila).
Sebbene non avessi ricevuto alcuna comunicazione scritta ho scritto una lettera di ricorso al suddetto ufficio specificando che sebbene gli specializzandi di medicina non siano assunti e non ricevano uno stipendio sono in ogni caso soggetti ad un orario di lavoro di otto ore al giorno (che peraltro comporta in alcune facolta’ anche la timbratura del cartellino) e che operano con tutti gli obblighi di legge in reparti specialistici; inoltre anche mia moglie ha specificato che la sua e’ una attivita’ di ricerca retribuita.
Abbiamo allegato una dichiarazione del primario del reparto in cui opero e quella del direttore del dipartimento in cui lavora mia moglie.
Nel mese di agosto ho ricevuto la telefonata informale del presidente di una commissione esaminatrice che mi informava che il mio ricorso era stato rigettato in quanto non potevo essere considerato lavoratore se non risultavo stipendiato da un ospedale o dalla mia universita’, anche in questo caso la comunicazione era verbale ed informale.
Nel mese di settembre, volendo comprendere meglio come stavano le cose telefonavo alla direttrice didattica di uno dei due asili nido comunali della citta’ la quale mi rispondeva che era appena tornata dalle ferie ed aveva appena preso visione della lettera di ricorso che riteneva del tutto accettabile e che quindi il bambino sarebbe subito salito in graduatoria e serebbe stato preso non appena una puericultrice ammalata fosse tornata in servizio; non ho ricevuto nessuna comunicazione scritta.
Due settimane dopo ho richiamato l'ufficio competente per sapere quando mio figlio avrebbe potuto iniziare il periodo di acclimatazione e mi e’ stato risposto che il dirigente del servizio aveva deciso di chiedere alla direzione amministrativa come dovevamo essere considerati io e mia moglie, se studenti o lavoratori; ho chiamato il dirigente per sapere in quanto tempo avrei avuto risposta segnalando che in questo modo io rischiavo di perdere la possibilita’ di iscrivere il bambino ad un asilo privato e che la baby sitter mi costa un milione al mese, la sua risposta e’ stata che in quindici giorni avrei saputo l'esito della sua indagine.
Quindici giorni dopo ho ricevuto una comunicazione telefonica dall'ufficio in questione che diceva che era stato dato parere favorevole al mio ricorso e che il giorno dopo avrei potuto portare il bambino in un asilo nido comunale specificato che era stato avvertito di ciò, ancora una volta non esisteva nulla di scritto.
Con mia grande sorpresa il mattino successivo il personale dell'asilo in parola non era informato di nulla e non voleva saperne di accogliere il piccolo nella struttura; seccato, ho richiamato l'ufficio competente ed una impiegata mi ha risposto che c'era stato un disguido e che il dirigente doveva ancora convocare le direttrici didattiche dei due asili nido per decidere in quale delle due strutture il bambino sarebbe stato preso, ancora parole dette e non scritte.
Arriviamo quindi alla settimana scorsa quando, dopo una inutile attesa di due settimane ho richiamato l'ufficio servizi sociali dal quale mi e’ stato risposto che vi era stata una riunione delle commissioni esaminatrici che avevano rifiutato nuovamente il ricorso; a tutt'oggi giovedi’ 2 novembre 2000 sto aspettando una comunicazione scritta di questa decisione.
A questo punto mi ritrovo nell'impossibilita’ di iscrivere mio figlio in un asilo privato poiche’ bisogna aspettare il mese di gennaio per i nuovi ingressi, continuo a pagare un milione al mese per la baby sitter e mi sento preso in giro da una amministrazione pubblica che ha fatto di mio figlio un oggetto di nessun valore da prendere e lasciare a piacimento e senza neppure assumersi la responsabilita’ di mettere per iscritto tutto questo.
Chiedo alla vostra associazione un consiglio sul modo di ottenere giustizia di una situazione che raggiunge i livelli del paradosso, in cui solo chi ha uno stipendio fisso ha diritto all'assistenza dei servizi sociali, in cui non e’ possibile sapere in anticipo i parametri secondo i quali si verra’ giudicati, in cui la pubblica amministrazione comunica "confidenzialmente" con i propri amministrati.
In particolare vorrei sapere se a vostro avviso esistano i termini per portare in giudizio questo caso e per ottenere un risarcimento dei danni subiti dalla mia famiglia.
Risposta ADUC
E' indispensabile che lei, in primo luogo, esamini la delibera comunale che regola l'accesso agli asili, con le disposizioni e le caratteristiche familiari che vengono richieste per l'ammissione. In caso ve ne siano gli estremi, si rivolga al Difensore Civico regionale, chiedendogli di fare da mediatore nella sua controversia per il riconoscimento dell'eventuale diritto. Per la contestazione dei fatti in se', crediamo che non abbia titolo per chiedere il rimborso, perche' cio' che dice non e' dimostrabile. Comunque, volendo, potra' tentare una conciliazione dal Giudice di Pace.
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