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Cara ADUC

Lettera del consumatore

20 gennaio 2005
Domanda 20 gennaio 2005
Desidererei avere delucidazioni in proposito ed in particolare eventuali riferimenti normativi: "Nel secondo semestre dell'anno 1998 acquistai l'alloggio in cui risiedo, allettato dalle belle palazzine ove e' ubicato e dalla possibilita' di ottenere, per l'operazione commerciale, il finanziamento regionale a tasso agevolato. Le palazzine (nr. 4 corpi di edifici di tre piani fuori terra composte complessivamente di 40 appartamenti) si son potute realizzare a seguito della legge 457/78, (edilizia residenziale convenzionata) con la quale l'impresa costruttrice ha potuto ottenere la C.E. in deroga al P.R.G. dato che quest'ultimo non consentiva la realizzazione di edilizia in espansione in quella porzione di terreno, peraltro destinato alla sola costruzione di edilizia sociale agevolata. Nell'ottobre del 1998 ci fecero sottoscrivere i preliminari di compravendita composti da un contratto di adesione al mutuo per 137.000.000 oltre che da una scrittura privata di 43.000.000 per il raggiungimento del prezzo concordato di lire 180.000.000. Gli atti notarili di trasferimento di proprieta' dovevano avvenire nel giugno 1999. Giunta quest'ultima data non venivano redatti i rogiti ne' nulla veniva comunicato a noi acquirenti. Pertanto verso la fine dell'anno 1999 demmo mandato ad un avvocato di Palermo per la redazione di atti extra giudiziali, da notificare, a cura del Tribunale di Palermo, all'impresa costruttrice titolare, nonche' all'altra impresa temporaneamente associata (effettiva esecutrice dei lavori), con i quali si intimava alle due ditte interessate di depositare la documentazione presso il nostro studio legale affinche' sia l'avvocato, sia il notaio preposto potessero prenderne visione e quindi verificare la liceita' dell'operazione. Le imprese piu' volte invitate con gli atti suddetti non si sono mai presentate, cosicche' noi 26 acquirenti su 40, verso la fine del 2000 decidemmo di intraprendere un contenzioso civile presso lo stesso Tribunale di Palermo - Sezione Staccata di Bagheria - tuttora in corso. Durante tale procedimento emergeva che non vi era possibilita' di redigere il rogito notarile in quanto le palazzine erano state realizzate difformemente alle prescrizioni della Regione Sicilia relativamente alla profondita' delle verande che superavano mt. 1, 80. Infatti la maggiore profondita' delle logge costituiva un grave ostacolo alla concessione del finanziamento agevolato peraltro vincolato alla legge 457/78. Nel corso del procedimento l'impresa costruttrice autonomamente e senza alcuna documentazione presentava la variante al progetto approvato concernente la riduzione delle logge. L'Ufficio Tecnico di Bagheria accoglieva l'istanza presentata e conseguentemente l'impresa costruttrice richiese anche il sequestro delle logge, degli appartamenti da noi abitati gia' dal giugno 1999, affinche' avesse potuto realizzare le modifiche necessarie. Il Giudice Monocratico accolse positivamente la richiesta di sequestro delle logge e nel contempo stabili' che i porticati siti ai piani terra dovevano essere rifiniti e dovevano rimanere nella nostra disponibilita' in contrasto con quanto richiesto dalle imprese che invece nei porticati terrani vi avevano predisposto altri 8 appartamenti di 120 metri quadrati cadauno. L'impresa costruttrice non mise mai in esecuzione il provvedimento del Giudice con le modalita' di legge e pertanto il contenzioso civile continuo' fino ad oggi attraverso numerose e costanti udienze temporali. Alla luce di quanto sopra oggi nuovamente l'impresa costruttrice rivendica gli immobili e richiede nuovamente al Giudice un ulteriore provvedimento urgente finalizzato al sequestro delle palazzine con conseguente sgombero. Specifico che gli appartamenti ci furono consegnati con regolare verbale di consegna redatto al saldo dell'anticipo sui 180.000.000 pari a 53.000.000. Dal 1999 ad oggi l'impresa costruttrice ha fatto dei calcoli imputandoci la somma fina al 31/12/2003 di 16.200,00 euro per indennita' di occupazione riservandosi di richiedere altre somme di denaro a dir di lei dovute per le indennita' predette le quali invece suonano come una sorta di canone di locazione. Da rilevare che sia gli atti preliminari, sia i verbali di consegna furono redatti dalla ditta temporaneamente associata all'impresa titolare costruttrice, in virtu' di una delega che quest'ultima le aveva concesso. A seguito di tale delega furono consegnati anche i 53.000.000 alla ditta associata. Oggi l'impresa costruttrice titolare (associante) non riconosce i 53.000.000 versati alla ditta associata rivendicando cosi' la totale sconoscenza di noi acquirenti in virtu' del fatto che la delega fu' revocata nel dicembre 1998 (fatto a noi mai comunicato e comunque l'acquisto risale ad epoca precedente), che la delega prevedeva la stipula degli atti, ma non l'incasso del denaro (fatto non evidenziato nella delega esibita all'atto delle sottoscrizioni) e quindi per il titolare dell'impresa costruttrice noi saremmo residenti SINE TITULO tanto da giustificare il pagamento delle indennita' di occupazione e il relativo sequestro con conseguente sgombero delle 40 famiglie. Il Giudice Monocratico precedente accolse favorevolmente il SINE TITULO per noi acquirenti, non ci fece sgomberare e tra l'altro obbligo' l'impresa ad adeguarsi alle prescrizioni della Regione Sicilia per il conseguente passaggio al rogito notarile. Da circa un anno il Giudice Monocratico e' stato sostituito da un altro Giudice che gia' per tre volte ha tentato lui stesso di convincerci ad addivenire ad una transazione pacifica tra noi e l'impresa costruttrice anche perche' a dir del Giudice durante un udienza egli non potrebbe non tener conto del tempo in cui noi siamo stati all'interno degli alloggi senza alcun pagamento di corrispettivo. Pertanto mi chiedo e' mai possibile che nel corso di un contratto di compravendita si debbano pagare indennita' di occupazione in attesa del rogito notarile definitivo? Gli atti extragiudiziali notificati non valgono nulla, seppur dimostrano la nostra intenzionalita' a concludere celermente l'operazione? Il tempo intercorso durante il contenzioso civile (dal 2000 al 2004) puo' essere imputato a noi acquirenti? Vi sono rischi economici/penali particolari da parte nostra? Spero di aver rappresentato esaustivamente la vicenda. Ringrazio le SS. LL. di averla presa in considerazione, pregandovi di comunicare o consigliare lo scrivente sulle procedure da adottare.
Mario, da Bagheria

Risposta ADUC
per quanto concerne il pagamento dei 53 milioni, puo' anche darsi che non sia liberatorio; per quanto concerne pero' la stipula degli atti, ci pare che in assenza di revoca comunicata dovrebbe poter essere possibile avanzare un'adeguata pretesa di riconoscimento, stante l'evidente affidamento in buona fede a chi era stato indicato come referente dalla societa' medesima. Ma se il giudice ha valutato diversamente, vuol dire che gli atti erano tali da consentire una tale interpretazione a voi avversa. Il fatto e' che in corso di causa e' inutile fare delle ipotesi o esprimere giudizi: in contenzioso si puo' solo portare avanti la propria tesi e agire eventualmente in opposizione nei gradi superiori. I rischi economici evidentemente ci sono: il giudice gia' ve lo ha prospettato. Il punto non e' solo dimostrare la serieta' delle proprie intenzioni (anche se cio' aiuta) ma se venite ritenuti privi di titolo, in tale prospettiva il rimborso di un'indennita' di occupazione sarebbe motivato.
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