Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
6 dicembre 2004
Buongiorno, sono Roberto e mi rivolgo alla vostra associazione per chiedere informazioni in merito agli acquisti di beni o servizi che sempre piu' spesso vengono offerti con pagamenti rateali. Nella fattispecie mi riferisco alle catene commerciali che propongono una moltitudine di acquisti con pagamenti rateali a tasso cosiddetto zero. Ora avendo ben presente la differenza tra TAG e TAEG vi chiedo un parere sulle tre situazioni che seguono:
1) di fronte alle proposte di acquisto con pagamento rateale con TAG 0% e TAEG 0%, se il medesimo bene lo si desidera pagare in contanti e' legittimo contrattare e ottenere una riduzione del prezzo?
2) E quando il TAG e' pari a 0 (zero) ma il TAEG e' variabile (in alcuni casi viene indicato il range%) se il medesimo bene lo si desidera pagare in contanti si puo' ottenere una riduzione del prezzo?
3) Mentre quando sia il TAG sia il TAEG hanno un determinato valore, se il medesimo bene lo si desidera pagare in contanti si puo' negoziare ed avere una riduzione del prezzo?
Trattasi sempre di proposte d'acquisto a rate con la differenza nei tassi applicati. In termini commerciali e' legittimo da parte di questi punti vendita evitare chiarimenti sul prezzo che almeno per i casi numero 2 e numero 3 comportano per il cliente un esborso comprensivo di interessi (per effetto della rateizzazione) che dovrei poter risparmiare se acquisto in contanti? Come deve essere inteso il prezzo esposto? Per pagamento di che tipo? E quando cio' non e' specificato? Se unitamente al prezzo vengono indicate il numero di rate e i tassi, il prezzo in contanti quale dovrebbe essere? (se esiste). Mi sono anche chiesto se il prezzo di acquisto in questi casi si forma solo dopo aver deciso il tipo di pagamento. Ma allora la disciplina pubblicistica del prezzo a tutela dei "consumatori" rimane solo un intento perche' occorre passare dagli uffici commerciali dei punti vendita per chiedere, almeno in prima battuta, una simulazione del reale esborso che chi acquista deve sostenere. In altre parole: il prezzo esposto deve essere inteso come il punto di partenza e solo in seconda battuta si puo' capire esattamente dove si va a finire. Ha valore dichiarare che si tratta di merce riservata alla vendita con pagamento rateale (ritengo solo per cercare di non dare un'adeguata risposta) quando cio' non e' espressamente dichiarato sia negli opuscoli promozionali distribuiti casa per casa sia nel punto vendita? Qual'ora questo si configura come un difetto nella pubblicita' del prezzo di vendita si ha diritto ad ottenere quella riduzione di prezzo che il buon senso (non solo i calcoli) fanno capire dovrebbe essere concesso per il tradizionale pagamento in contanti? Il medesimo ragionamento si puo' applicare nel caso di pagamento con le carte di debito? E' noto che su ogni pagamento con le carte di debito (Visa, Master, American Express, ecc.) il commerciante si vede ridurre l'ammontare dell'accredito sul suo c/c di una certa % convenuta con le societa' emittenti le carte stesse. Per effetto di questi accordi, sotto un profilo meramente finanziario si genera un'entrata inferiore a quella che il titolare del negozio avrebbe se il cliente pagasse in contanti. A nessuno certo viene in mente di negare il pagamento con le carte se il punto vendita ne pubblicizza l'accettazione (anche se casi di questo tipo si sono verificati) e nemmeno di indicare prezzi diversi a seconda del tipo di pagamento. Allora mi chiedo e vi domando: perche' la riduzione della somma che il titolare del negozio sopporta non e' disposto concederla al cliente che paga in contanti, mentre accetta di vederla trattenuta da parte delle societa' emittenti le carte, che hanno anche dal titolare della carta un loro ritorno economico? Assunto che il cliente nel momento di un acquisto e' il vero ed unico valore per le attivita' commerciali, mi sovviene pensare che le situazioni appena descritte sono un sistema per spendere di piu'. Con cio' non intendo negare i vantaggi dei pagamenti rateali o con carte di debito, che in fondo sono espressioni della liberalita' delle persone nell'adottarle. Ma chi invece decide di mantenere il tradizionale e ancora diffusissimo pagamento in contanti perche' si trova a pagare quel di piu' che se legittimo negli acquisti con pagamenti differiti, non lo e', a mio modesto avviso, nel caso di pagamenti cosiddetti "cash"? Grazie anticipatamente per quanto potrete farmi sapere in merito.
Roberto, da Carpi/Modena
1) di fronte alle proposte di acquisto con pagamento rateale con TAG 0% e TAEG 0%, se il medesimo bene lo si desidera pagare in contanti e' legittimo contrattare e ottenere una riduzione del prezzo?
2) E quando il TAG e' pari a 0 (zero) ma il TAEG e' variabile (in alcuni casi viene indicato il range%) se il medesimo bene lo si desidera pagare in contanti si puo' ottenere una riduzione del prezzo?
3) Mentre quando sia il TAG sia il TAEG hanno un determinato valore, se il medesimo bene lo si desidera pagare in contanti si puo' negoziare ed avere una riduzione del prezzo?
Trattasi sempre di proposte d'acquisto a rate con la differenza nei tassi applicati. In termini commerciali e' legittimo da parte di questi punti vendita evitare chiarimenti sul prezzo che almeno per i casi numero 2 e numero 3 comportano per il cliente un esborso comprensivo di interessi (per effetto della rateizzazione) che dovrei poter risparmiare se acquisto in contanti? Come deve essere inteso il prezzo esposto? Per pagamento di che tipo? E quando cio' non e' specificato? Se unitamente al prezzo vengono indicate il numero di rate e i tassi, il prezzo in contanti quale dovrebbe essere? (se esiste). Mi sono anche chiesto se il prezzo di acquisto in questi casi si forma solo dopo aver deciso il tipo di pagamento. Ma allora la disciplina pubblicistica del prezzo a tutela dei "consumatori" rimane solo un intento perche' occorre passare dagli uffici commerciali dei punti vendita per chiedere, almeno in prima battuta, una simulazione del reale esborso che chi acquista deve sostenere. In altre parole: il prezzo esposto deve essere inteso come il punto di partenza e solo in seconda battuta si puo' capire esattamente dove si va a finire. Ha valore dichiarare che si tratta di merce riservata alla vendita con pagamento rateale (ritengo solo per cercare di non dare un'adeguata risposta) quando cio' non e' espressamente dichiarato sia negli opuscoli promozionali distribuiti casa per casa sia nel punto vendita? Qual'ora questo si configura come un difetto nella pubblicita' del prezzo di vendita si ha diritto ad ottenere quella riduzione di prezzo che il buon senso (non solo i calcoli) fanno capire dovrebbe essere concesso per il tradizionale pagamento in contanti? Il medesimo ragionamento si puo' applicare nel caso di pagamento con le carte di debito? E' noto che su ogni pagamento con le carte di debito (Visa, Master, American Express, ecc.) il commerciante si vede ridurre l'ammontare dell'accredito sul suo c/c di una certa % convenuta con le societa' emittenti le carte stesse. Per effetto di questi accordi, sotto un profilo meramente finanziario si genera un'entrata inferiore a quella che il titolare del negozio avrebbe se il cliente pagasse in contanti. A nessuno certo viene in mente di negare il pagamento con le carte se il punto vendita ne pubblicizza l'accettazione (anche se casi di questo tipo si sono verificati) e nemmeno di indicare prezzi diversi a seconda del tipo di pagamento. Allora mi chiedo e vi domando: perche' la riduzione della somma che il titolare del negozio sopporta non e' disposto concederla al cliente che paga in contanti, mentre accetta di vederla trattenuta da parte delle societa' emittenti le carte, che hanno anche dal titolare della carta un loro ritorno economico? Assunto che il cliente nel momento di un acquisto e' il vero ed unico valore per le attivita' commerciali, mi sovviene pensare che le situazioni appena descritte sono un sistema per spendere di piu'. Con cio' non intendo negare i vantaggi dei pagamenti rateali o con carte di debito, che in fondo sono espressioni della liberalita' delle persone nell'adottarle. Ma chi invece decide di mantenere il tradizionale e ancora diffusissimo pagamento in contanti perche' si trova a pagare quel di piu' che se legittimo negli acquisti con pagamenti differiti, non lo e', a mio modesto avviso, nel caso di pagamenti cosiddetti "cash"? Grazie anticipatamente per quanto potrete farmi sapere in merito.
Roberto, da Carpi/Modena
Risposta ADUC
1 - no, non e' legittimo, ma e' un tentativo che si puo' esperire. 2 e 3 - stessa risposta di sopra. Il prezzo esposto, se non e' indicato altro, si intende per pagamento in contanti. Se invece e' un prezzo con l'indicazione delle rate, non necessariamente deve essere esposto un altro prezzo per la vendita dello stesso prodotto in contanti (e non e' escluso che possa essere lo stesso prezzo per qualunque forma di pagamento). Per la pubblicita' vale lo stesso discorso del prezzo esposto. Il buon senso non e' previsto nelle leggi e nelle regole, ma solo negli accordi fra le parti. Le considerazioni sui pagamenti con carte di credito e contanti, sono per l'appunto tali, perche' vale per tutti la liberta' di commercio.
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