Sabato 6 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

14 ottobre 2000
Domanda 14 ottobre 2000
Cara ADUC Circa un mese fa, mia figlia tredicenne si recava presso la Photo(tm )Service di Via del pianeta Saturno 31/33 in Roma, per farsi togliere il rullino da sviluppare dalla macchina fotografica del fratello; tale rullino non era stato riavvolto automaticamente dalla macchina come invece avrebbe dovuto fare (preciso che si tratta di una macchina fotografica automatica di marca Olympus mod sh f10 autofocus). Fatto questo il titolare della Photo Service restituiva la macchina a mia figlia, la quale tornata a casa cercava di inserire un nuovo rullino.
Non riuscendovi riportava la macchina alla Photo Service chiedendo al titolare se poteva fare lui questa operazione; quest'ultimo non riuscendo a compiere l'operazione, diceva alla ragazzina che la macchina era rotta e che se voleva, poteva lasciarla in riparazione senza però parlare esplicitamente di preventivo a pagamento, ma dicendo genericamente che avrebbe fatto sapere al più presto il prezzo della riparazione per valutare se fosse o meno conveniente farla. Detto questo faceva firmare per accettazione a mia figlia una ricevuta nella quale continuava a non comparire la puntualizzazione che il preventivo fosse a pagamento.
Appena tornata a casa mia figlia informava mia moglie dell'accaduto e quest'ultima provvedeva a telefonare alla Photo Service dalla quale il titolare le ripeteva telefonicamente quello che aveva detto alla ragazzina.
Dopo questa telefonata dato che questa valutazione per la riparazione tardava ad arrivare sono state effettuate da mia moglie altre tre telefonate con cadenza settimanale dopo l'ultima delle quali provvedeva personalmente ad andare presso la Photo Service. A questo punto il titolare diceva a mia moglie che l'importo della riparazione sarebbe ammontato ad ottantamila lire ed allora quest'ultima mi contattava con il cellulare (dato che il sottoscritto era a Genova per lavoro) informandomi della cosa; sapendo che il valore della macchina ancorchè già fuori produzione non superava le centoventi-centotrentamila lire decidevo di non accettare quella che continuo a chiamare valutazione e non preventivo e che per tale motivo rivolevo indietro la macchina, riservandomi di cercare un riparatore meno esoso.
A questo punto mia moglie mi ricontattava sempre telefonicamente via cellulare dicendomi che il titolare non avrebbe restituito la macchina ancora rotta se non dopo il previo esborso di trentamila lire (che aveva provveduto a scrivere successivamente sulla bolletta e per questo ci sono oltre a mia moglie altri testimoni) ed adduceva la scusa che la macchina stessa sarebbe ancora giacente presso l'assistenza e che ventimila delle trentamila lire sarebbero state la tariffa dello smontaggio della macchina per determinare il difetto (ma questo difetto era palese ed è stato anche riportato sulla "bolletta" di riparazione firmata per accettazione però da una minorenne).
Oggi nel pomeriggio (13/10/2000) mi sono recato, accompagnato da mia moglie presso la Photo Service chiedendo spiegazioni al titolare per il rifiuto di riconsegnare la macchina e gli facevo altresì presente che facendo firmare una minorenne aveva approfittato della sua ingenuità; mi sentivo rispondere che lui non era tenuto a sapere l'età di chi gli "commissionava" una riparazione e che il preventivo a pagamento é una prassi comune e che per tale motivo non avrebbe provveduto alla restituzione della macchina.
A questo punto per non cedere all'ira mi sono allontanato con mia moglie (non senza prima riprendere la bolletta che voleva trattenere presso di se) minacciando di far intervenire le autorità comptetenti.La domanda che vi rivolgo è questa: come mi devo comportare? come posso non cedere a quello che a me pare un sopruso bello e buono? ringraziandovi anticipatamente per la vostra risposta vi ivio i miei più cordiali saluti

Risposta ADUC
Non e' strano che i preventivi siano a pagamento ed in alcuni settori e' prassi sottintesa, pero' e' sicuramente possibile tentare una conciliazione in Camera di Commercio, contestando di esserne a conoscenza. Il fatto che parte in causa fosse una bambina, puo' aiutare: e' un motivo in piu' per sottolineare la necessita' di un esplicito accordo scritto.
Le consigliamo di tentare la risoluzione in Camera di Commercio senza -pero'- andare oltre (salva un'eventuale conciliazione davanti al giudice di pace) tralasciando il contenzioso.
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