Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
28 novembre 2004
Spett.le ADUC, rivolgo a Voi il presente quesito nella speranza che siate un'associazione competente anche in materia sanitaria. Se cosi' non fosse, confido che vorrete gentilmente indicarmi i nomi/siti Web di altre organizzazioni similari a cui potermi rivolgere. All'inizio dello scorso settembre mi sono sottoposto ad un semplice intervento chirurgico (circoncisione) presso il reparto di Urologia Ospedaliera di un noto ospedale toscano. Circa un mese prima avevo affrontato, presso lo stesso reparto, la visita preliminare con un chirurgo urologo al quale avevo richiesto ESPLICITAMENTE un intervento radicale e non parziale, ben conoscendo i pro e i contro delle due possibili alternative. In quella sede il chirurgo mi aveva dato ampie rassicurazioni sulla tipologia dell'intervento che mi avrebbero praticato, e ne aveva indicato le caratteristiche sul foglio clinico di accompagnamento per l'intervento. D'altra parte, anche sulla richiesta redatta dal mio medico di base pochi giorni prima dell'intervento si specificava chiaramente che lo stesso doveva essere di tipo radicale. Dunque, e' con queste premesse che un giorno di inizio settembre ho affrontato l'intervento (ambulatoriale). Quando, verso sera, e' arrivato il mio turno, in sala operatoria era rimasta soltanto una giovanissima dottoressa. Questa, naturalmente, ha letto il foglio di accompagnamento compilato a suo tempo dal chirurgo che mi aveva visitato ma, ipotizzando una sua (presumibile) poca esperienza, mi sono permesso di specificare io stesso che desideravo un certo tipo di intervento piuttosto che un altro. La dottoressa ha confermato che era il paziente ad avere la facolta' di scegliere, ed ha cominciato a lavorare di bisturi e sutura. Oggi, a piu' di due mesi dall'operazione, con la parte interessata che ha ormai assunto il suo aspetto definitivo, osservo con mio grande rammarico che l'intervento praticatomi non e' stato quello radicale da me invocato a gran voce, bensi' una semplice riduzione che mi lascia completamente insoddisfatto sia dal punto di vista estetico che da quello funzionale. Va da se' che entro breve tempo dovro' sottopormi ad un nuovo intervento di natura correttiva perche' certe cose, come si suol dire, o si fanno bene o non si fanno affatto. Mi chiedo, a questo punto, se io non abbia diritto a chiedere un risarcimento pecuniario al reparto sopracitato per i danni soprattutto morali che un intervento stupidamente sbagliato (evidentemente un chirurgo troppo giovane era stato lasciato da solo in sala operatoria) mi sta causando e mi causera' in futuro: a parte la comprensibile collera dei primi momenti e il tempo sprecato, mi aspettano una nuova anestesia, un nuovo taglio, un nuovo fastidioso periodo di convalescenza e che piu' ne ha piu' ne metta. Vi chiedo dunque se, per casi di questo tipo, esiste una strada da percorrere per cercare di "ottenere giustizia", che non imponga di intentare causa privatamente tramite un avvocato (soluzione, quest'ultima, che comporterebbe la sola certezza di dover pagare l'avvocato assunto). Vi ringrazio in anticipo per l'attenzione e porgo cordiali saluti.
Vittorio, da Buccinasco
Vittorio, da Buccinasco
Risposta ADUC
sicuramente occorre una disamina degli atti e poi sarebbero opportune anche delle perizie mediche: in ogni caso quello che si puo' consigliare e' di provare a rivolgersi al Difensore Civico Regionale per interagire suo tramite coll'Asl in questione.
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