Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
11 settembre 2004
Ho subito un furto di alcune carte di credito. Le carte di credito in oggetto sono state sottratte, in Luglio alle ore 16, 00 circa, a seguito di furto con scasso, dall'auto aziendale a mia disposizione, regolarmente chiusa, munita di allarme, parcheggiata dalle ore 15, 30 alle ore 20, 15 circa, in orario diurno, in un parcheggio con sosta a pagamento.
- Con riguardo alle carte in oggetto, non sono stati sottratti i codici personali segreti.
- Le carte sono stata bloccate immediatamente dopo la constatazione del furto il giorno stesso, intorno alle ore 20, 30 circa.
- Con riguardo alle carte in oggetto, sono state pertanto poste in essere opportune e ragionevoli misure per la custodia in relazione all'orario, al luogo del furto, ai dispositivi di sicurezza attivati ed alla segnalazione dello stesso.
Le carte derubate, sono state utilizzate, in una Gioielleria per tre contestuali acquisti, con due pagamenti di 700 e 800 euro con utilizzo di una carta ed altro pagamento di 1.000 euro a mezzo utilizzo di altra carta di credito.
Il tutto ha verosimilmente comportato l'apposizione di tre firme, ad ogni evidenza false, per tre acquisti, con utilizzo di due diverse carte di credito, per complessivi 2.500 euro, spesi, stando a quanto ritraibile dalle segnalazioni, nell'arco di pochi minuti, con cio' lasciando peraltro forti dubbi circa la buona fede e comunque l'adozione delle piu' elementari cautele da parte della Gioielleria in questione.
- Malgrado la tempestiva segnalazione, una delle Banche emittenti la carta, al contrario dell'altra, ha proceduto all'addebito, rifiutandosi di riaccreditare le somme indebitamente prelevate (700 + 800) asserendo che, il custodire la carta in autovettura equivale, per condivisa interpretazione, e non meglio specificata giurisprudenza, al disattendere le "norme contrattuali circa le misure per la custodia della carta", che "il commerciante non e' un esperto calligrafo" (!), (tal che viene da chiedersi a cosa serva d'obbligo l'apposizione della firma) e neppure obbligato a richiedere un documento di riconoscimento.
Sconcerta peraltro, il difforme comportamento di una Banca rispetto all'altra.
In identica situazione infatti, una ha per tempo provveduto al riaccredito delle somme indebitamente pagate in identica circostanza, l'altra no a dimostrazione, con cio', di diversa valutazione e discrezionalita' del diniego, pregiudizialmente opposto, da altra Banca nella piu' disinvolta indifferenza alle ragioni dello scrivente. Chiedo pertanto Vostra autorevole opinione circa la legittimita' del descritto comportamento e quali mezzi/giurisprudenza esistano a tutela delle mie ragioni. Grazie.
Riccardo, da Firenze
- Con riguardo alle carte in oggetto, non sono stati sottratti i codici personali segreti.
- Le carte sono stata bloccate immediatamente dopo la constatazione del furto il giorno stesso, intorno alle ore 20, 30 circa.
- Con riguardo alle carte in oggetto, sono state pertanto poste in essere opportune e ragionevoli misure per la custodia in relazione all'orario, al luogo del furto, ai dispositivi di sicurezza attivati ed alla segnalazione dello stesso.
Le carte derubate, sono state utilizzate, in una Gioielleria per tre contestuali acquisti, con due pagamenti di 700 e 800 euro con utilizzo di una carta ed altro pagamento di 1.000 euro a mezzo utilizzo di altra carta di credito.
Il tutto ha verosimilmente comportato l'apposizione di tre firme, ad ogni evidenza false, per tre acquisti, con utilizzo di due diverse carte di credito, per complessivi 2.500 euro, spesi, stando a quanto ritraibile dalle segnalazioni, nell'arco di pochi minuti, con cio' lasciando peraltro forti dubbi circa la buona fede e comunque l'adozione delle piu' elementari cautele da parte della Gioielleria in questione.
- Malgrado la tempestiva segnalazione, una delle Banche emittenti la carta, al contrario dell'altra, ha proceduto all'addebito, rifiutandosi di riaccreditare le somme indebitamente prelevate (700 + 800) asserendo che, il custodire la carta in autovettura equivale, per condivisa interpretazione, e non meglio specificata giurisprudenza, al disattendere le "norme contrattuali circa le misure per la custodia della carta", che "il commerciante non e' un esperto calligrafo" (!), (tal che viene da chiedersi a cosa serva d'obbligo l'apposizione della firma) e neppure obbligato a richiedere un documento di riconoscimento.
Sconcerta peraltro, il difforme comportamento di una Banca rispetto all'altra.
In identica situazione infatti, una ha per tempo provveduto al riaccredito delle somme indebitamente pagate in identica circostanza, l'altra no a dimostrazione, con cio', di diversa valutazione e discrezionalita' del diniego, pregiudizialmente opposto, da altra Banca nella piu' disinvolta indifferenza alle ragioni dello scrivente. Chiedo pertanto Vostra autorevole opinione circa la legittimita' del descritto comportamento e quali mezzi/giurisprudenza esistano a tutela delle mie ragioni. Grazie.
Riccardo, da Firenze
Risposta ADUC
purtroppo l'interpretazione della seconda banca, stando ai fatti che ci ha raccontato, non e' palesemente ingiustificata. Anzi, stando alle nostre esperienze, e' piu' "strano" il comportamento a lei favorevole del primo istituto di credito. Se vuole contestare la decisione, l'unico appiglio potrebbe essere una firma palesemente falsa. Ma in giudizio, una siffatta situazione, e' molto difficile da dimostrare.
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