Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
11 settembre 2004
Mi chiamo Andrea e vi scrivo per raccontarvi di una vicenda capitata a mia sorella che sa di vera truffa. Vi preghiamo di darci delle risposte in merito e suggerimenti su come dobbiamo comportarci nei confronti tale ditta.
Vi scrivo per avere un consiglio e un'opinione sulla vicenda che mi e' capitata.
PREMESSA: Nel 2003 ho deciso di ristrutturare i due appartamenti di mia proprieta', siti in Via Manzoni 2, Mozzate (CO). Per i lavori mi sono affidata ad una ditta, la C. S. M. srl di Vengono Sup. (Va), che mi ha fatto un preventivo dettagliato (anche troppo dettagliato per chi non e' un esperto del settore.) con un costo totale di Euro 25.472, 25, di cui Euro 12.533, 25 per l'appartamento al piano terra e Euro 12.939, 00 per quello al primo piano. Abbiamo accettato la cifra proposta dalla ditta e nell'estate 2003 sono iniziati i lavori nell'appartamento a piano terra. Vi dico solo che durante la messa in opera, che doveva durare un mese, ci sono stati talmente tanti imprevisti che la cifra finale dei lavori per il solo appartamento a piano terra e' diventata di Euro 21.000, 00 e la casa ci e' stata riconsegnata solo a fine febbraio 2004. Per i cosiddetti imprevisti tuttavia non abbiamo fatto storie e abbiamo pagato, seppur pretendendo uno sconto.
Arriviamo al vero problema. A maggio 2004 sono ripartiti i lavori, questa volta riguardanti l'appartamento al primo piano. L'appaltatore non ha ritenuto necessario fare un nuovo preventivo, mantenendo vivo il primo accordo stipulato tra di noi, che prevedeva una cifra di Euro 12.939, 00. Il 13 maggio 2004, prima che i lavori iniziassero, ho dato alla ditta un acconto di Euro 5.000, 00. Un altro acconto di Euro 5.000, 00 e' stato pagato il 28 maggio 2004 con la promessa orale che la cifra non sarebbe variata di tanto rispetto al preventivo (massimo 2.000, 00 euro di margine). Per questo appartamento non ci sono stati intoppi, cambiamenti o modifiche sui lavori preventivati. L'appaltatore non ci ha mai comunicato in corso d'opera di problemi. Tutto e' nato a luglio 2004, alla chiusura dei lavori, quando mi e' stato presentato un nuovo conto sui lavori effettuati di Euro 24.711, 50. Dopo una lunga discussione su come si fosse arrivati ad una cifra del genere e come mai durante i lavori non avesse mai accennato ad una crescita cosi' vistosa dei costi (seppur spesso interrogato sull'argomento vista l'esperienza al piano inferiore) abbiamo staccato un nuovo assegno di Euro 7.000, 00 (superiore rispetto alla cifra pattuita di quasi Euro 4.000, 00). Adesso la suddetta ditta pretende un saldo di altri 5.500 Euro, convinto che il nuovo conto portatoci debba essere saldato a tutti i costi. Mi chiedo: ha qualche diritto di ottenere questa cifra? E' possibile che la cifra di un preventivo possa essere raddoppiata senza l'approvazione del committente? Sono convinta che il comportamento del titolare della ditta rasenti la truffa e che abbia trovato i cosi' detti "polli da spennare". Tutti i nostri conoscenti ci dicono di non pagare, anzi che siamo stati sciocchi a dargli piu' di quanto preventivato. Noi pero' vorremmo avere la certezza legale della nostra ragione. Vi sarei grata se ricevessi da parte vostra un opinione e dei consigli su come muovermi per risolvere questa questione. Disponibile a fornirvi ulteriori dettagli sulla vicenda e la relativa documentazione che e' in mio possesso Attendo con fede una vostro riscontro. Grazie di esistere.
In fede.
Daniela, da Mozzate/Como
Vi scrivo per avere un consiglio e un'opinione sulla vicenda che mi e' capitata.
PREMESSA: Nel 2003 ho deciso di ristrutturare i due appartamenti di mia proprieta', siti in Via Manzoni 2, Mozzate (CO). Per i lavori mi sono affidata ad una ditta, la C. S. M. srl di Vengono Sup. (Va), che mi ha fatto un preventivo dettagliato (anche troppo dettagliato per chi non e' un esperto del settore.) con un costo totale di Euro 25.472, 25, di cui Euro 12.533, 25 per l'appartamento al piano terra e Euro 12.939, 00 per quello al primo piano. Abbiamo accettato la cifra proposta dalla ditta e nell'estate 2003 sono iniziati i lavori nell'appartamento a piano terra. Vi dico solo che durante la messa in opera, che doveva durare un mese, ci sono stati talmente tanti imprevisti che la cifra finale dei lavori per il solo appartamento a piano terra e' diventata di Euro 21.000, 00 e la casa ci e' stata riconsegnata solo a fine febbraio 2004. Per i cosiddetti imprevisti tuttavia non abbiamo fatto storie e abbiamo pagato, seppur pretendendo uno sconto.
Arriviamo al vero problema. A maggio 2004 sono ripartiti i lavori, questa volta riguardanti l'appartamento al primo piano. L'appaltatore non ha ritenuto necessario fare un nuovo preventivo, mantenendo vivo il primo accordo stipulato tra di noi, che prevedeva una cifra di Euro 12.939, 00. Il 13 maggio 2004, prima che i lavori iniziassero, ho dato alla ditta un acconto di Euro 5.000, 00. Un altro acconto di Euro 5.000, 00 e' stato pagato il 28 maggio 2004 con la promessa orale che la cifra non sarebbe variata di tanto rispetto al preventivo (massimo 2.000, 00 euro di margine). Per questo appartamento non ci sono stati intoppi, cambiamenti o modifiche sui lavori preventivati. L'appaltatore non ci ha mai comunicato in corso d'opera di problemi. Tutto e' nato a luglio 2004, alla chiusura dei lavori, quando mi e' stato presentato un nuovo conto sui lavori effettuati di Euro 24.711, 50. Dopo una lunga discussione su come si fosse arrivati ad una cifra del genere e come mai durante i lavori non avesse mai accennato ad una crescita cosi' vistosa dei costi (seppur spesso interrogato sull'argomento vista l'esperienza al piano inferiore) abbiamo staccato un nuovo assegno di Euro 7.000, 00 (superiore rispetto alla cifra pattuita di quasi Euro 4.000, 00). Adesso la suddetta ditta pretende un saldo di altri 5.500 Euro, convinto che il nuovo conto portatoci debba essere saldato a tutti i costi. Mi chiedo: ha qualche diritto di ottenere questa cifra? E' possibile che la cifra di un preventivo possa essere raddoppiata senza l'approvazione del committente? Sono convinta che il comportamento del titolare della ditta rasenti la truffa e che abbia trovato i cosi' detti "polli da spennare". Tutti i nostri conoscenti ci dicono di non pagare, anzi che siamo stati sciocchi a dargli piu' di quanto preventivato. Noi pero' vorremmo avere la certezza legale della nostra ragione. Vi sarei grata se ricevessi da parte vostra un opinione e dei consigli su come muovermi per risolvere questa questione. Disponibile a fornirvi ulteriori dettagli sulla vicenda e la relativa documentazione che e' in mio possesso Attendo con fede una vostro riscontro. Grazie di esistere.
In fede.
Daniela, da Mozzate/Como
Risposta ADUC
la regola generale parla di aumenti massimi del 10% per lavori senza variazioni rispetto al preventivo: e' il caso del suo secondo appartamento. In base a questo lei ha ragione a ritenere "molto anomale" le pretese del titolare della ditta. Il problema quindi diventa: il preventivo e' scaduto o e' ancora in essere? Lei dice che e' stato riapprovato anche dal costruttore, ma l'accettazinoe e' stata tacita o messa per iscritto?
- Nel secondo caso e' il costruttore che deve dimostrare le varianti apportate e giustificarle, non riuscendoci potrebbe forse addirittura chiedere il rimborso (visto che ha gia' pagato 17mila euro).
- Nel caso di accettazione tacita e' piu' complicato dimostrare che il preventivo fosse ancora in vigore, ma lo e' sia per lei sia per il costruttore.
La questione e' complessa, ma allo stato, in base a cio' che ha scritto, lei ha adempiuto ampiamente ai suoi obblighi. E' la controparte che deve richiedere altri soldi con mezzi ufficiali come le raccomandate A/R. In quel caso le consigliamo di affidare il caso ad un legale.
- Nel secondo caso e' il costruttore che deve dimostrare le varianti apportate e giustificarle, non riuscendoci potrebbe forse addirittura chiedere il rimborso (visto che ha gia' pagato 17mila euro).
- Nel caso di accettazione tacita e' piu' complicato dimostrare che il preventivo fosse ancora in vigore, ma lo e' sia per lei sia per il costruttore.
La questione e' complessa, ma allo stato, in base a cio' che ha scritto, lei ha adempiuto ampiamente ai suoi obblighi. E' la controparte che deve richiedere altri soldi con mezzi ufficiali come le raccomandate A/R. In quel caso le consigliamo di affidare il caso ad un legale.
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