Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
4 luglio 2004
Cara ADUC, dovendo realizzare la copertura di un tetto con travi lamellari, il 20 maggio 2004 mi sono recato ad Alcamo (TP) presso la ditta GASPARE xxx SPA. Dopo aver raggiunto l'accordo per la cifra totale di euro 24.300 Iva inclusa, ho lasciato un assegno del mio conto corrente (senza la data, ed indicando come piazza d'emissione la citta' dove io abito ed ha sede la mia banca e cioe' TRABIA in provincia di Palermo) di euro 5.000, come acconto Nell'accordo che ho firmato, la ditta xxx si era impegnata ad offrirmi delle travi con lo spessore e la larghezza da me richieste e determinate, comunque, dai calcoli effettuati dal mio architetto. Ai primi di giugno comunico tramite fax una piccola variazione relativa alla lunghezza di alcune travi, piu' che altro dettati da motivi estetici senza variare la quantita' di legno da impiegare nel lavoro Mi rispondono, subito telefonicamente, che il problema non si pone.
Tant'e' che il 7 giugno mi inviano un fax dove viene rielencato tutto il materiale, da me ordinato il 20 maggio, piu' le piccole variazioni comunicate successivamente, col prezzo sempre di euro 24.300 e mi invitano a firmarlo ed inviarlo nuovamente a mezzo fax.
Cosa che ho fatto. L' indomani ricevo una telefonata dalla ditta xxx, dove mi dicono che non sono in grado di fornire la merce promessa, il giorno prima, rispettando lo spessore e la larghezza delle travi, da me richiesto. Faccio presente che proprio il giorno prima ho ricevuto un loro fax dove questo problema non era minimamente evidenziato!!!!!! Mi propongono una alternativa cambiando spessore e larghezza delle travi, mi riservo di parlarne col mio architetto il quale, rifacendo i calcoli, riesce a trovare una soluzione adoperando i nuovi parametri, penalizzando comunque l'aspetto estetico. Dopo aver comunicato la nuova soluzione alla ditta xxx, mi inviano un fax, in data 9 giugno, con le modifiche apportate, stavolta la cifra e di euro 26.676 Iva inclusa.!!!!! Facendo i calcoli noto che c'e' una differenza di circa 1 metro cubo in piu' di legname ed in base al prezzo che loro mi hanno praticato, euro 550 + Iva al metro cubo, non riesco a spiegarmi la differenza di quasi euro 2.400! Mi invitano pure a prendere una decisione quasi immediata in quanto loro devono ordinare il materiale visto che io desidero la consegna entro il termine prestabilito. Volendo comunque fare il lavoro, cancello sul fax, da loro inviatomi, la cifra di euro 26.676 e scrivo la cifra di euro 25.200 (quantizzando per eccesso anche l'eventuale sfrido) e il termine di consegna che deve comunque avvenire non oltre 30 gg dalla presente data. In giornata, dopo averlo firmato, invio lo stesso fax con le correzioni apportate. La ditta xxx, in data 11 giugno, mi invia un ulteriore fax dove, in via eccezionale!!!, mi viene praticato uno sconto di euro 676 e che pertanto la cifra totale diventa euro 26.000 e mi invita a firmare ed inviare tale fax senza apportare alcuna modifica!!!!!
Al che:
1) per la poca serieta' che la ditta xxx ha mostrato.
2) per il tipo di lavoro, offerto successivamente, che non soddisfa le mie esigenze relative all'aspetto estetico e non offre le stesse garanzie di buona riuscita nel tempo ho ritenuto opportuno, in data 11 giugno, scrivere una lettera raccomandata a. r. anticipata a mezzo fax, dove chiedo la risoluzione del contratto e la restituzione dell'acconto versato. In data 14 giugno ricevo un fax dall' avvocato, della ditta xxx, dove mi viene contestata in toto la mia lettera in quanto il "contratto" (preciso che io non ho mai firmato contratti, semmai preventivi, sempre via fax, con l'eccezione di quello del 20 maggio firmato nella loro sede) si e' validamente perfezionato tra le parti e tra l'altro all'interno di locale ove svolgesi l' attivita' commerciale!!!!
Ma la cosa strana che l'oggetto della lettera parla di contratto tra le parti del 9 giugno 2004!!!!! Ma come si evince dalla mia lettera, il 9 giugno 2004, io ho accettato si, la loro proposta, ma modificando il totale da euro 26.676 a euro 25.200. La conferma che la ditta xxx non abbia accettato le mie condizioni sta nel fax inviatomi in data 11 giugno che riporta la cifra di euro 26.000 e che io non ho mai accettato, anzi, ho chiesto la revoca di tutto. La lettera dell' avvocato continua dicendo, che io posso avvalermi della facolta' di recedere dal "contratto", purche' tenga indenne l'altra parte delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno (parole testuali) Io credo di non aver arrecato nessun danno alla ditta xxx, come loro sostengono, in quanto dalla documentazione in mio possesso si evince come le parti erano ancora in fase di contrattazione e definizione. E poi sono stati loro a non potermi fornire la merce da me richiesta Semmai il danneggiato sono io in quanto subiro' un ritardo nei lavori e non potro' rispettare gli impegni presi con la ditta appaltatrice per la copertura del tetto, visto che un'altra ditta, in alternativa alla Gaspare xxx, mi consegnera' il materiale non prima della fine di luglio. Evidenzio che l'assegno, relativo all'acconto, e' stato versato in banca il 14 giugno quindi dopo la mia lettera di revoca datata 11 giugno e anticipata a mezzo fax!!! In data 16 giugno ho ricevuto, dalla ditta xxx, una fattura di euro 5000, a me intestata, recante la data del 12 giugno!!! Tale fattura e' stata da me spedita indietro, con raccomandata a. r., motivando il fatto che per quella data non esisteva nessun tipo di rapporto tra lo scrivente e la ditta xxx, in quanto revocato con lettera del 11 giugno. Per quanto esposto desidero da voi un consiglio su come procedere per recuperare l'acconto da me versato e chiudere definitivamente la vicenda.
Sicuro in un vostro cortese e sollecito riscontro invio Cordiali Saluti
Donato, da Trabia (Palermo)
Tant'e' che il 7 giugno mi inviano un fax dove viene rielencato tutto il materiale, da me ordinato il 20 maggio, piu' le piccole variazioni comunicate successivamente, col prezzo sempre di euro 24.300 e mi invitano a firmarlo ed inviarlo nuovamente a mezzo fax.
Cosa che ho fatto. L' indomani ricevo una telefonata dalla ditta xxx, dove mi dicono che non sono in grado di fornire la merce promessa, il giorno prima, rispettando lo spessore e la larghezza delle travi, da me richiesto. Faccio presente che proprio il giorno prima ho ricevuto un loro fax dove questo problema non era minimamente evidenziato!!!!!! Mi propongono una alternativa cambiando spessore e larghezza delle travi, mi riservo di parlarne col mio architetto il quale, rifacendo i calcoli, riesce a trovare una soluzione adoperando i nuovi parametri, penalizzando comunque l'aspetto estetico. Dopo aver comunicato la nuova soluzione alla ditta xxx, mi inviano un fax, in data 9 giugno, con le modifiche apportate, stavolta la cifra e di euro 26.676 Iva inclusa.!!!!! Facendo i calcoli noto che c'e' una differenza di circa 1 metro cubo in piu' di legname ed in base al prezzo che loro mi hanno praticato, euro 550 + Iva al metro cubo, non riesco a spiegarmi la differenza di quasi euro 2.400! Mi invitano pure a prendere una decisione quasi immediata in quanto loro devono ordinare il materiale visto che io desidero la consegna entro il termine prestabilito. Volendo comunque fare il lavoro, cancello sul fax, da loro inviatomi, la cifra di euro 26.676 e scrivo la cifra di euro 25.200 (quantizzando per eccesso anche l'eventuale sfrido) e il termine di consegna che deve comunque avvenire non oltre 30 gg dalla presente data. In giornata, dopo averlo firmato, invio lo stesso fax con le correzioni apportate. La ditta xxx, in data 11 giugno, mi invia un ulteriore fax dove, in via eccezionale!!!, mi viene praticato uno sconto di euro 676 e che pertanto la cifra totale diventa euro 26.000 e mi invita a firmare ed inviare tale fax senza apportare alcuna modifica!!!!!
Al che:
1) per la poca serieta' che la ditta xxx ha mostrato.
2) per il tipo di lavoro, offerto successivamente, che non soddisfa le mie esigenze relative all'aspetto estetico e non offre le stesse garanzie di buona riuscita nel tempo ho ritenuto opportuno, in data 11 giugno, scrivere una lettera raccomandata a. r. anticipata a mezzo fax, dove chiedo la risoluzione del contratto e la restituzione dell'acconto versato. In data 14 giugno ricevo un fax dall' avvocato, della ditta xxx, dove mi viene contestata in toto la mia lettera in quanto il "contratto" (preciso che io non ho mai firmato contratti, semmai preventivi, sempre via fax, con l'eccezione di quello del 20 maggio firmato nella loro sede) si e' validamente perfezionato tra le parti e tra l'altro all'interno di locale ove svolgesi l' attivita' commerciale!!!!
Ma la cosa strana che l'oggetto della lettera parla di contratto tra le parti del 9 giugno 2004!!!!! Ma come si evince dalla mia lettera, il 9 giugno 2004, io ho accettato si, la loro proposta, ma modificando il totale da euro 26.676 a euro 25.200. La conferma che la ditta xxx non abbia accettato le mie condizioni sta nel fax inviatomi in data 11 giugno che riporta la cifra di euro 26.000 e che io non ho mai accettato, anzi, ho chiesto la revoca di tutto. La lettera dell' avvocato continua dicendo, che io posso avvalermi della facolta' di recedere dal "contratto", purche' tenga indenne l'altra parte delle spese sostenute, dei lavori eseguiti e del mancato guadagno (parole testuali) Io credo di non aver arrecato nessun danno alla ditta xxx, come loro sostengono, in quanto dalla documentazione in mio possesso si evince come le parti erano ancora in fase di contrattazione e definizione. E poi sono stati loro a non potermi fornire la merce da me richiesta Semmai il danneggiato sono io in quanto subiro' un ritardo nei lavori e non potro' rispettare gli impegni presi con la ditta appaltatrice per la copertura del tetto, visto che un'altra ditta, in alternativa alla Gaspare xxx, mi consegnera' il materiale non prima della fine di luglio. Evidenzio che l'assegno, relativo all'acconto, e' stato versato in banca il 14 giugno quindi dopo la mia lettera di revoca datata 11 giugno e anticipata a mezzo fax!!! In data 16 giugno ho ricevuto, dalla ditta xxx, una fattura di euro 5000, a me intestata, recante la data del 12 giugno!!! Tale fattura e' stata da me spedita indietro, con raccomandata a. r., motivando il fatto che per quella data non esisteva nessun tipo di rapporto tra lo scrivente e la ditta xxx, in quanto revocato con lettera del 11 giugno. Per quanto esposto desidero da voi un consiglio su come procedere per recuperare l'acconto da me versato e chiudere definitivamente la vicenda.
Sicuro in un vostro cortese e sollecito riscontro invio Cordiali Saluti
Donato, da Trabia (Palermo)
Risposta ADUC
il problema forse e' quello: doveva inviare una controproposta, non scrivere sopra al loro documento. In ogni caso, la sua firma e' comunque sul documento scarabocchiato, pertanto la sua volonta' dovrebbe essere desumibile e quindi le pretese della controparte contestabili in quanto, di fatto, non c'e' accordo tra di voi. Anzi, la loro controproposta a 26000 euro potrebbe essere considerata la prova della conoscenza della variazione da parte loro. Questo puo' gia' ribadirglielo (rilevando anche come nulla c'entri il diritto di recesso fuori dei locali commerciali; la sua e' una contestazione a fronte di inadempienza e di mancata accettazione delle modifiche da loro proposte). In ogni caso, per contestare in seguito le necessitera' un legale.
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