Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

21 giugno 2004
Domanda 21 giugno 2004
La sottoscritta residente a DAZIO (SO) in Via xxx, con la presente vorrebbe sottoporre alla Vs. attenzione quanto sta accadendo da 4 anni (a novembre saranno 5) presso l'abitazione propria e dei suoi 2 vicini. La sottoscritta e i sigg. Erica, suo marito Marcello, Prassede e Mauro nel 1993, con apposito rogito notarile, hanno acquistato dallo I. A. C. P. (ora A. L. E. R.) DI Sondrio delle unita' abitative a schiera in diritto di superficie novantanovvenale, rinnovabile, con annessa area pertinenziale, sempre in diritto di superficie, di comune godimento a pro di tutti i condomini, mentre verso il lato nord-est della via xxx, dove ognuno dispone di un cortiletto ad uso esclusivo (carraio e pedonale) semirecintato. Sull'area ad uso comune, in prossimita' dell'abitazione, divenuta di proprieta' del sig. Mauro, l'istituto alienante A. L. E. R. aveva fatto posizionare, fuori terra, un serbatoio di G. P. L. che, tramite apposita tubazione percorrente i cortiletti delle unita' abitative summenzionate, forniva ai medesimi riscaldamento e servizi annessi. Il suddetto ente aveva, a suo tempo, fatto pervenire a ciascun proprietario copia del certificato di prevenzione incendi relativo al deposito di GPL rilasciato dal competente Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Sondrio in data 02.12.1993 con scadenza 01.12.1996. Stante che della scadenza di tale certificato la sottoscritta si e' accorta solo circa dopo due anni e avvisati i vicini proprietari si preoccupava di procedere alla richiesta del rilascio di un nuovo certificato. Nelle more del procedimento amministrativo volto all'adeguamento dell'impianto di distribuzione del gas GPL alle vigenti norme di prevenzione incendi, il Sig. Mauro, con lettera del 29.11.1999, comunicava alla sottoscritta ed ai restanti due proprietari la sua volonta' di non usufruire per l'avvenire della fornitura del gas GPL proveniente dal serbatoio comune e, contestualmente, scollegava dall'impianto la sua abitazione. La sottoscritta deve premetter che i Vigili del Fuoco dopo aver fatto apposito sopralluogo riscontrarono un'incongruenza tra il progetto in loro possesso, che presentava il serbatoio interrato, mentre di fatto il serbatoio era fuori terra, cosi' come riportato correttamente sul certificato in nostro possesso. Il tutto comunque, a detta loro, era facilmente risolvibile mediante presentazione di un progetto di rettifica cioe' che rappresentava la situazione come di fatto era. A questo primo progetto, regolarmente approvato, ne sono seguiti altri 2 in quanto il sig. xxx trovava sempre dei "problemi" che prontamente faceva rilevare ai Vigili del fuoco e noi altri le adeguate soluzioni. I Vigili del Fuoco dal canto loro sono riusciti ad approvare un progetto, a revocarlo e a riapprovarlo in quanto asserivano che il sig. xxx, non utilizzando piu' l'impianto comune non acconsentiva che l'impianto restasse a meno di 10 metri dalla sua abitazione. Infatti le distanze, abbiamo saputo in seguito, devono essere di 10 metri dall'altrui proprieta' e cioe' sono da considerarsi esterne rispetto ad un'abitazione a meno che il proprietario non acconsenta a ridurre le distanze a 5 metri, considerandole cosi' distanze interne all'abitazione. La sottoscritta ha chiesto spiegazioni ai Vigili del Fuoco circa il fatto che avevano gia' rilasciato un certificato di prevenzione incendi per gli immobili in questione e la risposta e' stata che in origine vi era un unico proprietario Lo I. A. C. P. (ora ALER), pertanto il problema non sussisteva. Anche l'ALER e' stato prontamente interpellato sia telefonicamente che per iscritto, ma senza esito alcuno (non che ci si illudesse intendiamoci). Quindi progetto dopo progetto, lavoro dopo lavoro e relative spese i Vigili del Fuoco ci comunicano che fino a quando non viene definita la questione proprieta' loro non possono procedere con il rilascio del tanto agognato certificato di prevenzione incendi. Il paradosso e' che l'ALER queste abitazioni le ha costruite per vendere, anzi erano gia' vendute su progetto e quindi questo problema delle distanze non era possibile prevederlo o quanto meno segnalarlo in modo che si prendevano opportuni provvedimenti? Oppure e' stato commesso un errore nella stesura dell'atto in buona fede? Visto che nessuna risposta e' arrivata dall'ente avanti citato la cosa non ci fa ben pensare. In tutti questi anni ogni tentativo bonario di componimento della vertenza col sig. xxx ha sortito esito negativo, pertanto si chiedeva all'ALER un intervento, ovvero lo spostamento del serbatoio sull'altro lato delle abitazioni in quanto potremmo farlo autonomamente, ma non vorremmo in un futuro che ci si possa accusare di aver modificato una situazione che di fatto era cosi' all'acquisto delle abitazioni. Sono ormai 5 anni che sopperiamo alla mancanza di gas utilizzando delle bombole di 60 Kg, con tutti i disagi che ne derivano, improvvisa mancanza di gas sotto la doccia o durante la preparazione dei pasti per non parlare dell'inverno che da noi in montagna dura parecchio. Ci siamo rivolti alla Vostra organizzazione sperando di avere qualche indicazione o consiglio su come muoverci perche' veramente ci sentiamo veramente presi in giro. Ringraziando per l'attenzione prestata alla nota l'occasione e' gradita per porgere.
Cristina, da Dazio

Risposta ADUC
forse il punto e': chi risulta proprietario dell'impianto? Anche se il signore vostro vicino non vuole utilizzare il serbatoio, non e' forse anch'esso una parte comune, visto che originariamente veniva utilizzato da tutti quanti? Oppure nessuno di voi e' comproprietario e state tutti utilizzando (a vario titolo) detto impianto di terzi? A nostro avviso, c'e' comproprieta' del servizio e quindi il problema delle distanze non dovrebbe sussistere in quanto anche se materialmente vuole esserne esentato, anche quest'altro soggetto e' titolare di un diritto. Suggeriamo pero' di portare tutta la documentazione originaria ad un'associazione per la proprieta' edilizia, per verificare i termini corretti della questione e quindi appurare se detta tesi sia o meno legittima.
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