Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
2 giugno 2004
Gentile ADUC, ho visto con molto interesse il Vs. sito e vorrei presentare il mio caso che rispecchia la situazione di molti altri stranieri in Italia in attesa di riconoscimento della cittadinanza italiana.
Sono una cittadina extra-comunitaria con regolare permesso di soggiorno e contratto di lavoro a tempo indeterminato sposata con cittadino italiano. Come disposto dalle leggi in materia ho presentato domanda di cittadinanza italiana il 10/12/2001 presso la Prefettura di Mantova, competente per territorio, corredata da tutti i documenti necessari. Purtroppo devo testimoniare che i tempi che intercorrono tra la domanda e la risposta del Ministero del'Interno sono INDEFINITI e la tanto citata legge 241/90, che fissa il termine massimo in 730 giorni, viene regolarmente ignorata.
Nel mio caso per esempio il termine e' gia' scaduto da quasi 6 mesi ma conosco persone che aspettano da 3/4 anni.
I miei solleciti scritti alla Prefettura di Mantova non hanno prodotto alcun risultato a parte una laconica conferma scritta che tutta la pratica e' stata regolarmente inoltrata al Ministero dell'Interno ed e' in firma. Ma sono mesi che la mia pratica e' in firma!
Tra poche settimane per l'ennesima volta saro' costretta a rinnovare il permesso di soggiorno senza nemmeno avere una spiegazione, una data certa del riconoscimento della mia domanda.
Sono una lavoratrice regolare che paga le tasse in Italia, senza alcun precedente penale sia nel mio paese di origine sia in Italia, ma questo sembra non essere sufficiente.
Si parla tanto di diritto di voto agli immigrati, ma in realta' non vengono applicate nemmeno le leggi gia' in vigore come per esempio quella che dispone l'accoglimento della domanda di cittadinanza italiana entro un tempo massimo di 2 anni dalla presentazione della domanda stessa. Credo che il mio caso, che purtroppo ho scoperto essere assai frequente, sia un importante spunto di riflessione affinche' simili casi non si ripetano piu' e anch'io mi senta UGUALE DAVANTI ALLA LEGGE. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento e/o approfondimento del caso e, dopo aver provato tutte le strade, spero che almeno Voi possiate aiutarmi nel veder riconosciuti i miei Diritti.
Ringraziando anticipatamente dell'attenzione ricevuta si porgono cordiali saluti.
Gretel Carmina, da Schivenoglia/Mantova
Sono una cittadina extra-comunitaria con regolare permesso di soggiorno e contratto di lavoro a tempo indeterminato sposata con cittadino italiano. Come disposto dalle leggi in materia ho presentato domanda di cittadinanza italiana il 10/12/2001 presso la Prefettura di Mantova, competente per territorio, corredata da tutti i documenti necessari. Purtroppo devo testimoniare che i tempi che intercorrono tra la domanda e la risposta del Ministero del'Interno sono INDEFINITI e la tanto citata legge 241/90, che fissa il termine massimo in 730 giorni, viene regolarmente ignorata.
Nel mio caso per esempio il termine e' gia' scaduto da quasi 6 mesi ma conosco persone che aspettano da 3/4 anni.
I miei solleciti scritti alla Prefettura di Mantova non hanno prodotto alcun risultato a parte una laconica conferma scritta che tutta la pratica e' stata regolarmente inoltrata al Ministero dell'Interno ed e' in firma. Ma sono mesi che la mia pratica e' in firma!
Tra poche settimane per l'ennesima volta saro' costretta a rinnovare il permesso di soggiorno senza nemmeno avere una spiegazione, una data certa del riconoscimento della mia domanda.
Sono una lavoratrice regolare che paga le tasse in Italia, senza alcun precedente penale sia nel mio paese di origine sia in Italia, ma questo sembra non essere sufficiente.
Si parla tanto di diritto di voto agli immigrati, ma in realta' non vengono applicate nemmeno le leggi gia' in vigore come per esempio quella che dispone l'accoglimento della domanda di cittadinanza italiana entro un tempo massimo di 2 anni dalla presentazione della domanda stessa. Credo che il mio caso, che purtroppo ho scoperto essere assai frequente, sia un importante spunto di riflessione affinche' simili casi non si ripetano piu' e anch'io mi senta UGUALE DAVANTI ALLA LEGGE. Rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento e/o approfondimento del caso e, dopo aver provato tutte le strade, spero che almeno Voi possiate aiutarmi nel veder riconosciuti i miei Diritti.
Ringraziando anticipatamente dell'attenzione ricevuta si porgono cordiali saluti.
Gretel Carmina, da Schivenoglia/Mantova
Risposta ADUC
Purtroppo, nonostante le previsioni normative, in particolar modo quella da lei citata, l'ordinamento italiano, tanto meno la
normativa in materia di immigrazione, non predispone adeguati strumenti giudiziali per contrastare le inerzie della pubblica
amministrazione, ne' sanzioni disciplinari adeguate, ne' conferisce poteri al giudice civile che possano sostituirsi in tutto e per
tutto alle decisioni delle amministrazioni competenti. Spesso rimedi previsti impongono, a coloro che sperano di accelerare la
propria pratica, ulteriori spese e altro tempo per attendere la giustizia richiesta. Tuttavia, poiche' non sussistono altre vie se
non quelle giurisdizionali, le consigliamo, in primo luogo di individuare con esattezza il responsabile del procedimento (ai sensi
della 241/90) relativo alla sua pratica presso la prefettura, individuare altresi' l'ufficio (con indirizzo preciso a Roma) competente per la cosiddetta "firma" e intimare entrambi al compimento del provvedimento richiesto o a giustificare i motivi del ritardo, entro e non oltre trenta giorni dal ricevimento della racc. a. r.. Dopo tale termine, potra' adire il Tribunale Amministrativo Regionale per il "silenzio" (ovvero inerzia) della Pubblica Amministrazione, nonche' la Procura della Repubblica per omissione d'atti d'ufficio. Tuttavia e' il caso di avvertire che tali procedure avranno con ogni probabilita' un esito negativo, vista la tendenza della Giustizia italiana a giustificare gli enormi ritardi di questure e prefetture e ministeri, con la motivazione della grande mole di lavoro che da qualche anno li ha investiti.
Le consigliamo, in ogni caso, e nell'attesa, di presentare quanto prima domanda di carta di soggiorno alla Questura di Mantova, che
e' documento di soggiorno "definitivo" e che le risparmierebbe i rinnovi del permesso ogni due anni.
Aduc - Immigrazione
normativa in materia di immigrazione, non predispone adeguati strumenti giudiziali per contrastare le inerzie della pubblica
amministrazione, ne' sanzioni disciplinari adeguate, ne' conferisce poteri al giudice civile che possano sostituirsi in tutto e per
tutto alle decisioni delle amministrazioni competenti. Spesso rimedi previsti impongono, a coloro che sperano di accelerare la
propria pratica, ulteriori spese e altro tempo per attendere la giustizia richiesta. Tuttavia, poiche' non sussistono altre vie se
non quelle giurisdizionali, le consigliamo, in primo luogo di individuare con esattezza il responsabile del procedimento (ai sensi
della 241/90) relativo alla sua pratica presso la prefettura, individuare altresi' l'ufficio (con indirizzo preciso a Roma) competente per la cosiddetta "firma" e intimare entrambi al compimento del provvedimento richiesto o a giustificare i motivi del ritardo, entro e non oltre trenta giorni dal ricevimento della racc. a. r.. Dopo tale termine, potra' adire il Tribunale Amministrativo Regionale per il "silenzio" (ovvero inerzia) della Pubblica Amministrazione, nonche' la Procura della Repubblica per omissione d'atti d'ufficio. Tuttavia e' il caso di avvertire che tali procedure avranno con ogni probabilita' un esito negativo, vista la tendenza della Giustizia italiana a giustificare gli enormi ritardi di questure e prefetture e ministeri, con la motivazione della grande mole di lavoro che da qualche anno li ha investiti.
Le consigliamo, in ogni caso, e nell'attesa, di presentare quanto prima domanda di carta di soggiorno alla Questura di Mantova, che
e' documento di soggiorno "definitivo" e che le risparmierebbe i rinnovi del permesso ogni due anni.
Aduc - Immigrazione
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