Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
28 maggio 2004
Segnalo il seguente fatto e sarei grata di un vs. commento in merito.
Ho comprato un piccolo appartamento ancora in costruzione. Poiche' c'e' un soggiorno con angolo cucina, mi consigliano di farmi fare gia' un progetto per la cucina, che deve essere naturalmente su misura.
Vado insieme a mia madre in un negozio di mobili di sua fiducia (ha comprato lei stessa i mobili 30 anni prima e successivamente anche qualche anno fa). Non conosco di persona il proprietario, ma e' un negozio che esiste da 50 anni a Trieste. Il fatto che prima si chiamava Mobili San Giusto ed ora Casa Design non ha per me una rilevanza particolare, la proprieta' e' sempre della stessa famiglia. Viene fatto dunque il progetto da un arredatore/venditore e decido, su loro consiglio, di usufruire di un finanziamento di euro 8.700 ad interessi 0, cominciando gia' a pagare la prima rata nel settembre 2003, anche se in effetti la consegna effettiva della cucina sara' appena a marzo 2004, quando si presume sara' pronto l'appartamento. Mi e' stata consegnata merce per euro 1.000 (un tavolo e delle sedie che erano gia' in negozio). Capisco che il primo nostro errore e' stato qui, pagare prima di avere, ma la ditta di mobili era senza macchia e senza peccato e degna di fiducia, e quindi per noi non c'era nessun rischio. D'altra parte, poiche' in futuro avrei avuto anche il mutuo da pagare, pensavo di alleggerirmi almeno del costo della cucina!
Agli inizi di marzo 2004 telefona l'arredatore per fare un ulteriore sopralluogo nell'appartamento, ai fini di una conferma delle misure della cucina, prima mandarle alla fabbrica. Neanche 15 giorni piu' tardi ritelefona l'arredatore/venditore per dire che ci sono dei problemi legati al proprietario del negozio e che la cucina non puo' ordinarla. Ora, ci dice, l'attivita' del negozio e' stata rilevata da un'altra persona.
Ci presentiamo in negozio insieme ad un avvocato per essere meglio tutelati. Si presente il nuovo titolare, un impresario edile che aveva fatto qualche tempo prima i lavori di ristrutturazione del negozio, dicendoci che era stato praticamente costretto a prendere lui in mano l'attivita' per poter recuperare i crediti che vantava nei confronti del vecchio proprietario e a tale fine aveva creato, a fine dicembre 2003, una nuova ditta (Diaz arredamenti). Lui pero' non si assumeva le obbligazioni dell'altro, che aveva gia' ricevuto i soldi dalla finanziaria senza ordinare la cucina. L'unico favore che poteva fare era quello di rivenderci la cucina a prezzo di costo, rinunciando ad ogni suo guadagno. La situazione al punto attuale e' la seguente: il nostro avvocato ha scritto una raccomandata al vecchio proprietario, rimasta inevasa anche se e' stata ritirata (vedi ricevuta di ritorno). Si e' messo in contatto con la finanziaria, appurando che il titolare del negozio era stato pagato subito (sett. 2003) e che quindi non potevano bloccare il finanziamento ed io dovevo continuare a pagare. Ora l'avvocato ha presentato un ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti del vecchio proprietario, di cui non sappiamo piu' niente. Sembra siano coinvolti una ventina di clienti in episodi simile al nostro. Secondo il nuovo titolare la maggior parte ha accettato la proposta di ricomprarsi i mobili a prezzo di costo. A detta dell'avvocato non possiamo far altro che aspettare l'iter della legge, con una prospettiva pari quasi a 0 di poter recuperare qualcosa. L'altra settimana ci e' arrivato pure l'invito da parte del nuovo proprietario a festeggiare insieme l'apertura ufficiale della nuova gestione (l'invito era a nome di mio padre poiche' risulta fra i vecchi clienti). L'avvocato sconsiglia di dare pubblicita' alla cosa, coinvolgendo il nuovo proprietario. Forse dal punto di vista legale non avra' colpe, ma dal punto di vista commerciale non mi sembra corretto nemmeno lui. Ho chiesto perche' sono venuti a fare gli ultimi rilievi se la situazione era gia' nota. Mi hanno risposto che nessuno sapeva niente fino a qualche giorno prima. Cosa si puo' fare? Vi saluto cordialmente.
Andrea, da Muggia (Ts)
Ho comprato un piccolo appartamento ancora in costruzione. Poiche' c'e' un soggiorno con angolo cucina, mi consigliano di farmi fare gia' un progetto per la cucina, che deve essere naturalmente su misura.
Vado insieme a mia madre in un negozio di mobili di sua fiducia (ha comprato lei stessa i mobili 30 anni prima e successivamente anche qualche anno fa). Non conosco di persona il proprietario, ma e' un negozio che esiste da 50 anni a Trieste. Il fatto che prima si chiamava Mobili San Giusto ed ora Casa Design non ha per me una rilevanza particolare, la proprieta' e' sempre della stessa famiglia. Viene fatto dunque il progetto da un arredatore/venditore e decido, su loro consiglio, di usufruire di un finanziamento di euro 8.700 ad interessi 0, cominciando gia' a pagare la prima rata nel settembre 2003, anche se in effetti la consegna effettiva della cucina sara' appena a marzo 2004, quando si presume sara' pronto l'appartamento. Mi e' stata consegnata merce per euro 1.000 (un tavolo e delle sedie che erano gia' in negozio). Capisco che il primo nostro errore e' stato qui, pagare prima di avere, ma la ditta di mobili era senza macchia e senza peccato e degna di fiducia, e quindi per noi non c'era nessun rischio. D'altra parte, poiche' in futuro avrei avuto anche il mutuo da pagare, pensavo di alleggerirmi almeno del costo della cucina!
Agli inizi di marzo 2004 telefona l'arredatore per fare un ulteriore sopralluogo nell'appartamento, ai fini di una conferma delle misure della cucina, prima mandarle alla fabbrica. Neanche 15 giorni piu' tardi ritelefona l'arredatore/venditore per dire che ci sono dei problemi legati al proprietario del negozio e che la cucina non puo' ordinarla. Ora, ci dice, l'attivita' del negozio e' stata rilevata da un'altra persona.
Ci presentiamo in negozio insieme ad un avvocato per essere meglio tutelati. Si presente il nuovo titolare, un impresario edile che aveva fatto qualche tempo prima i lavori di ristrutturazione del negozio, dicendoci che era stato praticamente costretto a prendere lui in mano l'attivita' per poter recuperare i crediti che vantava nei confronti del vecchio proprietario e a tale fine aveva creato, a fine dicembre 2003, una nuova ditta (Diaz arredamenti). Lui pero' non si assumeva le obbligazioni dell'altro, che aveva gia' ricevuto i soldi dalla finanziaria senza ordinare la cucina. L'unico favore che poteva fare era quello di rivenderci la cucina a prezzo di costo, rinunciando ad ogni suo guadagno. La situazione al punto attuale e' la seguente: il nostro avvocato ha scritto una raccomandata al vecchio proprietario, rimasta inevasa anche se e' stata ritirata (vedi ricevuta di ritorno). Si e' messo in contatto con la finanziaria, appurando che il titolare del negozio era stato pagato subito (sett. 2003) e che quindi non potevano bloccare il finanziamento ed io dovevo continuare a pagare. Ora l'avvocato ha presentato un ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti del vecchio proprietario, di cui non sappiamo piu' niente. Sembra siano coinvolti una ventina di clienti in episodi simile al nostro. Secondo il nuovo titolare la maggior parte ha accettato la proposta di ricomprarsi i mobili a prezzo di costo. A detta dell'avvocato non possiamo far altro che aspettare l'iter della legge, con una prospettiva pari quasi a 0 di poter recuperare qualcosa. L'altra settimana ci e' arrivato pure l'invito da parte del nuovo proprietario a festeggiare insieme l'apertura ufficiale della nuova gestione (l'invito era a nome di mio padre poiche' risulta fra i vecchi clienti). L'avvocato sconsiglia di dare pubblicita' alla cosa, coinvolgendo il nuovo proprietario. Forse dal punto di vista legale non avra' colpe, ma dal punto di vista commerciale non mi sembra corretto nemmeno lui. Ho chiesto perche' sono venuti a fare gli ultimi rilievi se la situazione era gia' nota. Mi hanno risposto che nessuno sapeva niente fino a qualche giorno prima. Cosa si puo' fare? Vi saluto cordialmente.
Andrea, da Muggia (Ts)
Risposta ADUC
non sappiamo dirle se realmente la nuova societa' non abbia rilevato debiti e crediti; su questo aspetto e' il legale che deve illuminarvi effettuando le necessarie ricerche. Infatti, se ci fosse stata cessione dell'azienda, sarebbe stato ceduto anche il contratto (debiti e crediti, appunto). Ma fuori da questo caso, e se si tratta di una nuova attivita', l'unica strada e' quella che gia' state percorrendo.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti