Venerdì 5 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

22 aprile 2004
Domanda 22 aprile 2004
Un paio d'anni fa, prima di sposarmi, io e il mio attuale marito siamo andati in posta per aprire un unico conto Banco Posta da utilizzare in comune. La direttrice dell'ufficio ci ha indicato cio' che le serviva per poter aprire il conto e ci ha detto di ripassare di li' dopo una decina di giorni in modo che ci avrebbe consegnato tutto cio' che ci sarebbe servito per poter usufruire del servizio.
Dopo 10 giorni vado in posta per ritirare il tutto, ma la direttrice mi dice che il conto non puo' essere aperto in comune, ma che solo io potevo usufruire del servizio in quanto, da qualche parte, c'e' un omonimo di mio marito che e' stato protestato e di conseguenza mio marito non puo' aprire nessun tipo di conto presso le poste italiane.
Mio marito non ha digerito la discriminazione subita ingiustamente.
Lui e' una persona onesta e non merita di essere trattato come un delinquente solo perche' qualcuno che ha il suo stesso nome e cognome ne fa di cotte e di crude.
Possiamo andare dalla direttrice dell'ufficio postale e richiedere l'apertura in comune del conto Banco Posta? Se si rifiuta, cosa possiamo fare per difendere i diritti di mio marito?
Non vorrei che questo tipo di trattamento lo possa discriminare, ingiustamente, anche in altre situazioni di consumatore.
Vi prego di darmi una risposta.
Cordiali saluti.
Antonella, da Sangiano

Risposta ADUC
ottenere l'apertura di conto non e' un diritto, ne' e' un delinquente colui che non si veda accolta la richiesta. Cio' che e' possibile contestare, sono decisioni false o pretestuose. Nel caso specifico, il potenziale fornitore del servizio vuole evitare potenziali disguidi e complicanze dovute ad omonimia. Detto sinceramente, e' un motivo stupido in quanto non si vede come cio' potrebbe dare problemi alle poste. Ma nondimeno l'ufficio ha diritto di rifiutare qualsiasi richiesta di apertura per qualsiasi personalissimo motivo, purche' non sia, appunto, falso. Quando si tratta di soldi da dare ed avere, non esiste l'obbligo per nessuno di accettare per forza una controparte che s'ipotizzi (per qualsiasi motivo) possa soggettivamente creare difficolta'. Cio' premesso, andate pure a parlare con la direttrice per cercare di convincerla e trovare un accordo: ma con fare conciliante, non pretenzioso, in quanto sarebbe l'atteggiamento sbagliato.
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