Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

8 marzo 2004
Domanda 8 marzo 2004
Questa e' la copia che ho intenzione di invaire alla societa Alitalia. Scusate la lunghezza del testo ma e' per spiegare bene i fatti.
Cortesemente gradirei un vostro consiglio. RingraziandoVi anticipatamente l'occasione mi e' gradita per porgerVi distinti saluti.
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Con la presente intendo portarVi a conoscenza di una spiacevole vicenda che mi e' accaduta e, pertanto, espongo quanto segue: in occasione delle festivita' di inizio anno avevo programmato, assieme ai miei familiari, di trascorrere una vacanza a Rio de Janeiro, dove saremmo stati ospiti di una nostra parente, li' residente da circa 30 anni.
Purtroppo pero', quello che avrebbe dovuto essere un Capodanno speciale e diverso da tutti gli altri, si e' rivelato una vera e propria Odissea.
Mi presento: xxxxxx.
Essendo io in possesso di doppio passaporto: quello Italiano, che era scaduto, e quello Maltese, che invece era valido, decisi di partire utilizzando quest'ultimo e, pertanto, mi sono preventivamente informato sull'eventuale necessita' di visto d'ingresso, presso la compagnia aerea Alitalia a cui ci siamo affidati e alla polizia di frontiera dell'aeroporto Leonardo da Vinci.
Ed entrambi, hanno confermato che non avevo bisogno di alcun visto d'ingresso.
Premetto che essendo un impiegato Telecom Italia posso dare riscontro materiale a quest'informazione.
Acquistati i biglietti, siamo partiti dall'aeroporto di Fiumicino con il volo Alitalia AZ 674 Roma-San Paolo del Brasile del 29/12/2003 delle ore 21.50 da Roma, destinazione S. Paolo del Brasile, dopo di che avremmo dovuto prendere la coincidenza del volo Varig RG 8865 con destinazione finale a Rio de Janeiro.
Sbarcati a San Paolo del Brasile, al controllo passaporti del punto di frontiera, l'addetto mi ha contestato la mancanza del visto d'ingresso; quindi, ribaltando quanto mi era stato affermato dall'Alitalia e dalla Polizia di Frontiera Italiana.
Alla mia richiesta di spiegazioni per cio' che al momento ritenevo un equivoco, e' stato chiamato in causa il responsabile di turno del controllo passaporti, che e' apparso subito molto nervoso e ostile nei miei confronti. Infatti, mentre una gentile addetta dell'Alitalia si stava prodigando per far chiarezza sulla vicenda, il responsabile, a voce alta e gesti minacciosi, m'intimava di fare silenzio asserendo che, senza il visto d'ingresso sul mio passaporto, sarei stato immediatamente rimpatriato.
Deluso e stanco per il lungo viaggio, ho chiesto se fosse possibile qualche altra soluzione; ma, per tutta risposta, sono stato spintonato a forza da quelli che suppongo fossero altri agenti di sicurezza, dato che erano in borghese e non avevano alcun tesserino di riconoscimento. Questi, mentre mi strattonavano per portarmi non so dove, mi urlavano delle parole a me incomprensibili che immagino, visto il tono e il modo, non siano state delle belle parole.
A tal punto, mia moglie, che aveva gia' superato il controllo di frontiera, vista quella scena da film poliziesco, si e' impaurita ed e' tornata indietro con mio figlio per cercare di capire quanto stava accadendo.
Alla sua richiesta di spiegazioni, gli addetti, che all'inizio le hanno dimostrato indifferenza, si sono improvvisamente spazientiti intimando anche a lei in malo modo di fare silenzio.
Vista l'acclarata insensibilita' delle autorita' brasiliane verso delle persone stanche per aver affrontato 12 ore di viaggio e con un bambino al seguito, dell'incompatibilita' di linguaggio, abbiamo chiesto gentilmente in spagnolo che ci potevano essere forniti i numeri dell'Ambasciata Italiana.
Per tutta risposta, ci sono stati tolti tutti i nostri documenti con i relativi titoli di viaggio e siamo stati letteralmente trascinati fuori del punto di frontiera e fatti piantonare da un agente di sicurezza dell'aeroporto.
Sempre piu' stanchi e intimoriti, abbiamo chiesto all'addetta dell'Alitalia i numeri telefonici dell'ambasciata italiana e maltese in Brasile, ma questa, dopo averci rassicurati, si e' dileguata e non ne' abbiamo piu' avuto notizia.
Grazie alla momentanea disponibilita' dell'agente di sicurezza che ci piantonava, sono riuscito a raggiungere i telefoni, li' vicino, e comunicare con le due ambasciate.
Al dott. La Salandra del consolato italiano di San Paolo del Brasile, dopo aver spiegato la situazione incresciosa in cui mi trovavo, ho chiesto di voler provvedere al fine che mia moglie e mio figlio potessero proseguire il viaggio e raggiungere i nostri parenti a Rio, considerando che la loro documentazione era in regola.
Invece, per conto mio, preso contatto con la dott. ssa Rossella Bagio del consolato maltese di San Paolo del Brasile, le ho chiesto se c'era un'eventuale soluzione che mi avesse consentito di proseguire il mio viaggio.
Faccio presente che per tutto il tempo trascorso nell'aerostazione, nessuno si e' presentato a noi per darci spiegazioni o per farci da traduttore.
Verso le 14: 00, cioe' 6 ore di attesa, e solo dopo aver preso contatto con un amico a Roma che lavora presso l'Alitalia, si e' presentato a noi il caposcalo dell'Alitalia, tale signor Miguel, che ci ha illustrato dettagliatamente la situazione, portandoci altresi' a conoscenza che le autorita' di frontiera avevano redatto un verbale nei confronti di mia moglie, nel quale le veniva contestata la violazione di un articolo di non so quale gravita'.
Dopo vari e ripetuti contatti con i nostri consolati, da questi sono partiti dei documenti indirizzati ai fax della polizia di frontiera brasiliana e, a detta del sig. Miguel, che era il nostro unico interlocutore con le autorita' brasiliane, tali documenti, giunti alle ore 16: 55, spiegavano l'equivoco a cui ero accorso e chiedevano per me una concessione di visto provvisorio per rimediare all'impasse, mentre per mia moglie e mio figlio, di poter proseguire il loro normale viaggio.
Accompagnati dal signor Miguel e dagli addetti aeroportuali brasiliani a prendere il volo AZ 673 delle ore 17.30 del giorno 30/12/03, con destinazione Milano e successiva coincidenza per Roma, del nostro calvario e' giunto l'epilogo.
Ora, illustrati i fatti della spiacevole vicenda accorsami, visto che sicuramente non e' una cosa che vi capitera' spesso, mi sorgono spontanee due domande, riconducendomi una trasmissione che sarebbe inerente alla mia vicenda e' sono queste: visto che, la compagnia Alitalia in base al suo Articolo 12 non si prende alcuna responsabilita' in merito alle informazioni sulle documentazione inerente alla destinazione del passeggero al check-in perche' chiede l'esibizione dei documenti? Perche' l'addetta Alitalia devo dire molto gentilmente, dopo il suo controllo al terminale mi ha dato la famosa risposta dicendomi che non mi occorreva nessun visto sul mio passaporto, non mi ha detto chiaramente e subito di rivolgermi direttamente all'Ambasciata interessata?. Ora con la presente visto che la precedente non ha suscitato nessuna soluzione in merito alla mia vicenda, e devo essere sincero con grande delusione, rimettendomi alla vostra clemenza e bonta' chiedo perlomeno non tanto il rimborso materiale dei biglietti almeno tre titoli di viaggio di pari importo da poter magari utilizzare entro l'anno corrente, per far si che almeno tutto questa brutta storia alla fine sia un po' meno dolorosa almeno dal punto di vista morale.
Certo di un Vs. cortese interessamento, invio distinti saluti.
Giampiero, da Roma.
P. S.
Per amor di verita' e completezza delle informazioni faccio presente che, dopo il mio rientro a Roma, in merito all'errata informazione ricevuta, circa la necessita' o meno del mio visto d'ingresso in Brasile, l'addetto Alitalia mi ha riferito che l'errore e' nato per aver letto le sole prime righe della norma vigente e, quindi, di aver male interpretato.
Infatti, quelle prime righe asseriscono la non obbligatorieta' del visto ai cittadini maltesi, ma ai soli insigniti del cavalierato dell'ordine di Malta; mentre, per tutti gli altri, e' necessario.

Risposta ADUC
ci raccomandiamo d'inviare la contestazione per raccomandata A/R. In ogni caso, il vettore si occupa solo del viaggio, non ha funzione di polizia di frontiera in luogo delle autorita' locali (pertanto, e' all'ambasciata brasiliana, effettivamente, che occorreva chiedere informazioni).
La contestazione sul vettore, e' possibile nel momento in cui ci sono i termini per dimostrare che e' stato quest'ultimo ad indurvi in errore.
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