Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
16 febbraio 2004
IMP International Masters Publishers - richiesta di pagamento tramite lo Studio Legale Maltarolo di Milano.
Circa due anni fa, inviando la tipica cartolina allegata alle riviste, mi fu recapitato il primo numero gratuito di un corso per computer venduto per corrispondenza dalla IMP. Vista la pochezza del materiale didattico, tramite e-mail comunicai la mia volonta' di non ricevere i successivi numeri del corso. Purtroppo un mio familiare ritiro' il secondo numero, mentre il terzo non fu addirittura ritirato.
Con successive e-mail (che, purtroppo, non ho conservato) informai la IMP dell'accaduto, rendendomi disponibile a restituire (a loro spese, in quanto preventivamente avevo comunicato la mia volonta' di non ricevere ulteriore materiale relativo al corso) il secondo numero erroneamente ritirato. Le loro risposte, tardive ed evasive, vertevano costantemente sul mio obbligo a pagare il 2° e 3° (mai ritirato) numero. Vista la loro ottusita', smisi di rispondere ai loro solleciti, ai quali nel frattempo si era sostituita la societa' di recupero crediti LegalNord.
Mi rendo perfettamente conto che la mia posizione non puo' considerarsi "cristallina" e "inattaccabile". Tuttavia, se non ho mai rispedito il 2° numero, ne' ho mai inoltrato i miei reclami tramite la classica raccomandata con ricevuta di ritorno, e' solo perche' i costi che avrei dovuto sostenere sarebbero stati identici a quanto mi veniva richiesto in pagamento.
Purtroppo in questi giorni mi e' stata recapitata, tramite posta ordinaria, una lettera di un certo Studio Legale Maltarolo & Associati di Milano (ma chi mi dice che tale studio legale agisca per conto e su mandato della IMP?), col quale mi si invita a versare la somma di euro 62, 52 (dati da euro 22, 52 relativi al 2° e 3° numero del corso, piu' euro 40, 00 per spese di incasso e gestione pratica) da effettuarsi su un c/c postale intestato allo Studio Legale (non alla IMP!).
Se non ottempero a tale sollecito, mi si informa che verra' adito un non specificato Giudice (ma quale? ubicato dove?) perche' venga emessa una sentenza di condanna, che comportera' ulteriori spese di giudizio a mio carico in quanto parte soccombente.
A questo punto, purtroppo, comincio a preoccuparmi e a pormi le seguenti domande:.
1. sulla base della vostra esperienza riguardo a casi analoghi, tale lettera e' da considerarsi un espediente per forzare il cliente a pagare (il quale ottempera solo per non dover subire future spese giudiziali e di avvocato), ma che in realta' non avra' seguito vista l'irrisorieta' della cifra e l'imprevedibilita' del giudizio del giudice? Oppure e' da intendersi come la prima tappa di un percorso che portera' sicuramente alla sentenza del giudice?
2. cosa consigliate di fare? Continuare a far finta di nulla o rispondere con una lettera raccomandata a/r? Eventualmente rispedendo il materiale didattico (se ancora lo conservo) a suo tempo inviatomi?
3. nel caso in cui vi fosse una sentenza del giudice a me sfavorevole, tale sentenza in pratica in cosa consiste e a quali ulteriori spese verrei condannato?
4. la sentenza di tale giudice e' impugnabile presso il Giudice di Pace del comune nel quale sono residente?
Vi ringrazio anticipatamente per qualunque suggerimento vogliate fornirmi. Cordiali saluti.
Marco, da Pomezia
Circa due anni fa, inviando la tipica cartolina allegata alle riviste, mi fu recapitato il primo numero gratuito di un corso per computer venduto per corrispondenza dalla IMP. Vista la pochezza del materiale didattico, tramite e-mail comunicai la mia volonta' di non ricevere i successivi numeri del corso. Purtroppo un mio familiare ritiro' il secondo numero, mentre il terzo non fu addirittura ritirato.
Con successive e-mail (che, purtroppo, non ho conservato) informai la IMP dell'accaduto, rendendomi disponibile a restituire (a loro spese, in quanto preventivamente avevo comunicato la mia volonta' di non ricevere ulteriore materiale relativo al corso) il secondo numero erroneamente ritirato. Le loro risposte, tardive ed evasive, vertevano costantemente sul mio obbligo a pagare il 2° e 3° (mai ritirato) numero. Vista la loro ottusita', smisi di rispondere ai loro solleciti, ai quali nel frattempo si era sostituita la societa' di recupero crediti LegalNord.
Mi rendo perfettamente conto che la mia posizione non puo' considerarsi "cristallina" e "inattaccabile". Tuttavia, se non ho mai rispedito il 2° numero, ne' ho mai inoltrato i miei reclami tramite la classica raccomandata con ricevuta di ritorno, e' solo perche' i costi che avrei dovuto sostenere sarebbero stati identici a quanto mi veniva richiesto in pagamento.
Purtroppo in questi giorni mi e' stata recapitata, tramite posta ordinaria, una lettera di un certo Studio Legale Maltarolo & Associati di Milano (ma chi mi dice che tale studio legale agisca per conto e su mandato della IMP?), col quale mi si invita a versare la somma di euro 62, 52 (dati da euro 22, 52 relativi al 2° e 3° numero del corso, piu' euro 40, 00 per spese di incasso e gestione pratica) da effettuarsi su un c/c postale intestato allo Studio Legale (non alla IMP!).
Se non ottempero a tale sollecito, mi si informa che verra' adito un non specificato Giudice (ma quale? ubicato dove?) perche' venga emessa una sentenza di condanna, che comportera' ulteriori spese di giudizio a mio carico in quanto parte soccombente.
A questo punto, purtroppo, comincio a preoccuparmi e a pormi le seguenti domande:.
1. sulla base della vostra esperienza riguardo a casi analoghi, tale lettera e' da considerarsi un espediente per forzare il cliente a pagare (il quale ottempera solo per non dover subire future spese giudiziali e di avvocato), ma che in realta' non avra' seguito vista l'irrisorieta' della cifra e l'imprevedibilita' del giudizio del giudice? Oppure e' da intendersi come la prima tappa di un percorso che portera' sicuramente alla sentenza del giudice?
2. cosa consigliate di fare? Continuare a far finta di nulla o rispondere con una lettera raccomandata a/r? Eventualmente rispedendo il materiale didattico (se ancora lo conservo) a suo tempo inviatomi?
3. nel caso in cui vi fosse una sentenza del giudice a me sfavorevole, tale sentenza in pratica in cosa consiste e a quali ulteriori spese verrei condannato?
4. la sentenza di tale giudice e' impugnabile presso il Giudice di Pace del comune nel quale sono residente?
Vi ringrazio anticipatamente per qualunque suggerimento vogliate fornirmi. Cordiali saluti.
Marco, da Pomezia
Risposta ADUC
il fatto e' che la risoluzione del rapporto doveva avvenire per raccomandata e comunque solo se il primo numero era in regalo: in tutti gli altri casi, la sua e' una risoluzione anticipata che per essere accolta richiede od il consenso della controparte od almeno la corresponsione di una penale da parte sua. Tenendo conto del fatto che comunque sia una penale dovrebbe pagarla (il contratto lo ha voluto attivare lei e da questo ne derivano conseguenze ben specifiche) il primo punto che si rileva e' che le comunicazioni giunte per lettera semplice e' bene vengano ignorate. A fronte invece di una richiesta formale per raccomandata A/R, puo' contestare di non aver mai ricevuto alcuna comunicazione della cessione del credito e specificando che si ritiene obbligato solo nei confronti dell'editore e solo per quanto previsto in contratto.
Ma cio' premesso, l'obbligo sussiste e la cosa migliore sarebbe trovare un accordo informale.
Cio' che le chiediamo e' che prenda piu' sul serio gli obblighi contrattuali: il fatto che ipotizzi di restituire adesso il materiale (che, ad esempio, non risulta neanche mai consegnato, pertanto e' semmai su questo punto che potrebbe giocare di furbizia: ammettere cose che si possono negare e poi violare palesemente gli obblighi contrattuali non e' la cosa migliore da fare) vuol dire che non ha chiaro il concetto di contratto: ed e' questo il motivo per cui ha commesso delle ingenuita', risultando inadempiente mentre pensava di non star facendo nulla di male.
Un contratto e' un obbligo formale. Risolverlo si puo', ma occorre un altro atto scritto che lo conclami. E se non c'e' accordo tra le parti (in fondo non e' ammissibile che sia solo una parte a decidere se proseguire o meno il contratto senza neanche dover dare qualcosa in cambio) occorrera' che la risoluzione avvenga dietro corresponsione di una penale: fissata tra le parti o dal giudice.
Il "giudice" che venisse adito e' il primo grado (non siamo cosi' convinti che lo faranno, ma potrebbero e legittimamente): l'opposizione avverso tale sentenza sarebbe solo in Cassazione. Lei puo' comunque opporre la mancanza di competenza ove non venisse adito il giudice della sua zona di residenza: ma presentandosi in udienza (motivo per cui, se deve andare all'udienza tanto vale che risolva tutto in tale sede, se fosse possibile evitare rinvii).
Ma cio' premesso, l'obbligo sussiste e la cosa migliore sarebbe trovare un accordo informale.
Cio' che le chiediamo e' che prenda piu' sul serio gli obblighi contrattuali: il fatto che ipotizzi di restituire adesso il materiale (che, ad esempio, non risulta neanche mai consegnato, pertanto e' semmai su questo punto che potrebbe giocare di furbizia: ammettere cose che si possono negare e poi violare palesemente gli obblighi contrattuali non e' la cosa migliore da fare) vuol dire che non ha chiaro il concetto di contratto: ed e' questo il motivo per cui ha commesso delle ingenuita', risultando inadempiente mentre pensava di non star facendo nulla di male.
Un contratto e' un obbligo formale. Risolverlo si puo', ma occorre un altro atto scritto che lo conclami. E se non c'e' accordo tra le parti (in fondo non e' ammissibile che sia solo una parte a decidere se proseguire o meno il contratto senza neanche dover dare qualcosa in cambio) occorrera' che la risoluzione avvenga dietro corresponsione di una penale: fissata tra le parti o dal giudice.
Il "giudice" che venisse adito e' il primo grado (non siamo cosi' convinti che lo faranno, ma potrebbero e legittimamente): l'opposizione avverso tale sentenza sarebbe solo in Cassazione. Lei puo' comunque opporre la mancanza di competenza ove non venisse adito il giudice della sua zona di residenza: ma presentandosi in udienza (motivo per cui, se deve andare all'udienza tanto vale che risolva tutto in tale sede, se fosse possibile evitare rinvii).
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti