Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

9 febbraio 2004
Domanda 9 febbraio 2004
tassa fissa per asporto rifiuti.
Sono un professionista, iscritto all'albo degli ingegneri della provincia di Venezia. Ho uno studio di consulenza ed organizzazione aziendale sito nel comune di Stra (VE).
Dall'anno 1999 il comune e' passato da un sistema di asporto rifiuti centralizzato ad un sistema differenziato suddiviso per utente singolo. Esso consta in pratica di differenziare: carta e similari da una parte; vetro, alluminio etc. da un'altra ed infine quello che viene definito non riciclabile in un'altra ancora.
Come ingegnere, data la tipologia della mia professione, produco esclusivamente rifiuti cartacei e quindi riciclabili.
In un primo tempo l'azienda di asporto rifiuti in accordo con il Comune di Stra proposero alla cittadinanza un costo del non riciclabile pari ad un "tot" per prelievo adducendo la teoria: chi piu' consuma piu' paga, mentre per i riciclabili il prelievo assumeva una forma di gratuita'.
Dall'anno 2000 il Comune ha comunicato alla cittadinanza un cambio dei parametri trasformando il costo del non riciclabile in una tassa fissa in funzione delle persone facenti capo all'intestatario della partita iva, piu' un minimo fisso garantito di prelievi (12 minimi obbligatori) ad un costo di "tot" a prelievo.
Analizzata questa nuova (obbligatoria) proposta ho immediatamente evidenziato la mia situazione (di produrre solamente carta e quindi riciclabile) e dell'ingiustizia alla quale dovevo sottostare.
In una prima istanza mi fu presentata l'opportunita' di ritornare il contenitore dedicato al "non riciclabile" (il che mi avrebbe permesso di evitare il pagamento del tributo fisso dovuto agli svuotamenti) e di tutto il resto. Cosa che fu da me puntualmente fatta.
In data 1 febbraio 2004 ricevo una fattura, da parte della societa' di sporto rifiuti, con la quale mi si addebita comunque il costo fisso annuo del prelievo del non riciclabile adducendo motivazioni di obbligo, in quanto io risiedo nel Comune e come tale devo sobbarcarmi i costi del servizio perche' l'automezzo passa sotto il mio studio indipendentemente che io ne utilizzi il servizio o meno.
L'importo e' di circa 60 euro all'anno e quindi irrisorio, ma trovo ingiusto pagare una tassa per un servizio che non riguarda me e tutti i professionisti come me.
Chiedo gentilmente se questo mio ragionamento e' corretto, e nel caso, come possa far valere i miei diritti.
Distinti saluti Cristiano, da Stra/Venezia

Risposta ADUC
in realta', non e' proprio corretto. La tariffa e' comunque prevista per il semplice fatto di avere un immobile, in quanto questo comporta due fattori: il primo e' che tutti coloro che risiedono nel Comune devono -solo per quello- contribuire alle spese di gestione di uno dei servizi essenziali della comunita' (banalmente, non c'e' solo la produzione di rifiuti lavorativa e domestica, ma anche la cartaccia gettata in terra) al pari di come -per fare un esempio- si debbano pagare le spese condominiali a prescindere dell'effettivo uso che si faccia di un servizio specifico (il vecchino che esce di casa alle 7 di mattina ed al piu' tardi rientra alle 5 di pomeriggio, forse non accende mai la luce delle scale, a differenza del giovane nottambulo, ma nondimeno la spesa e' dovuta in quanto la parte e' comune). La seconda, e' che anche fosse solo in minima parte (e difatti la tassa richiesta e' molto bassa) lei utilizza effettivamente il servizio e quindi e' sensato che ne corrisponda il corrispettivo.
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