Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
2 febbraio 2004
Non so se questo sia il comparto corretto ma voglio porvi il quesito su una pratica commerciale: la finitura del prodotto nell'acquisto di abbigliamento.
Mi riferisco al costo che ormai sempre viene aggiunto dal commerciante per "finire" il prodotto acquistato.
Ad esempio: orlo dei pantaloni, accorciamento maniche giacca/camicia, etc...
A mio modesto avviso il prezzo esposto dovrebbe riferirsi al prezzo del prodotto finito e utilizzabile, ivi compresi pertanto i summenzionati aggiustamenti. Nella prassi ormai diffusa (eccetto alcuni commercianti onesti) tali interventi vengono considerati "riparazioni" (compro un prodotto gia' da riparare?) ed il relativo costo va ad aumentare il prezzo pagato (es: pantalone 50 ¤ + 5¤ di riparazione = aumento del 10% del prezzo).
Altrimenti compro un prodotto "semifinito" (pantalone senza orlo) il che non mi sembra la promessa di vendita.
Tale prassi incide percentualmente sui saldi in modo piu' che proporzionale.
Inoltre produce una discriminazione fra gli acquirenti: un individuo "in taglia" compra una giacca la paga il prezzo esposto, la mette nel sacco e la porta a casa potendola usare, mentre un individuo che non ha tale fortuna, deve aggiungere 5-10¤ per ad es. accorciare le maniche, per l'accollo, ecc.. Nei casi piu' sfortunati finisce con l'aggiungere anche 30¤.
Non mi sembra lecito e a quanto mi risulta per gli acquisti fatti all'estero (cito Francia, Canada, USA, Austria) non mi e' mai capitato di sentirmi richiedere un aumento per tali aggiustamenti.
Esistono sentenze o norme a riguardo? Se si perche' non si diffondono? Se no perche' non ci si e' pensato? (Una volta, fino almeno a meta' anni 80 tale prassi non esisteva neppure in Italia, e chi la praticava era considerato un disonesto).
A proposito perche' tra le vostre categorie di riferimento il commercio non e' previsto?
Saluti Luca, da Milano
Mi riferisco al costo che ormai sempre viene aggiunto dal commerciante per "finire" il prodotto acquistato.
Ad esempio: orlo dei pantaloni, accorciamento maniche giacca/camicia, etc...
A mio modesto avviso il prezzo esposto dovrebbe riferirsi al prezzo del prodotto finito e utilizzabile, ivi compresi pertanto i summenzionati aggiustamenti. Nella prassi ormai diffusa (eccetto alcuni commercianti onesti) tali interventi vengono considerati "riparazioni" (compro un prodotto gia' da riparare?) ed il relativo costo va ad aumentare il prezzo pagato (es: pantalone 50 ¤ + 5¤ di riparazione = aumento del 10% del prezzo).
Altrimenti compro un prodotto "semifinito" (pantalone senza orlo) il che non mi sembra la promessa di vendita.
Tale prassi incide percentualmente sui saldi in modo piu' che proporzionale.
Inoltre produce una discriminazione fra gli acquirenti: un individuo "in taglia" compra una giacca la paga il prezzo esposto, la mette nel sacco e la porta a casa potendola usare, mentre un individuo che non ha tale fortuna, deve aggiungere 5-10¤ per ad es. accorciare le maniche, per l'accollo, ecc.. Nei casi piu' sfortunati finisce con l'aggiungere anche 30¤.
Non mi sembra lecito e a quanto mi risulta per gli acquisti fatti all'estero (cito Francia, Canada, USA, Austria) non mi e' mai capitato di sentirmi richiedere un aumento per tali aggiustamenti.
Esistono sentenze o norme a riguardo? Se si perche' non si diffondono? Se no perche' non ci si e' pensato? (Una volta, fino almeno a meta' anni 80 tale prassi non esisteva neppure in Italia, e chi la praticava era considerato un disonesto).
A proposito perche' tra le vostre categorie di riferimento il commercio non e' previsto?
Saluti Luca, da Milano
Risposta ADUC
non possiamo condividere le sue considerazioni. Certo, sarebbe possibile che l'onere per le correzioni sia mantenuto a carico del venditore, pero' questa puo' solo essere una scelta. Infatti, l'acquisto non avviene da un sarto per un vestito su misura: si tratta invece di un abito preconfezionato, venduto nelle condizioni in cui si trova: ove si abbia voglia o necessita' di apportare modifiche, quella e' una propria esigenza suppletiva.
Non stia a fossilizzarsi sulla parola "riparazione": in questo caso e' un termine improprio. Di fatto, e' un eventuale adattamento alla propria persona di un abito gia' preconfezionato.
Inoltre, anche in quei casi in cui venissero venduti dei pantaloni senza orlo, per adeguarlo poi alle singole misure partendo da un pezzo unico, non ci sarebbe nulla di male, purche' questo fatto risultasse dichiarato: e quindi, in caso venisse venduto ad un certo prezzo, espressamente indicato, un capo come dice lei "semifinito" non ci sarebbe niente di male: l'importante e' che cio' sia chiaro e palese. Lei e' poi libero di decidere se accettarlo o meno.
Ne' ha alcun senso parlare di discriminazione di taglia. Esistono PIU' taglie: ognuno si sceglie la sua ed all'interno di ogni taglia ogni singola persona ha le sue proprie caratteristiche ed imperfezioni, che non sono uguali per tutti (anche se occorre ricordare che taglie diverse possono anche avere prezzi diversi). Se un capo perfetto per una persona specifica NON ESITE, ci sono due possibilita': o si sopporta la piccola imperfezione, o ci si rivolge ad un sarto, oppure ci si accontenta delle modifiche sul capo preconfezionato che propone il negoziante.
Che i negozianti potrebbero fare questo piacere, siamo d'accordo: ma pretenderlo senza tenere conto quanto sopra indicato, non e' corretto.
In che senso, il commercio non e' previsto come categoria?? Ci pare che ce ne occupiamo ampiamente. Forse, non usiamo la parola in quanto troppo generica, ma sicuramente ci occupiamo di tali materie.
Non stia a fossilizzarsi sulla parola "riparazione": in questo caso e' un termine improprio. Di fatto, e' un eventuale adattamento alla propria persona di un abito gia' preconfezionato.
Inoltre, anche in quei casi in cui venissero venduti dei pantaloni senza orlo, per adeguarlo poi alle singole misure partendo da un pezzo unico, non ci sarebbe nulla di male, purche' questo fatto risultasse dichiarato: e quindi, in caso venisse venduto ad un certo prezzo, espressamente indicato, un capo come dice lei "semifinito" non ci sarebbe niente di male: l'importante e' che cio' sia chiaro e palese. Lei e' poi libero di decidere se accettarlo o meno.
Ne' ha alcun senso parlare di discriminazione di taglia. Esistono PIU' taglie: ognuno si sceglie la sua ed all'interno di ogni taglia ogni singola persona ha le sue proprie caratteristiche ed imperfezioni, che non sono uguali per tutti (anche se occorre ricordare che taglie diverse possono anche avere prezzi diversi). Se un capo perfetto per una persona specifica NON ESITE, ci sono due possibilita': o si sopporta la piccola imperfezione, o ci si rivolge ad un sarto, oppure ci si accontenta delle modifiche sul capo preconfezionato che propone il negoziante.
Che i negozianti potrebbero fare questo piacere, siamo d'accordo: ma pretenderlo senza tenere conto quanto sopra indicato, non e' corretto.
In che senso, il commercio non e' previsto come categoria?? Ci pare che ce ne occupiamo ampiamente. Forse, non usiamo la parola in quanto troppo generica, ma sicuramente ci occupiamo di tali materie.
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