Giovedì 4 giugno 2026
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Cara ADUC

Lettera del consumatore

17 gennaio 2004
Domanda 17 gennaio 2004
Vi invio tramite e-mail una copia della lettera inviata al negozio Morgano et alii.
Al Maglificio Morgano SpA.
Al negozio Morgano BG - Riccardo SNC.
Il giorno 21/12/03, alle ore 17.00 mi sono recato presso il negozio Morgano in Largo Porta Nuova, 11 a Bergamo per acquistare un regalo natalizio destinato a mia madre che vive a Padova.
Per l'occasione scelgo una coppia di "gemelli" entrambi taglia 46 (ciclista donna manica corta: art. A3I80-8270.0, colore aragosta 6110, prezzo listino 39.90 EUR; giacchina: art. A3I80-8271.0, colore aragosta 6110, prezzo listino 56.50 EUR).
Approfittando di una promozione "compri 2, paghi il terzo un euro", acquisto una sciarpa grigia per 1 euro (sciarpa: art. A3I39-9893.0, prezzo listino 25.00 EUR). Totale 97.40 EUR come da scontrino allegato. La commessa, al momento di consegnarmi lo scontrino, lo attacca con una graffetta al cartoncino, griffato Morgano, e mi dice di conservarlo per eventuali cambi.
Sfortunatamente la maglia risulta non essere della taglia corretta. Pertanto il giorno 29/12/03 alle ore16.00, telefono al negozio Morgano di Bergamo chiedendone la sostituzione. Alla risposta affermativa del negoziante chiedo gentilmente che vengano messi da parte gli stessi articoli acquistati ma di taglia 48 (ciclista donna manica corta: art. A3I80-8270.0, colore aragosta 6110, prezzo listino 39.90 EUR; giacchina: art. A3I80-8271.0, colore aragosta 6110, prezzo listino 56.50 EUR), in modo da sostituire il prodotto non appena in citta'. La commessa telefonicamente afferma che non c'e' nessun problema.
Il giorno 03/01/04 mi reco alle ore 12.00 presso il negozio Morgano di Bergamo per la sostituzione dei capi, ma la commessa, contrariamente a quanto dettomi al telefono, mi avverte che quanto richiesto alcuni giorni prima non c'e' piu'. Chiedo immediatamente se e' possibile ricevere il cambio direttamente dalla casa madre (Maglificio Morgano - Morgano (TV) - Via Bosco 22) e mi viene detto che non e' possibile.
Di fronte al mio disappunto la stessa mi propone di acquistare una coppia di "gemelli" di colore azzurro (colore 7252) oppure carota (colore 9234). Non riuscendo a mettermi in contatto con mia madre a Padova dal negozio, scelgo il colore azzurro (colore 7252) premettendo che se non sara' gradito mi faro' vivo per un eventuale cambio.
A casa mia madre prova il nuovo set e si accorge che la maglietta sotto e' differente da quella originariamente comprata, cioe' senza maniche (ciclista donna smaniato rasato: art. A3I80-9665.0, colore celeste 7252, prezzo listino 46.00 EUR).
Richiamo nuovamente il negoziante in data 04/12/03 nel pomeriggio. La commessa con cui avevo trattato non e' presente e mi risponde la proprietaria cui chiedo come mi devo comportare visto che non riesco ad ottenere i capi scelti inizialmente. La proprietaria del negozio, sig. ra Antonia, mi dice che e' stato fatto gia' troppo: due sostituzioni dei "gemelli". Al massimo puo' sostituirmela una terza ma di restituire i soldi non se ne parla e abbozza qualcosa sul fatto che sono passati i giorni per la sostituzione del prodotto, dandomi dell'ignorante in materia legislativa.
Il giorno 07/01/04 torno nel negozio Morgano di Bergamo alle ore 15.40 e chiedo un cambio della coppia di "gemelli" sbagliati con la una coppia simile all'originale carota (ciclista donna manica corta: art. A3I80-8270.0, colore carota 9234, prezzo listino 39.90 EUR; giacchina: art. A3I80-8271.0, colore carota 9234, prezzo listino 56.50 EUR). La commessa, dopo aver rilevato l'errore nel darmi la maglia "ciclista smanicata", comincia a controllare i vari capi in mia presenza: ci sono solo magliette smanicate di taglia 48 oppure un completo fucsia (colore 6194) che non mi interessa. Dal colloquio evinco che nulla in quel negozio, di taglia 48, puo' sostituire la mia originale scelta (ciclista donna manica corta: art. A3I80-8270.0, colore aragosta 6110, prezzo listino 39.90 EUR; giacchina: art. A3I80-8271.0, colore aragosta 6110, prezzo listino 56.50 EUR).
A questo punto chiedo nuovamente la sostituzione del capo tramite la casa madre di Morgano (TV) che io stesso contatto. Mi viene risposto che e' dovere del negoziante e non del cliente contattare la casa madre.
Dopo una mia telefonata in data 08/01/04 il negoziante si rifiuta di contattare la casa di Treviso per ordinare un cambio soddisfacente e accetta di restituirmi il denaro avvertendomi di non entrare piu' nel suo negozio. La sera stessa mi reco presso Morgano di Bergamo per la restituzione del denaro ma la commessa tentenna: visto e considerato che il capo era stato comprato con la promozione "2+1 ad 1 euro" e il costo della sciarpa va scorporato.
Avendola pagata come da scontrino fiscale 1 EUR, nonostante tutta la merce sia in saldo, la commessa calcola 25 EUR di differenza di cui chiedo testimonianza con un nuovo scontrino come da legge vigente.
La commessa si rifiuta di procedere e mi dice di portare anche la sciarpa per riottenere l'intera somma.
In data 12/01/04 alle ore 18.55, mi reco nuovamente nel negozio Morgano di Bergamo con la sciarpa e lo scontrino fiscale per la restituzione del denaro. La commessa sostiene che devo parlare con i titolari che stanno un altro negozio o che devo ripassare un altro giorno. Chiedo di poter parlare con i titolari e dopo due telefonate in cui non mi fa dialogare con gli stessi, finalmente mi mette in comunicazione. Ricevo una serie di insulti e improperi a mio nome cito testualmente: "devo tornare in negozio prendermi la merce che non va bene e non e' mio diritto avanzare alcuna richiesta di restituzione del denaro". Anzi per rincarare la dose vengo invitato "a discutere in sede legali del problema", "a rivolgermi alle associazioni di consumatori che tanto non fanno nulla", "alla casa madre che non puo' dire niente" e infine essendo le 19.25 della sera vengo pesantemente invitato ad uscire dal negozio "che la sua commessa sta chiudendo" altrimenti sarebbe stata chiamata la forza pubblica (carabinieri) ". Nello stesso tempo mi viene urlato di non rimettere piu' piede nel negozio dove attualmente giace sia la merce inutilizzata che i 97.40 EUR da me sborsati.
Non ho altro da aggiungere, aspetto un vostro segnale Cordiali saluti Fabio, da Padova

Risposta ADUC
tenga presente che la sostituzione e' un favore, non un diritto. E sicuramente non ha nessun elemento per esigere che le vengano rimborsati i soldi. E' vero: hanno gia' fatto molto e se le consentono una terza sostituzione le fanno gia' un favore. In effetti, le sue conoscenze legislative non sono molto solide, ma lo stesso puo' pero' dirsi anche per la negoziante in quanto (seppur a suo favore) fa riferimento ad un termine per la sostituzione che non esiste legislativamente -ci sono delle garanzie contrattuali che lo prevedono, pero' non c'e' nessuna disposizione di legge che preveda la possibilita' di una sostituzione in caso non ci siano vizi di produzione.
A questo punto, la situazione tra di voi e' degenerata: lei sta avanzando delle pretese che non ha, ma essendole stato concesso di chiedere accettando sin dall'inizio le sue pretese, i negozianti si sono messi in condizione di contribuire a creare il caos. Tuttavia, e' pur vero che loro possono decidere di fermarsi nel momento che meglio credono, ed avranno sempre ragione. Riteniamo pero' che consentendole di lasciare li' la merce (ma se fanno i furbi e lo negano, come lo dimostra??) abbiano commesso un errore in quanto lei puo' sostenere che implicitamente abbiano anche stavolta accettato un cambio da parte sua.
Invii pertanto una raccomandata A/R, dettando un termine di 15 gg per provvedere alla consegna della merce secondo la richiesta originaria (tanto vale procedere cosi') dando avviso che in difetto agira' in giudizio. Se non negano che lei abbia lasciato li' soldi e merce, qualcosa le dovranno rendere. Al limite, l'ultimo completo azzurro che ha scelto (scelto da lei, liberamente) ma comunque qualcosa.
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