Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
7 gennaio 2004
Ringrazio in anticipo per l'eventuale risposta.
Ecco il mio quesito: Nella primavera del 2002 decido di sostituire la mia caldaia domestica ormai resasi irriparabile.
Chiedo un paio di preventivi, ma vista la scarsa disponibilita' delle persone sentite, decido infine di sentire un amico artigiano/installatore, sebbene non esattamente di mestiere, con il quale sono legato da una conoscenza e fiducia ultra ventennale. Eseguito il sopralluogo si dichiara disponibile al lavoro per 800 Euro piu' il costo della caldaia e bollitore da scegliere (esclusa IVA). Propendo per un modello a condensazione appena uscita sul mercato e mi informo da un fornitore (conoscente sia mio che dell'installatore) relativamente sul costo. Mi dice il prezzo di listino (circa 4300 Euro esclusa IVA) dal quale possiamo levare tranquillamente circa il 40% (non avete letto male... proprio 40 percento!!!) e che corrisponde ad un normale prezzo di vendita proposto per un cliente occasionale. Visto il forte sconto e la bonta' del prodotto propostomi rispetto ad altre produzioni, do l'ok per l'ordine e avviso l'installatore del mio accordo con il fornitore. Purtroppo, per svariati motivi, la merce arriva solo dopo un paio di mesi (siamo a fine agosto) e l'installatore (cliente abituale dell'amico fornitore) mi chiede se devo pensare io oppure lui al ritiro della caldaia e del bollitore: rispondo che non potendo contare su un furgone o camioncino per il trasporto se puo' provvedere lui.
In circa 4 giorni, dopo varie peripezie, si completa l'installazione. La caldaia funziona egregiamente e appaga le mie aspettative, sebbene vi sia qua e la' qualche difettuccio di posa in opera. A fine settembre, al momento di saldare il conto arriva l'amara sorpresa! L'amico (?) artigiano/installatore mi presenta una fattura che ancora non riesco a digerire sebbene sia passato oltre un anno. Il costo della manodopera e' rimasta quella pattuita (ovvero 800 euro) ma la caldaia con il bollitore non mi vengono piu' venduti al prezzo concordato con il fornitore ma ad uno molto piu' alto. In poche parole: un bene che avevo pattuito con il fornitore per circa 2600 Euro, l'installatore, solo per averselo caricato come merce e avermelo consegnato (le spese di montaggio a sua cura erano gia' state concordate a parte...) me lo fatturava ben 3600 Euro circa (ovvero quasi il 40% in piu' di quello che avevo contrattato io).
Sono ovviamente caduto dalle nuvole e non credevo a quello che leggevano i miei occhi. Ho ovviamente contestato e fatto notare al mio amico (!?) artigiano/installatore che il prezzo non era quello ma che probabilmente c'era stato uno sbaglio. Per tutta risposta mi presentava immediatamente il preventivo di spesa (mai visto prima di quel pomeriggio) e un foglio stampato datogli dall'amico fornitore (credo la bolla di consegna con i prezzi scritti) che lui ha dichiarato essere la fattura di vendita. Non ho potuto che dargli un'occhiata veloce visto che mi e' stata fatta vedere da lontano e per un breve istante... Mi sono immediatamente recato dall'amico fornitore per un chiarimento e li' ho capito che forse qualcosa non era andato per il verso giusto tra gli accordi presi tra noi tre. Consultando il terminale inavvertitamente il fornitore ha fatto vedere a me a mio fratello (presente in varie fasi di tutta la faccenda) il prezzo di acquisto praticato a suo tempo all'installatore.
Beh, come era ovvio e non ho niente da ridire, esso era addirittura inferiore a quello che mi era stato proposto.
Lo sconto praticato a lui quale cliente abituale, era quasi del 50%. In pratica sul bene oggetto dell'installazione l'artigiano mi praticava un sovrapprezzo di circa il 65% in piu' rispetto a quello a lui costato.
Ci siamo sentiti con l'installatore a piu' riprese ma non siamo venuti in alcun modo ad un accordo, ognuno arroccato sulle proprie ragioni.
Dopo pochi giorni dall'ultimo contatto mi e' arrivata una diffida a pagare dal suo avvocato e ho risposto con una raccomandata dove proponevo un accordo sulla base di quanto da me pattuito con il fornitore e con assegno non trasferibile. L'assegno era della somma di 2675 Euro (beni e materiali vari cosi' come da me concordato con il fornitore) + 800 Euro (manodopera) + IVA. Nella raccomandata ho incluso la clausola di non incassare l'assegno se non ritenuto soddisfatto dell'accordo che gli proponevo.
L'assegno l'ha incassato il giorno stesso ma per tutta risposta il suo avvocato mi ha scritto che lo riteneva solo un acconto sulla somma totale di oltre 5300 Euro riportata in fattura.
Nel frattempo e' passato un anno e pochi giorni fa ho ricevuto dal giudice di pace un decreto ingiuntivo a pagare la somma residua.
La storia non e' finita ma di sicuro ho perso un amico artigiano (che per i suoi capricci mi ha fatto passare molte notti insonni...) e soprattutto un onesto amico fornitore che, messo tra due fuochi, mi ha tolto il saluto e si e' dovuto tenere per ragioni di convenienza il suo cliente abituale.
In conclusione.... Che posso fare adesso?????????????
E' possibile che ci sia un mercato dove un bene viene venduto dai concessionari agli installatori con questo genere di sconti? In sede di eventuale giudizio, cosa posso fare per tutelare il mio accordo con il fornitore? Se avessi saputo il prezzo che poi mi e' stato applicato di certo non avrei accettato...
Esiste una sentenza, un sorta di arbitrato, un qualsiasi mezzo per uscire da questa storia in maniera soddisfacente?
Chiedo scusa per la lungaggine e la cortesia di aver letto fin qui.
Grazie Sergio, da Macerata
Ecco il mio quesito: Nella primavera del 2002 decido di sostituire la mia caldaia domestica ormai resasi irriparabile.
Chiedo un paio di preventivi, ma vista la scarsa disponibilita' delle persone sentite, decido infine di sentire un amico artigiano/installatore, sebbene non esattamente di mestiere, con il quale sono legato da una conoscenza e fiducia ultra ventennale. Eseguito il sopralluogo si dichiara disponibile al lavoro per 800 Euro piu' il costo della caldaia e bollitore da scegliere (esclusa IVA). Propendo per un modello a condensazione appena uscita sul mercato e mi informo da un fornitore (conoscente sia mio che dell'installatore) relativamente sul costo. Mi dice il prezzo di listino (circa 4300 Euro esclusa IVA) dal quale possiamo levare tranquillamente circa il 40% (non avete letto male... proprio 40 percento!!!) e che corrisponde ad un normale prezzo di vendita proposto per un cliente occasionale. Visto il forte sconto e la bonta' del prodotto propostomi rispetto ad altre produzioni, do l'ok per l'ordine e avviso l'installatore del mio accordo con il fornitore. Purtroppo, per svariati motivi, la merce arriva solo dopo un paio di mesi (siamo a fine agosto) e l'installatore (cliente abituale dell'amico fornitore) mi chiede se devo pensare io oppure lui al ritiro della caldaia e del bollitore: rispondo che non potendo contare su un furgone o camioncino per il trasporto se puo' provvedere lui.
In circa 4 giorni, dopo varie peripezie, si completa l'installazione. La caldaia funziona egregiamente e appaga le mie aspettative, sebbene vi sia qua e la' qualche difettuccio di posa in opera. A fine settembre, al momento di saldare il conto arriva l'amara sorpresa! L'amico (?) artigiano/installatore mi presenta una fattura che ancora non riesco a digerire sebbene sia passato oltre un anno. Il costo della manodopera e' rimasta quella pattuita (ovvero 800 euro) ma la caldaia con il bollitore non mi vengono piu' venduti al prezzo concordato con il fornitore ma ad uno molto piu' alto. In poche parole: un bene che avevo pattuito con il fornitore per circa 2600 Euro, l'installatore, solo per averselo caricato come merce e avermelo consegnato (le spese di montaggio a sua cura erano gia' state concordate a parte...) me lo fatturava ben 3600 Euro circa (ovvero quasi il 40% in piu' di quello che avevo contrattato io).
Sono ovviamente caduto dalle nuvole e non credevo a quello che leggevano i miei occhi. Ho ovviamente contestato e fatto notare al mio amico (!?) artigiano/installatore che il prezzo non era quello ma che probabilmente c'era stato uno sbaglio. Per tutta risposta mi presentava immediatamente il preventivo di spesa (mai visto prima di quel pomeriggio) e un foglio stampato datogli dall'amico fornitore (credo la bolla di consegna con i prezzi scritti) che lui ha dichiarato essere la fattura di vendita. Non ho potuto che dargli un'occhiata veloce visto che mi e' stata fatta vedere da lontano e per un breve istante... Mi sono immediatamente recato dall'amico fornitore per un chiarimento e li' ho capito che forse qualcosa non era andato per il verso giusto tra gli accordi presi tra noi tre. Consultando il terminale inavvertitamente il fornitore ha fatto vedere a me a mio fratello (presente in varie fasi di tutta la faccenda) il prezzo di acquisto praticato a suo tempo all'installatore.
Beh, come era ovvio e non ho niente da ridire, esso era addirittura inferiore a quello che mi era stato proposto.
Lo sconto praticato a lui quale cliente abituale, era quasi del 50%. In pratica sul bene oggetto dell'installazione l'artigiano mi praticava un sovrapprezzo di circa il 65% in piu' rispetto a quello a lui costato.
Ci siamo sentiti con l'installatore a piu' riprese ma non siamo venuti in alcun modo ad un accordo, ognuno arroccato sulle proprie ragioni.
Dopo pochi giorni dall'ultimo contatto mi e' arrivata una diffida a pagare dal suo avvocato e ho risposto con una raccomandata dove proponevo un accordo sulla base di quanto da me pattuito con il fornitore e con assegno non trasferibile. L'assegno era della somma di 2675 Euro (beni e materiali vari cosi' come da me concordato con il fornitore) + 800 Euro (manodopera) + IVA. Nella raccomandata ho incluso la clausola di non incassare l'assegno se non ritenuto soddisfatto dell'accordo che gli proponevo.
L'assegno l'ha incassato il giorno stesso ma per tutta risposta il suo avvocato mi ha scritto che lo riteneva solo un acconto sulla somma totale di oltre 5300 Euro riportata in fattura.
Nel frattempo e' passato un anno e pochi giorni fa ho ricevuto dal giudice di pace un decreto ingiuntivo a pagare la somma residua.
La storia non e' finita ma di sicuro ho perso un amico artigiano (che per i suoi capricci mi ha fatto passare molte notti insonni...) e soprattutto un onesto amico fornitore che, messo tra due fuochi, mi ha tolto il saluto e si e' dovuto tenere per ragioni di convenienza il suo cliente abituale.
In conclusione.... Che posso fare adesso?????????????
E' possibile che ci sia un mercato dove un bene viene venduto dai concessionari agli installatori con questo genere di sconti? In sede di eventuale giudizio, cosa posso fare per tutelare il mio accordo con il fornitore? Se avessi saputo il prezzo che poi mi e' stato applicato di certo non avrei accettato...
Esiste una sentenza, un sorta di arbitrato, un qualsiasi mezzo per uscire da questa storia in maniera soddisfacente?
Chiedo scusa per la lungaggine e la cortesia di aver letto fin qui.
Grazie Sergio, da Macerata
Risposta ADUC
a nostro avviso, se aveva concordato un prezzo col fornitore, doveva concludere il contratto con lui e non passare attraverso il "mediatore". Infatti, a questo punto non si puo' veramente sapere di chi sia la colpa, in quanto -a parte il presunto prezzo che avete visto al computer che per quanto ne sappiamo potrebbe non essere vero (del resto, o e' falso quello, o e' falso quello sulla ricevuta, pertanto non si puo' contare sull'onesta' della persona) e la fattura esibita ha un altro costo. Probabilmente e' vero, si sono accordati entrambi per maggiorare il prezzo a lei. Pero' non e' cosi' automatico, potrebbe anche aver mentito solo il fornitore, nel prometterle un prezzo prima ed applicargliene uno diverso dopo.
Comunque sia, lei si e' mosso bene, contestando con quel poco che aveva. Ad ogni modo, lei non ha prove -a meno che il fornitore non testimoni a suo favore. Per fortuna, non ci sono prove neanche a favore della controparte. Pertanto, puo' opporsi al decreto ingiuntivo, agendo in giudizio e sostenendo quanto gia' ha affermato: che l'accordo era diverso. Come conseguenza, il giudice potra' rilevare che non ci siano prove a sostegno ne' dell'una ne' dell'altra parte, potendosi pertanto orientrare verso una decisione in via equitativa.
Per il futuro, si faccia fare preventivi scritti, naturalmente.
Comunque sia, lei si e' mosso bene, contestando con quel poco che aveva. Ad ogni modo, lei non ha prove -a meno che il fornitore non testimoni a suo favore. Per fortuna, non ci sono prove neanche a favore della controparte. Pertanto, puo' opporsi al decreto ingiuntivo, agendo in giudizio e sostenendo quanto gia' ha affermato: che l'accordo era diverso. Come conseguenza, il giudice potra' rilevare che non ci siano prove a sostegno ne' dell'una ne' dell'altra parte, potendosi pertanto orientrare verso una decisione in via equitativa.
Per il futuro, si faccia fare preventivi scritti, naturalmente.
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