Venerdì 5 giugno 2026
Menu
Cara ADUC

Lettera del consumatore

17 ottobre 2003
Domanda 17 ottobre 2003
Spett. le ADUC, Chi Vi scrive e' l'ex titolare, o peggio il titolare (visto che contrariamente a quanto credevo il rapporto di clientela con l'Istituto bancario di cui vi diro' non e' ancora cessato) di un c/c presso l'agenzia di Giugliano in Campania della "Banca ANTOVENETA".
Le mie disavventure iniziano con una richiesta ed una conseguente concessione, da parte dell'istituto di cui ho detto, di un prestito agrario a tasso agevolato della durata di un anno.
Su tale arco temporale c'e' da fare una prima riflessione in quanto, alla scadenza del prestito sono venuto a conoscenza del fatto che l'istituto ha computato nel calcolo dell'anno non 12 mesi bensi' 11, ma di tutto cio' non se ne era fatto parola all'atto della concessione del prestito e questo, come vi delucidero' in seguito, nell'economia di tutta la vicenda ha non poco danneggiato la mia posizione e di conseguenza mi ha esposto ad un danno economico di cui non mi sento responsabile.
Come Vi dicevo, accordatomi il prestito che ammontava a 50.000.000 delle vecchie lire, mi sono state accreditare in data 30.10.99 sul mio c/c, che nel frattempo avevo aperto e per il quale non ho mai, sottolineo mai, avuto copia del contratto, lire 46.597.753.
Le prime avvisaglie di inefficienza di tale istituto hanno riguardato una serie di addebiti ingiustificati, per i quali mi sono dovuto regolarmente recare in agenzia(esponendomi ad estenuanti attese che, tra l'altro, toglievano tempo al mio lavoro) nell'affannosa richiesta di motivazioni a tali imputazioni, che essendo palesemente infondate mi venivano regolarmente stornate.
L'accadimento che, pero', piu' di tutti ha leso i miei interessi ha avuto inizio con un addebito di competenze (dovuto al fatto che non considerando la scadenza del prestito a 11 mesi ma a 12 avevo ritardato un versamento di circa 20 giorni) in data 31.12.00 per un importo di lire 450.305, di fronte al quale mi sono recato, per l'ennesima volta, in agenzia per ottenere informazioni circa le operazioni che avessero potuto giustificare una tale richiesta di competenze, a mio giudizio, cosi' esose.
Come risposta alle mie domande mi e' stata accordata una riduzione delle predette competenze pari a lire 250.305, a fronte di un mio versamento di lire 200.000, cio' al fine di portare in pareggio il saldo del conto.
Tengo a precisare che in occasione di questo mio ultimo incontro con il direttore dell'agenzia, spronato dal tormentato rapporto, ho provveduto anche alla chiusura del conto, chiusura per la quale(come accaduto per l'apertura) non ho ricevuto alcun documento che attestasse tutto cio'.
Fiducioso per quanto concordato ero certo che la questione fosse ormai chiusa, ma cosi' non e' stato visto che in data 30.06.01 dall'estratto conto inviatomi si evinceva che lo storno assicuratomi dall'istituto non ammontava alla somma concordata ma era inferiore, tale differenza ha generato un saldo negativo di lire 47.178.
A partire da tale momento la somma di lire 47.178 in data 31.12.01 era lievitata a lire 737.532, per poi arrivare alla ragguardevole somma, in data 06.08.02, di ¤509, 52, anche in virtu' della mancata chiusura del conto.
La vicenda purtroppo ancora oggi non ha avuto un epilogo, visto che io sono fermo nella mia posizione, quella di ritenere il mio rapporto chiuso in occasione del concordato pareggio del saldo, mentre loro, nel frattempo, hanno ceduto il credito ad una societa' di recupero la "Multicredit S. r. l. " di Roma.
Quest'ultima, a sua volta, in data 11.09.03, mi ha informato di aver acquistato il credito, arrivato alla somma di ¤1.094, 99, vantato dalla Banca Antonveneta nei miei confronti.
La Multicredit, tra le altre cose, mi ha intimato ad organizzare un 'incontro con un loro funzionario di zona entro 7gg. dal ricevimento dell'informativa, in caso contrario avrebbe dato comunicazione alla banca, che a sua volta si sarebbe attivata per procedere con un'azione legale nei miei confronti.
Facendo seguito a tale richiesta ho contattato il personale di detta societa' al fine di fissare un appuntamento al quale pero', ad oggi (trascorsi i 7gg.) mai nessuno si e' presentato.
Alla luce di questa tortuosa e lunga "odissea", ho ritenuto opportuno rivolgermi a Voi, quali tutori degli interessi dei consumatori, per poter essere indirizzato sui provvedimenti da prendere.
Vi ringrazio anticipatamente per la Vs attenzione e resto in attesa di Vs consigli che, come potete ben capire, saranno preziosi per una mia futura strategia.
Rosaria

Risposta ADUC
sino a che non sana il passivo non c'e' chiusura di conto: con questa come con qualsiasi altra banca.
Il secondo appunto che le facciamo e' che il contratto relativo al finanziamento doveva esigerlo, leggerlo e conoscerlo: cosi' non avrebbe sbagliato a ritenere il finanziamento a 12 mesi invece che a 11. Se ci sono errori evidenti delle controparti si puo' contestare: ma se si comincia a sbagliare, si compromette tutto.
Dal di fuori, appare semplicemente che lei e' in debito, in quanto non ha pagato quanto doveva lasciando quindi uno scoperto di conto.
Quello che avrebbe potuto contestare era la legittimita' delle somme pretese, nel caso in cui esse fossero contestabili secondo contratto. Questo, pero', non possiamo dirglielo noi: avrebbe dovuto verificarlo sul contratto e quindi contestare prontamente. Veda se le sia possibile farlo adesso: altrimenti, visto che di prove attestanti lo sconto non ne ha, formalmente non ha neanche la possibilita' di contestare.
La societa' di recupero crediti consiglieremmo d'ignorarla, almeno sino a che non le fa una contestazione formale. Ma oggettivamente, se rivedendo le carte non trova quegli elementi a favore di cui si parlava, e' il caso che in qualche modo la questione la concluda.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →