Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
1 ottobre 2003
Buongiorno, vorrei sapere la differenza tra convivenza e matrimonio a livello burocratico e legale. Inoltre per la convivenza e' necessario fare un certificato? Grazie.
Risposta ADUC
non c'e' alcuna correlazione: giuridicamente la convivenza e' un nulla di fatto, mentre il matrimonio e' un contratto. La convivenza non e' riconosciuta in Italia; non esiste un certificato di convivenza (lo abbiamo sentito citare in una trasmissione televisiva, ma era solo un telespettatore, non una persona competente). Ci sono dei Comuni che hanno dei registri del genere, ma non sono di utilita' alcuna se non per quei singoli punti che i comuni specifici decidono di rilevare e comunque sono piccole cose, limitate all'ambito comunale.
Dei diritti ci sono solo in caso di prosecuzione del contratto di affitto; ma per il resto, due conviventi sono due estranei per la legge, in alcun modo correlati e senza riconoscimento alcuno di diritti nei confronti l'uno dell'altro, ne' dal punto di vista previdenziale, ne' ereditario, ne' di agevolazioni di nessun genere, ne' di diritti a decidere l'uno per l'altro in caso di problemi gravi di salute. E' come vivesse con un amico od un'amica. Nulla v'impedisce di far testamento l'uno a favore dell'altro (senza pero' poter negare la legittima agli eredi effettivi di legge e quindi con dei limiti a quanto e' possibile lasciare l'uno all'altro) ma nei limiti consentiti tra estranei. Non e' un inno al matrimonio, pero' deve essere chiaro che cosa si sceglie di fare, a seconda di quelli che sono gli obiettivi. Ed oggettivamente, e' giusto cosi', in quanto chi sceglie di convivere e' perche' non vuole i vincoli del matrimonio e quindi non sarebbe legittimo imporgliene i pesi (oltre al fatto che giuridicamente uno stato di fatto e' piu' difficile da definire) ne' quindi dargliene i vantaggi. Chi vuole impegnarsi, in positivo ed in negativo, deve scegliere il contratto.
Dei diritti ci sono solo in caso di prosecuzione del contratto di affitto; ma per il resto, due conviventi sono due estranei per la legge, in alcun modo correlati e senza riconoscimento alcuno di diritti nei confronti l'uno dell'altro, ne' dal punto di vista previdenziale, ne' ereditario, ne' di agevolazioni di nessun genere, ne' di diritti a decidere l'uno per l'altro in caso di problemi gravi di salute. E' come vivesse con un amico od un'amica. Nulla v'impedisce di far testamento l'uno a favore dell'altro (senza pero' poter negare la legittima agli eredi effettivi di legge e quindi con dei limiti a quanto e' possibile lasciare l'uno all'altro) ma nei limiti consentiti tra estranei. Non e' un inno al matrimonio, pero' deve essere chiaro che cosa si sceglie di fare, a seconda di quelli che sono gli obiettivi. Ed oggettivamente, e' giusto cosi', in quanto chi sceglie di convivere e' perche' non vuole i vincoli del matrimonio e quindi non sarebbe legittimo imporgliene i pesi (oltre al fatto che giuridicamente uno stato di fatto e' piu' difficile da definire) ne' quindi dargliene i vantaggi. Chi vuole impegnarsi, in positivo ed in negativo, deve scegliere il contratto.
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