Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
6 luglio 2000
Oggetto: Benzina2000: Antrust-Petrolieri-Prezzi, invito ad agire.
Alcune settimane fa, l'Antitrust emise sentenza di condanna delle Compagnie petrolifere per pratiche di Cartello. Scaturirono dichiarazioni, proclami, apprezzamenti e polemiche da tutte le parti. Ci furono anche reazioni, a dir poco curiose e incomprensibili, da parte di talune associazioni imprenditoriali. Dopo di che, silenzio. Il prezzo della benzina, continua intanto inesorabilmente a salire, mentre diminuisce il costo del barile e il Dollaro. Nessuno però sì dà la briga di fare qualcosa. Il cartello dell'industria petrolifera continua ad operare indisturbato. Sintomatico il comportamento delle Autorità Italiane, parlamentari, politiche e sociali, poiché il silenzio è assoluto. Governo e Commissione Europea, fan finta di niente e volgono lo sguardo altrove.
L'Italia, si sa, è il Paese della moda. Sinonimo d'effimero e apparenza, la moda suscita suggestioni anche in altri campi meno frivoli, come la politica e l'economia. Come i prodotti degli stilisti, oggi, il problema più acuto dura lo spazio d'un mattino. Poi, anziché risolverlo, ci si concentra su quel "nuovo" che l'indomani farà più moda. Per questo l'etica professionale più seguita, è d'invocare per gli altri ciò che invece dovrebbe valere per se.
Imprenditori e capitalisti invocano quotidianamente un liberismo di tipo angloamericano. Leit motiv come concorrenza, competitività, libero mercato, flessibilità, e l'invocazione di un sistema economico nazionale più "libero" "liberista" e "concorrenziale", sono poi negati alla prova dei fatti. Per aver violato le regole fondamentali del libero mercato, se si è puniti (occasionalmente) non si trova di meglio che indirizzare le proprie reazioni a danno del mercato e dei consumatori, quindi dei danneggiati.
Il liberismo e le sue regole si vuole praticarle nei giorni pari ma non in quelli dispari. Nelle forme più esasperate, per mercato del lavoro, previdenza sociale e pensioni, sanità, rapporti di lavoro subordinato, licenziamenti, ecc. Quelle edulcorate o inefficaci invece, per trasparenza e concorrenza dei prezzi, competizione dei prodotti, divieto di cartelli e pratiche monopolistiche, diritti del consumatore, carico fiscale. Atteggiamento tipico di chi, più che all'economia di mercato, è ben più propenso alla posizione di rendita delle economie protezionistiche e protette dai regimi oligarchici.
La deregolamentazione dei prezzi dei carburanti, diversamente dalle telecomunicazioni, si è rivelata refrattaria alla concorrenza vera. Quell'adottata dalle Compagnie si è rivelata una presa in giro del consumatore. L'esistenza di un Cartello dei produttori, è palese come il colore della benzina. Sorprende l'inerzia, più che la prudenza, dei Governi rivelatisi finora poco riformisti e molto conservatori degli interessi monopolistici. Ieri pubblici, ma oggi privati.
Incomprensibile è l'inazione e il silenzio, in ogni modo l'eccessiva quiete delle Associazioni dei consumatori. La stessa cosa vale anche per i Sindacati dei lavoratori. Non dovrebbero esserci solo reazioni del giorno dopo, ma azioni concrete predisposte per l'immediato e per il periodo successivo. Questo affinché la sentenza, una volta resa efficace nel merito, abbia effetti anche nelle sue conseguenze più generali, per la difesa effettiva dei diritti dei consumatori e dei diritti sociali dei lavoratori.
Perché non s'impostano e avviano iniziative efficaci? In questo nostro Paese, consumatori e automobilisti (tra cui preponderano lavoratori e pensionati), devono continuare a subire in silenzio i balzelli cui sono sempre di più sottoposti, pressoché nell'indifferenza dei più?.
E' il momento di agire con iniziative concrete. Vorrei sommessamente suggerire alle Associazioni dei consumatori e ai Sindacati confederali, di superare gelosie e inopportune concorrenzialità, e incontrarsi per mettere a punto e attuare una serie d'iniziative ed azioni efficaci. Ne suggerisco alcune:
* programmare il boicottaggio delle compagnie petrolifere organizzando una campagna affinché gli automobilisti si astengano dal rifornimento di carburante per almeno due settimane;
* boicottare a rotazione per periodi prolungati, la rete delle singole Compagnie;
* promuovere l'azione legale da parte degli automobilisti, per rivendicare dalle compagnie petrolifere, come ha suggerito Guido Rossi su "La Repubblica" di lunedì 12 giugno, il risarcimento danni. Una persona non certo tacciabile di teorie antiliberali o dirigismo economico;
* sospensione della liberalizzazione dei prezzi e ripristino provvisorio dei prezzi sorvegliati, fino a quando non saranno adottate misure efficaci per una concorrenzialità effettiva;
* trasmettere e far mandare messaggi di protesta, di diffida e denuncia, via fax e/o E-mail all'Unione petrolifera e alle singole Società, da parte di associazioni e singoli cittadini;
* chiedere ai portali web di trasmettere gratuitamente "Banner" di sostegno delle azioni promosse.
Non siano, queste, considerate ipotesi assurde o eversive, poiché dalla "rete" giunge notizia che anche nell'iperliberale Inghilterra ci si appresta a prenderne di analoghe.
Spero che i suggerimenti siano raccolti. Chi li condivide, faccia qualcosa e prenda posizione ed assuma l'iniziativa. Divulghi il più possibile questa necessità, nei modi che riterrà più opportuni, attraverso propri organi informativi e la personale mailing list.
Grazie per l'attenzione.
Alcune settimane fa, l'Antitrust emise sentenza di condanna delle Compagnie petrolifere per pratiche di Cartello. Scaturirono dichiarazioni, proclami, apprezzamenti e polemiche da tutte le parti. Ci furono anche reazioni, a dir poco curiose e incomprensibili, da parte di talune associazioni imprenditoriali. Dopo di che, silenzio. Il prezzo della benzina, continua intanto inesorabilmente a salire, mentre diminuisce il costo del barile e il Dollaro. Nessuno però sì dà la briga di fare qualcosa. Il cartello dell'industria petrolifera continua ad operare indisturbato. Sintomatico il comportamento delle Autorità Italiane, parlamentari, politiche e sociali, poiché il silenzio è assoluto. Governo e Commissione Europea, fan finta di niente e volgono lo sguardo altrove.
L'Italia, si sa, è il Paese della moda. Sinonimo d'effimero e apparenza, la moda suscita suggestioni anche in altri campi meno frivoli, come la politica e l'economia. Come i prodotti degli stilisti, oggi, il problema più acuto dura lo spazio d'un mattino. Poi, anziché risolverlo, ci si concentra su quel "nuovo" che l'indomani farà più moda. Per questo l'etica professionale più seguita, è d'invocare per gli altri ciò che invece dovrebbe valere per se.
Imprenditori e capitalisti invocano quotidianamente un liberismo di tipo angloamericano. Leit motiv come concorrenza, competitività, libero mercato, flessibilità, e l'invocazione di un sistema economico nazionale più "libero" "liberista" e "concorrenziale", sono poi negati alla prova dei fatti. Per aver violato le regole fondamentali del libero mercato, se si è puniti (occasionalmente) non si trova di meglio che indirizzare le proprie reazioni a danno del mercato e dei consumatori, quindi dei danneggiati.
Il liberismo e le sue regole si vuole praticarle nei giorni pari ma non in quelli dispari. Nelle forme più esasperate, per mercato del lavoro, previdenza sociale e pensioni, sanità, rapporti di lavoro subordinato, licenziamenti, ecc. Quelle edulcorate o inefficaci invece, per trasparenza e concorrenza dei prezzi, competizione dei prodotti, divieto di cartelli e pratiche monopolistiche, diritti del consumatore, carico fiscale. Atteggiamento tipico di chi, più che all'economia di mercato, è ben più propenso alla posizione di rendita delle economie protezionistiche e protette dai regimi oligarchici.
La deregolamentazione dei prezzi dei carburanti, diversamente dalle telecomunicazioni, si è rivelata refrattaria alla concorrenza vera. Quell'adottata dalle Compagnie si è rivelata una presa in giro del consumatore. L'esistenza di un Cartello dei produttori, è palese come il colore della benzina. Sorprende l'inerzia, più che la prudenza, dei Governi rivelatisi finora poco riformisti e molto conservatori degli interessi monopolistici. Ieri pubblici, ma oggi privati.
Incomprensibile è l'inazione e il silenzio, in ogni modo l'eccessiva quiete delle Associazioni dei consumatori. La stessa cosa vale anche per i Sindacati dei lavoratori. Non dovrebbero esserci solo reazioni del giorno dopo, ma azioni concrete predisposte per l'immediato e per il periodo successivo. Questo affinché la sentenza, una volta resa efficace nel merito, abbia effetti anche nelle sue conseguenze più generali, per la difesa effettiva dei diritti dei consumatori e dei diritti sociali dei lavoratori.
Perché non s'impostano e avviano iniziative efficaci? In questo nostro Paese, consumatori e automobilisti (tra cui preponderano lavoratori e pensionati), devono continuare a subire in silenzio i balzelli cui sono sempre di più sottoposti, pressoché nell'indifferenza dei più?.
E' il momento di agire con iniziative concrete. Vorrei sommessamente suggerire alle Associazioni dei consumatori e ai Sindacati confederali, di superare gelosie e inopportune concorrenzialità, e incontrarsi per mettere a punto e attuare una serie d'iniziative ed azioni efficaci. Ne suggerisco alcune:
* programmare il boicottaggio delle compagnie petrolifere organizzando una campagna affinché gli automobilisti si astengano dal rifornimento di carburante per almeno due settimane;
* boicottare a rotazione per periodi prolungati, la rete delle singole Compagnie;
* promuovere l'azione legale da parte degli automobilisti, per rivendicare dalle compagnie petrolifere, come ha suggerito Guido Rossi su "La Repubblica" di lunedì 12 giugno, il risarcimento danni. Una persona non certo tacciabile di teorie antiliberali o dirigismo economico;
* sospensione della liberalizzazione dei prezzi e ripristino provvisorio dei prezzi sorvegliati, fino a quando non saranno adottate misure efficaci per una concorrenzialità effettiva;
* trasmettere e far mandare messaggi di protesta, di diffida e denuncia, via fax e/o E-mail all'Unione petrolifera e alle singole Società, da parte di associazioni e singoli cittadini;
* chiedere ai portali web di trasmettere gratuitamente "Banner" di sostegno delle azioni promosse.
Non siano, queste, considerate ipotesi assurde o eversive, poiché dalla "rete" giunge notizia che anche nell'iperliberale Inghilterra ci si appresta a prenderne di analoghe.
Spero che i suggerimenti siano raccolti. Chi li condivide, faccia qualcosa e prenda posizione ed assuma l'iniziativa. Divulghi il più possibile questa necessità, nei modi che riterrà più opportuni, attraverso propri organi informativi e la personale mailing list.
Grazie per l'attenzione.
Risposta ADUC
Ha pienamente ragione: cio' che interessa non e' tanto la cosa "interessante", bensi' la cosa nuova e d'effetto.
Sui giornali, passa solo "la novita' eclatante".
Inoltre, la sanzione comminata e' probabilmente troppo mite per produrre effetti concreti.
Comunque -per quanto ci riguarda- non siamo particolarmente favorevoli ai punti previsti nella proposta.
Sui giornali, passa solo "la novita' eclatante".
Inoltre, la sanzione comminata e' probabilmente troppo mite per produrre effetti concreti.
Comunque -per quanto ci riguarda- non siamo particolarmente favorevoli ai punti previsti nella proposta.
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