Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
16 agosto 2003
Pace, prima di andare all'estero, bisognerebbe sapere dove si sta di casa, il piano per l'ennesimo trattato, ha gia' messo in allarme diversi Paesi, che, visti i precedenti, per lo meno, sono guardinghi. I nostri rappresentanti, pero', pensano alla grande, e, parlano per i paesi in via di sviluppo, forse, e' per modestia, o solidarieta', e vogliamo considerarci, anche noi, nonostante i G8, tra i Paesi in via di sviluppo.
La liberta' e' una bella cosa, e' un servizio.
Pero', ai nostri rappresentanti politici, chiediamo realismo, e vorremmo sapere da che parte stiamo.
A parte il merito delle proposte pianificate, sul meccanismo WTO, e sulla pretesa liberalizzazione del commercio, che si appresta a esprimere nuove norme, si deve notare che, se e' il centro decisionale, un'entita' transnazionale, il territorio come beneficiario del ritorno economico del profitto, rischia di restare all'asciutto, se il mercato spinge al dominio della commercializzazione, sulla produzione e sul consumo, produzione e consumo posti in funzione della commercializzazione, con le sue regole esclusive, non solo i paesi in via di sviluppo, ma anche quelli che si sentono sviluppati e potenti, corrono il rischio di vedere passare i profitti, senza che producano stabilmente, nel territorio, occupazione e maggiori redditi.
Senza controllo politico, e con il mercato che detta le regole, nessuno Stato e' piu' in grado di garantire ai propri cittadini, una redistribuzione della ricchezza.
Il prevalere dei trattati, sull' attivita' legislativa, in tutti i settori della vita sociale, ci dice chiaramente che tutto viene considerato un prodotto commerciabile, e, che, la sovranita', degli organi democratici, e' priva di potere reale.
La tendenza, dunque, non e' nel garantire spazi di liberta', anche economica, ma nel togliere, non solo alla produzione, l'autonomia, ma anche nel togliere, reale possibilita' decisionale ai consumi, tutto il processo economico deve essere controllato, l'iniziativa privata, il controllo sociale, l'utilizzazione del prodotto, devono conformarsi a non ben definite regole di mercato, che non ben identificate autorita' di controllo, detteranno a loro arbitrio.
Le regole concordate, nonostante la loro pretesa di controllare tutti gli aspetti dell'attivita' sociale, finalizzata, ed in funzione esclusiva di un reddito da produrre, che sfugge alla societa', per accumularsi in centri che tendono a dettare le regole, senza doverle osservare, hanno creato una situazione non gestibile neanche dal potere politico dominante, che dovra' adattarsi al fatto compiuto.
Specifichiamo, se voglio acquistare del grano, affinche' avvenga il passaggio di proprieta', occorre l'identificazione, mediante pesatura, occorre la separazione, prima, ora, con la individuazione; NON PERISCE il genere, ma diventa INDISPONIBILE, il genere diviene monopolio, si crea un privilegio!
Come, giustamente, e' stato rivelato, la posizione dominante ha creato una rendita monopolistica, per specificare, la tendenza va generalizzata. E' chiaro, che il diritto entra in crisi, che la ragione, non puo' dare conto dei passaggi di proprieta', che la rendita diviene arbitraria, e parassitaria, con sfruttamento di tutte le risorse, dal territorio, al lavoro, dalla politica, al diritto, che il fenomeno e' incontrovertibile, e' irrazionale, ed incontrollabile, si impone, anche per gli altri, senza consultazioni, la rappresentazione non ha corrispondenze.
La liberta' e' una bella cosa, e' un servizio.
Pero', ai nostri rappresentanti politici, chiediamo realismo, e vorremmo sapere da che parte stiamo.
A parte il merito delle proposte pianificate, sul meccanismo WTO, e sulla pretesa liberalizzazione del commercio, che si appresta a esprimere nuove norme, si deve notare che, se e' il centro decisionale, un'entita' transnazionale, il territorio come beneficiario del ritorno economico del profitto, rischia di restare all'asciutto, se il mercato spinge al dominio della commercializzazione, sulla produzione e sul consumo, produzione e consumo posti in funzione della commercializzazione, con le sue regole esclusive, non solo i paesi in via di sviluppo, ma anche quelli che si sentono sviluppati e potenti, corrono il rischio di vedere passare i profitti, senza che producano stabilmente, nel territorio, occupazione e maggiori redditi.
Senza controllo politico, e con il mercato che detta le regole, nessuno Stato e' piu' in grado di garantire ai propri cittadini, una redistribuzione della ricchezza.
Il prevalere dei trattati, sull' attivita' legislativa, in tutti i settori della vita sociale, ci dice chiaramente che tutto viene considerato un prodotto commerciabile, e, che, la sovranita', degli organi democratici, e' priva di potere reale.
La tendenza, dunque, non e' nel garantire spazi di liberta', anche economica, ma nel togliere, non solo alla produzione, l'autonomia, ma anche nel togliere, reale possibilita' decisionale ai consumi, tutto il processo economico deve essere controllato, l'iniziativa privata, il controllo sociale, l'utilizzazione del prodotto, devono conformarsi a non ben definite regole di mercato, che non ben identificate autorita' di controllo, detteranno a loro arbitrio.
Le regole concordate, nonostante la loro pretesa di controllare tutti gli aspetti dell'attivita' sociale, finalizzata, ed in funzione esclusiva di un reddito da produrre, che sfugge alla societa', per accumularsi in centri che tendono a dettare le regole, senza doverle osservare, hanno creato una situazione non gestibile neanche dal potere politico dominante, che dovra' adattarsi al fatto compiuto.
Specifichiamo, se voglio acquistare del grano, affinche' avvenga il passaggio di proprieta', occorre l'identificazione, mediante pesatura, occorre la separazione, prima, ora, con la individuazione; NON PERISCE il genere, ma diventa INDISPONIBILE, il genere diviene monopolio, si crea un privilegio!
Come, giustamente, e' stato rivelato, la posizione dominante ha creato una rendita monopolistica, per specificare, la tendenza va generalizzata. E' chiaro, che il diritto entra in crisi, che la ragione, non puo' dare conto dei passaggi di proprieta', che la rendita diviene arbitraria, e parassitaria, con sfruttamento di tutte le risorse, dal territorio, al lavoro, dalla politica, al diritto, che il fenomeno e' incontrovertibile, e' irrazionale, ed incontrollabile, si impone, anche per gli altri, senza consultazioni, la rappresentazione non ha corrispondenze.
Risposta ADUC
la ringraziamo per l'opinione espressa, che pubblicheremo nel settore del sito Internet dedicato alle lettere: "Cara Aduc"
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