Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
10 luglio 2003
Gentili Signori, prima di tutto vi ringrazio per questo eccellente servizio.
Espongo brevemente il mio caso: abito in una palazzina con affaccio su un cortile. Su questo cortile ha accesso la tipografia che si trova al piano terra. Premetto che, specie d'estate, dal negozio proviene un forte cattivo odore, che si puo' sentire sia percorrendo il marciapiede che nella tromba delle scale. I dipendenti del negozio, al fine di arieggiare i locali, lasciano aperte le porte al fine di creare un riscontro di aria; la conseguenza e' che il cortile si riempie di cattivo odore - non e' chiaro se il problema si limiti all'odore, oppure se dobbiamo temere che si tratti di emissioni di sostanze tossiche. In ogni caso ci e' impossibile aprire le nostre finestre che danno su quel cortile.
Il titolare ha anche fatto installare un tubo di scarico sulle mura esterne dell'edificio, che si trova in stretta prossimita' con la nostra finestra - non e' da escludere anche la possibilita' che tale dispositivo possa essere difettoso e contribuire a rendere irrespirabile l'aria. Le ripetute e civili richieste al titolare affinche' tenga chiusa la porta del cortile non hanno avuto alcun seguito utile. Mi domando se e come sia possibile obbligare il proprietario a tenere la porta chiusa (dato che il normale buonsenso e civilta' non hanno funzionato) e quali siano gli organi ai quali si potrebbe chiedere una verifica della qualita' dell'aria nel nostro cortile (comune, ASL, Vigili Urbani). Mi chiedo infine se sia legale che una tipografia si trovi al piano terra di un palazzo - mi ricordo che a Roma, in simili situazioni, alcuni immobili sono stati danneggiati e uno e' addirittura crollato a causa del logorio causato alle strutture dalle vibrazioni delle macchine.
Vi ringrazio ancora per il vostro aiuto.
Espongo brevemente il mio caso: abito in una palazzina con affaccio su un cortile. Su questo cortile ha accesso la tipografia che si trova al piano terra. Premetto che, specie d'estate, dal negozio proviene un forte cattivo odore, che si puo' sentire sia percorrendo il marciapiede che nella tromba delle scale. I dipendenti del negozio, al fine di arieggiare i locali, lasciano aperte le porte al fine di creare un riscontro di aria; la conseguenza e' che il cortile si riempie di cattivo odore - non e' chiaro se il problema si limiti all'odore, oppure se dobbiamo temere che si tratti di emissioni di sostanze tossiche. In ogni caso ci e' impossibile aprire le nostre finestre che danno su quel cortile.
Il titolare ha anche fatto installare un tubo di scarico sulle mura esterne dell'edificio, che si trova in stretta prossimita' con la nostra finestra - non e' da escludere anche la possibilita' che tale dispositivo possa essere difettoso e contribuire a rendere irrespirabile l'aria. Le ripetute e civili richieste al titolare affinche' tenga chiusa la porta del cortile non hanno avuto alcun seguito utile. Mi domando se e come sia possibile obbligare il proprietario a tenere la porta chiusa (dato che il normale buonsenso e civilta' non hanno funzionato) e quali siano gli organi ai quali si potrebbe chiedere una verifica della qualita' dell'aria nel nostro cortile (comune, ASL, Vigili Urbani). Mi chiedo infine se sia legale che una tipografia si trovi al piano terra di un palazzo - mi ricordo che a Roma, in simili situazioni, alcuni immobili sono stati danneggiati e uno e' addirittura crollato a causa del logorio causato alle strutture dalle vibrazioni delle macchine.
Vi ringrazio ancora per il vostro aiuto.
Risposta ADUC
per cio' che concerne le immissioni nell'aria (e per le onde), e' possibile richiedere un rilievo ad Asl ed Arpa regionale. Se fossero solo rumori, potevano essere piu' indicati i vigili. In caso venissero rilevati estremi di seppur minima nocivita', dette autorita' potranno intervenire (e comunque i relativi verbali saranno a voi di supporto per le contestazioni necessarie).
Altrimenti, occorre dimostrare il disagio, citare la controparte in giudizio ed ottenere una pronuncia favorevole.
Altrimenti, occorre dimostrare il disagio, citare la controparte in giudizio ed ottenere una pronuncia favorevole.
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