Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
6 giugno 2003
Studio 22 sas e' una microscopica Software House costituita da due persone che si avvale, all'occorrenza, dell'apporto di collaboratori esterni; chi scrive e' un socio accomandatario.
Progettiamo software per macchine automatiche, per elaborazione dati complessi e software custom per applicazioni speciali.
In data 10/04/2003 il sig. xxxxx e' venuto nel ns. ufficio e, dopo aver preso visione della ns. struttura e della ns.
attivita', ci ha proposto un contratto Fastweb (Easy Inclusive Site) basato su una tariffa telefonica oraria e garantendo una navigazione Internet veloce (2 Mbit/sec in ricezione) i cui costi erano gia' inclusi nella quota mensile.
Il sig. xxxxxx ha avuto tutto il tempo necessario per prendere ampiamente visione della ns. attivita' e del fatto che utilizziamo Internet per la posta elettronica, per cercare drivers e/o programmi di altro genere specifici per il ns. lavoro, per effettuare scambi di materiale con altri programmatori e/o collaboratori esterni, per spedire upgrade ai ns. Clienti, ecc, ecc..
Dopo il passaggio da Telecom a Fastweb abbiamo avuto notevoli difficolta' nell'implementare il corretto collegamento ADSL su uno dei ns. PC, mentre gli operatori telefonici del servizio assistenza Fastweb si passavano il problema uno con l'altro. Eravamo i primi a meravigliarci di cio', essendo esperti di hardware e sofware per PC. Il passaggio da Telecom a Fastweb e' avvenuto il giorno 29/4 ma siamo riusciti ad entrare in Internet solo il 6/5 dopo perdite di tempo indescrivibili.
Fino al 24/5, abbiamo potuto navigare senza problemi; poi la situazione e' precipitata.
A fronte di questa nuova impossibilita' di entrare in Internet abbiamo telefonato ripetutamente all'assistenza, con ulteriori perdite di tempo, trovandoci di fronte il classico muro di gomma. Alcune persone assicuravano che tutto era regolare, altre invece affermavano che il ns. contratto non prevede la navigazione Internet: il tutto in un alternarsi di pareri contrastanti. Inoltre ci e' stato detto che l'accesso a Internet era stato in precedenza abilitato per errore e che, pertanto, ora veniva disabilitato.
Nel corso delle ns. innumerevoli telefonate gli operatori di Fastweb hanno puntualizzato che il contratto da noi stipulato (e che evidentemente deve andarci bene per forza) si rivolge a negozi privi di computers, che vogliono avere uno spazio WEB accessibile ai loro clienti. Nel ns. ufficio vi sono un server e sette personal computers collegati in rete, non abbiamo vetrine e siamo al quarto piano di un palazzo! Non vediamo come il contratto che il sig. Selva ci ha sottoposto possa corrispondere alle ns. esigenze.
Dopo parecchie ore trascorse al telefono, in data 27/5 abbiamo inviato un fax seguito da una AR in data 28/5 ed infine il 30/5 abbiamo segnalato via fax la situazione alla ditta che ci ha proposto il contratto.
A fronte dei nostri ultimatum a tutt'oggi non abbiamo ricevuto la benche' minima risposta.
Da tutto cio' Studio22 subisce un notevole danno in termini di mobilita' operativa anche perche', probabilmente in virtu' di qualche blocco introdotto da Fastweb, non riusciamo a collegarci ad Internet neppure tramite i modem analogici che utilizzavamo in precedenza. E nel periodo fra il 6/5 ed il 24/5 il collegamento tramite i modem analogici funzionava perfettamente, come da noi riscontrato durante tutte le verifiche effettuate subito dopo la messa in funzione dell'ADSL.
Abbiamo sempre gli stessi computers, gli stessi modem, ma in Internet non si entra.
Quindi, questi signori non si sono limitati a disattivare un servizio che ci e' necessario per lo svolgimento della ns. attivita', ma addirittura ci impediscono di poterlo attuare anche con i mezzi tradizionali con cui lo facevamo in precedenza, prima del cambio di contratto.
Stante la varieta' di proposte contrattuali, e' logico che Fastweb disponga di strumenti che le consentano di interdire a piacimento le diverse funzionalita' e consentire l'accesso solo a cio' che viene pagato. Chi scrive utilizza (a casa, gia' da un anno) un collegamento Fastweb con tariffa Internet a tempo, come del resto noterete dall'indirizzo di email da cui proviene la presente: ed anche a casa mi viene impedito di accedere ad Internet tramite modem analogico.
Come vedete, stiamo descrivendo fatti provati, non supposizioni.
L'arroganza di queste mega-strutture ha veramente passato ogni limite: ti vengono a cercare, ti propongono contratti dei quali spesso non riesci a decifrare le reali opportunita', ti abbandonano al tuo destino quando hai problemi tecnici, si dissolvono nella nebbia quando devono rispondere dei propri errori, svelando lo scopo primario delle loro aggressive politiche, sia pubblicitaria (basata proprio sulla ottima velocita' di navigazione Internet), sia commerciale: catturare il cliente. Per tutto il resto, c'e' tempo.
Ma questa gente, a fronte di errate scelte operative fatte da proprio personale o da collaboratori esterni, puo' impunemente permettersi di limitare a tal punto l'autonomia operativa di un'azienda, senza subirne le conseguenze?
Il problema a questo punto e' come ridimensionare questo strapotere, evitando di seguire le vie tradizionali e affidare ad un legale la questione, ben sapendo che la lentezza della giustizia italiana congelerebbe per parecchio tempo l'attuale situazione, causando danni di difficile quantificazione ma certamente irreparabili per la sopravvivenza sul mercato della ns. attivita'.
Cordiali saluti.
Progettiamo software per macchine automatiche, per elaborazione dati complessi e software custom per applicazioni speciali.
In data 10/04/2003 il sig. xxxxx e' venuto nel ns. ufficio e, dopo aver preso visione della ns. struttura e della ns.
attivita', ci ha proposto un contratto Fastweb (Easy Inclusive Site) basato su una tariffa telefonica oraria e garantendo una navigazione Internet veloce (2 Mbit/sec in ricezione) i cui costi erano gia' inclusi nella quota mensile.
Il sig. xxxxxx ha avuto tutto il tempo necessario per prendere ampiamente visione della ns. attivita' e del fatto che utilizziamo Internet per la posta elettronica, per cercare drivers e/o programmi di altro genere specifici per il ns. lavoro, per effettuare scambi di materiale con altri programmatori e/o collaboratori esterni, per spedire upgrade ai ns. Clienti, ecc, ecc..
Dopo il passaggio da Telecom a Fastweb abbiamo avuto notevoli difficolta' nell'implementare il corretto collegamento ADSL su uno dei ns. PC, mentre gli operatori telefonici del servizio assistenza Fastweb si passavano il problema uno con l'altro. Eravamo i primi a meravigliarci di cio', essendo esperti di hardware e sofware per PC. Il passaggio da Telecom a Fastweb e' avvenuto il giorno 29/4 ma siamo riusciti ad entrare in Internet solo il 6/5 dopo perdite di tempo indescrivibili.
Fino al 24/5, abbiamo potuto navigare senza problemi; poi la situazione e' precipitata.
A fronte di questa nuova impossibilita' di entrare in Internet abbiamo telefonato ripetutamente all'assistenza, con ulteriori perdite di tempo, trovandoci di fronte il classico muro di gomma. Alcune persone assicuravano che tutto era regolare, altre invece affermavano che il ns. contratto non prevede la navigazione Internet: il tutto in un alternarsi di pareri contrastanti. Inoltre ci e' stato detto che l'accesso a Internet era stato in precedenza abilitato per errore e che, pertanto, ora veniva disabilitato.
Nel corso delle ns. innumerevoli telefonate gli operatori di Fastweb hanno puntualizzato che il contratto da noi stipulato (e che evidentemente deve andarci bene per forza) si rivolge a negozi privi di computers, che vogliono avere uno spazio WEB accessibile ai loro clienti. Nel ns. ufficio vi sono un server e sette personal computers collegati in rete, non abbiamo vetrine e siamo al quarto piano di un palazzo! Non vediamo come il contratto che il sig. Selva ci ha sottoposto possa corrispondere alle ns. esigenze.
Dopo parecchie ore trascorse al telefono, in data 27/5 abbiamo inviato un fax seguito da una AR in data 28/5 ed infine il 30/5 abbiamo segnalato via fax la situazione alla ditta che ci ha proposto il contratto.
A fronte dei nostri ultimatum a tutt'oggi non abbiamo ricevuto la benche' minima risposta.
Da tutto cio' Studio22 subisce un notevole danno in termini di mobilita' operativa anche perche', probabilmente in virtu' di qualche blocco introdotto da Fastweb, non riusciamo a collegarci ad Internet neppure tramite i modem analogici che utilizzavamo in precedenza. E nel periodo fra il 6/5 ed il 24/5 il collegamento tramite i modem analogici funzionava perfettamente, come da noi riscontrato durante tutte le verifiche effettuate subito dopo la messa in funzione dell'ADSL.
Abbiamo sempre gli stessi computers, gli stessi modem, ma in Internet non si entra.
Quindi, questi signori non si sono limitati a disattivare un servizio che ci e' necessario per lo svolgimento della ns. attivita', ma addirittura ci impediscono di poterlo attuare anche con i mezzi tradizionali con cui lo facevamo in precedenza, prima del cambio di contratto.
Stante la varieta' di proposte contrattuali, e' logico che Fastweb disponga di strumenti che le consentano di interdire a piacimento le diverse funzionalita' e consentire l'accesso solo a cio' che viene pagato. Chi scrive utilizza (a casa, gia' da un anno) un collegamento Fastweb con tariffa Internet a tempo, come del resto noterete dall'indirizzo di email da cui proviene la presente: ed anche a casa mi viene impedito di accedere ad Internet tramite modem analogico.
Come vedete, stiamo descrivendo fatti provati, non supposizioni.
L'arroganza di queste mega-strutture ha veramente passato ogni limite: ti vengono a cercare, ti propongono contratti dei quali spesso non riesci a decifrare le reali opportunita', ti abbandonano al tuo destino quando hai problemi tecnici, si dissolvono nella nebbia quando devono rispondere dei propri errori, svelando lo scopo primario delle loro aggressive politiche, sia pubblicitaria (basata proprio sulla ottima velocita' di navigazione Internet), sia commerciale: catturare il cliente. Per tutto il resto, c'e' tempo.
Ma questa gente, a fronte di errate scelte operative fatte da proprio personale o da collaboratori esterni, puo' impunemente permettersi di limitare a tal punto l'autonomia operativa di un'azienda, senza subirne le conseguenze?
Il problema a questo punto e' come ridimensionare questo strapotere, evitando di seguire le vie tradizionali e affidare ad un legale la questione, ben sapendo che la lentezza della giustizia italiana congelerebbe per parecchio tempo l'attuale situazione, causando danni di difficile quantificazione ma certamente irreparabili per la sopravvivenza sul mercato della ns. attivita'.
Cordiali saluti.
Risposta ADUC
il problema principale e' che il contratto doveva essere letto prima della stipula. Lei sta facendo il quadro parlando da esterno, come se non potesse conoscere i termini effettivi della questione. Ma il contratto lo ha lei: quindi e' in grado -tanto per cominciare- di verificare cosa lei abbia firmato.
Sicuramente, in caso avesse davvero sottoscritto un contratto con funzioni limitate, contestare sara' difficile. Occorrera' un contenzioso e grandi prove non ne avete: tuttavia se si tratta di un contratto palesemente sbagliato per quelle che devono supporsi le proprie esigenze, almeno un punto fermo c'e': che il vostro sia un errore diventa credibile e diventa legittimo sospettare che abbia sbagliato a proporlo l'agente.
Prima di iniziare questa azione legale, occorrerebbe mettere in mora la controparte, intimando di rendere attivo il servizio come precedentemente avvenuto, dettando a tal fine un ampio termine di 15 gg ed avvisando che in difetto adira' le vie legali, chiedendo la risoluzione del rapporto ed il rimborso del danno: in quanto (a meno che trovi un accordo -e puo' succedere, davanti ad una messa in mora e ad un'azione minacciata) questa rimane la via da seguire.
Sicuramente, in caso avesse davvero sottoscritto un contratto con funzioni limitate, contestare sara' difficile. Occorrera' un contenzioso e grandi prove non ne avete: tuttavia se si tratta di un contratto palesemente sbagliato per quelle che devono supporsi le proprie esigenze, almeno un punto fermo c'e': che il vostro sia un errore diventa credibile e diventa legittimo sospettare che abbia sbagliato a proporlo l'agente.
Prima di iniziare questa azione legale, occorrerebbe mettere in mora la controparte, intimando di rendere attivo il servizio come precedentemente avvenuto, dettando a tal fine un ampio termine di 15 gg ed avvisando che in difetto adira' le vie legali, chiedendo la risoluzione del rapporto ed il rimborso del danno: in quanto (a meno che trovi un accordo -e puo' succedere, davanti ad una messa in mora e ad un'azione minacciata) questa rimane la via da seguire.
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