Cara ADUC
Lettera del consumatore
Domanda
1 giugno 2003
Mi presento: sono Grazia, sposata da poco (circa due anni) e madre di bambino di 11 mesi.
Mi sono trovata recentemente in una situazione che mi ha tal punto irritata che ho pensato di rivolgermi alla Vostra associazione per un consiglio e una consulenza tecnica. Faccio una premessa che considero fondamentale: per cultura, (famigliare e lavorativa) ritengo la parola negli affari e la buona fede contrattuale degli "assiomi" in qualunque accordo o trattativa, pur non disdegnando di tutelarmi sotto il profilo legale. Tant'e': da mesi sono in fase - avanzata - di trattative per l'acquisto di un immobile attraverso un'agenzia immobiliare (la Sirio di Spilimbergo) mediatrice di azienda edile del luogo (Pima srl) per l'acquisto di una villetta a schiera. Tra i primissimi firmatari di una proposta di acquisto di un immobile in costruzione, -debitamente controfirmata dal venditore- riesco ad ottenere dall'azienda costruttrice l'accordo per la consegna dell'immobile "al grezzo" (piu' correttamente "un costruendo") concordando un prezzo. Preciso che in seguito a quest'accordo consegno al Mediocredito del Friuli Venezia Giulia la richiesta di una domanda di edilizia agevolata che mi da' diritto a Lit. 30.000.000 di vecchie lire. In questa proposta di acquisto, dal momento che l'azienda non ha - ancora allo stato -ottenuto la concessione edilizia (successivamente ottenuta) faccio apporre una clausola di nullita' qualora il preliminare non venga firmata entro il 20.03 2003. (data nella quale ho l'obbligo di consegnare la domanda al Mediocredito). In questa prima fase non trovo particolari difficolta' da parte dell'impresa venditrice e dell'agenzia di venire incontro alle mie esigenze (siamo ancora in una fase in cui la maggior parte delle villette non e' ancora stata venduta). Nasce un rapporto che io ritengo (erroneamente) fiduciario e non volendo appesantire la trattativa, su assicurazione anche della mediatrice di un sicuro pervenire al preliminare (mi fanno ampie assicurazioni della loro serieta', della trasparenza con cui operano, della dimensione locale della nostra cittadina che non consente comportamenti illegittimi...) non insisto per firmare un'ulteriore proposta di acquisto, ma attendo speranzosa il preliminare.
Nel frattempo gia' dalla prima firma deposito presso l'agenzia un assegno di Euro 5.000 a titolo di acconto di prezzo.
Si arriva finalmente alla fine di maggio al preliminare (questa dilatazione di tempo non e' dovuta a una nostra inattivita' ma alla necessita' dell'agenzia di collocare le altre villette).
Chiedo alla agenzia di anticiparmi via fax il preliminare che faccio vedere a un geometra di fiducia e a un avvocato ottenendo sostanzialmente un parere positivo. Entrambe queste persone mi fanno notare alcune imprecisioni e l'opportunita' di tentare l'inserimento di una clausola di penale nel caso della ritardata consegna. Vado all'appuntamnto per la firma con le modifiche che intendo proporre e armata di un ulteriore assegno di Euro 6.500. Non riusciamo a raggiungere in questa fase un accordo perche' l'imprenditore, sorpreso, ci chiede di approfondire con un tecnico le clausole da me proposte. Accetto volentieri di posticipare ulteriormente, ma con una forma di premonizione, confermo alla controparte il mio forte interesse a concludere e mi dichiaro disposta a raggiungere un accordo anche senza le modifiche proposte.
Una stretta di mano suggella (almeno credevo!) l'accordo e ci lasciamo -mi pare - in ottimi rapporti e con una promessa reciproca.
Il giorno dopo l'agenzia mi dice che il venditore non e' disposto a firmare con le modifiche da me introdotte. Mantenendo fede alla mia parola -anche contro il mio stesso interesse- rinuncio in toto alle mie (credo, legittime pretese) per salvaguardare una trattativa che giudico approntta sulla buona fede e correttezza reciproca. Fissiamo seduta stante un altro appuntamento al quale io e mi marito ci rechiamo del tutto ignari...
E qui la sorpresa: all'appuntamento l'azienda venditrice non viene e attraverso la Sirio ci fa dire che non intende piu' vendere alle condizioni e al prezzo fissati. Rimango interdetta: letteralmente non spiccico parola. Rintasco l'assegno che avrei dovuto versare in questa data e mi accordo per cercare di riprende la trattativa, convinta che nulla sia perduto. Al secondo appuntamento mio marito si trova di fronte a un muro ancora peggiore: l'imprenditore accampa scusa di una mancanza di fiducia nei suoi confronti, tenta di restituirci il primo assegno versato e fa altre dichiarazioni che suonano come delle semplici scuse e che ci fanno supporre accordi ulteriori dei quali non abbiamo conoscenza.
Di fronte alle nostre dichiarazioni di una legittima aspettativa contrattuale e di una buona fede nella contrattazione gia' avanzata e in un nostro danno evidente (si pensi solo alla pratica agevolativa che cosi' andrebbe persa) ci fa notare che gli atti scritti non sono a nostro favore e che noi non abbiamo in mano nulla per poterci opporre alla sua decisione.
Preciso che il primo assegno e' ancora depositato presso l'agenzia, che successivamente alla proposta di acquisto ci sono state numerose telefonate e fax che possono dimostrare il proseguo evidente delle trattative, che credo di poter dimostrare attraverso numerose testimonianze il mio legittimo affidamento alla trattativa e il mio comportamento contrattualmente corretto.
Suppongo che mi risponderete che questo a poco vale, ma sono talmente arrabbiata che voglio verificare fino in fondo a quale tutela giuridica ho diritto e qualora questa non ci sia quale ulteriore possibilita' ho di risarcire questo danno effettivo che subiro'.
Per la prima volta sarei disposta anche a andare in qualche trasmissione televisiva pur di far conoscere una scorrettezza e un'ingiustizia che non sono disposta a tollerare.
Vi chiedo gentilmente di considerare questa mia e di darmi un suggerimento per affrontare questa situazione che mi rovinera' il sonno di parecchie notti e sicuramente di questa.
Ancora grazie Con i migliori saluti
Mi sono trovata recentemente in una situazione che mi ha tal punto irritata che ho pensato di rivolgermi alla Vostra associazione per un consiglio e una consulenza tecnica. Faccio una premessa che considero fondamentale: per cultura, (famigliare e lavorativa) ritengo la parola negli affari e la buona fede contrattuale degli "assiomi" in qualunque accordo o trattativa, pur non disdegnando di tutelarmi sotto il profilo legale. Tant'e': da mesi sono in fase - avanzata - di trattative per l'acquisto di un immobile attraverso un'agenzia immobiliare (la Sirio di Spilimbergo) mediatrice di azienda edile del luogo (Pima srl) per l'acquisto di una villetta a schiera. Tra i primissimi firmatari di una proposta di acquisto di un immobile in costruzione, -debitamente controfirmata dal venditore- riesco ad ottenere dall'azienda costruttrice l'accordo per la consegna dell'immobile "al grezzo" (piu' correttamente "un costruendo") concordando un prezzo. Preciso che in seguito a quest'accordo consegno al Mediocredito del Friuli Venezia Giulia la richiesta di una domanda di edilizia agevolata che mi da' diritto a Lit. 30.000.000 di vecchie lire. In questa proposta di acquisto, dal momento che l'azienda non ha - ancora allo stato -ottenuto la concessione edilizia (successivamente ottenuta) faccio apporre una clausola di nullita' qualora il preliminare non venga firmata entro il 20.03 2003. (data nella quale ho l'obbligo di consegnare la domanda al Mediocredito). In questa prima fase non trovo particolari difficolta' da parte dell'impresa venditrice e dell'agenzia di venire incontro alle mie esigenze (siamo ancora in una fase in cui la maggior parte delle villette non e' ancora stata venduta). Nasce un rapporto che io ritengo (erroneamente) fiduciario e non volendo appesantire la trattativa, su assicurazione anche della mediatrice di un sicuro pervenire al preliminare (mi fanno ampie assicurazioni della loro serieta', della trasparenza con cui operano, della dimensione locale della nostra cittadina che non consente comportamenti illegittimi...) non insisto per firmare un'ulteriore proposta di acquisto, ma attendo speranzosa il preliminare.
Nel frattempo gia' dalla prima firma deposito presso l'agenzia un assegno di Euro 5.000 a titolo di acconto di prezzo.
Si arriva finalmente alla fine di maggio al preliminare (questa dilatazione di tempo non e' dovuta a una nostra inattivita' ma alla necessita' dell'agenzia di collocare le altre villette).
Chiedo alla agenzia di anticiparmi via fax il preliminare che faccio vedere a un geometra di fiducia e a un avvocato ottenendo sostanzialmente un parere positivo. Entrambe queste persone mi fanno notare alcune imprecisioni e l'opportunita' di tentare l'inserimento di una clausola di penale nel caso della ritardata consegna. Vado all'appuntamnto per la firma con le modifiche che intendo proporre e armata di un ulteriore assegno di Euro 6.500. Non riusciamo a raggiungere in questa fase un accordo perche' l'imprenditore, sorpreso, ci chiede di approfondire con un tecnico le clausole da me proposte. Accetto volentieri di posticipare ulteriormente, ma con una forma di premonizione, confermo alla controparte il mio forte interesse a concludere e mi dichiaro disposta a raggiungere un accordo anche senza le modifiche proposte.
Una stretta di mano suggella (almeno credevo!) l'accordo e ci lasciamo -mi pare - in ottimi rapporti e con una promessa reciproca.
Il giorno dopo l'agenzia mi dice che il venditore non e' disposto a firmare con le modifiche da me introdotte. Mantenendo fede alla mia parola -anche contro il mio stesso interesse- rinuncio in toto alle mie (credo, legittime pretese) per salvaguardare una trattativa che giudico approntta sulla buona fede e correttezza reciproca. Fissiamo seduta stante un altro appuntamento al quale io e mi marito ci rechiamo del tutto ignari...
E qui la sorpresa: all'appuntamento l'azienda venditrice non viene e attraverso la Sirio ci fa dire che non intende piu' vendere alle condizioni e al prezzo fissati. Rimango interdetta: letteralmente non spiccico parola. Rintasco l'assegno che avrei dovuto versare in questa data e mi accordo per cercare di riprende la trattativa, convinta che nulla sia perduto. Al secondo appuntamento mio marito si trova di fronte a un muro ancora peggiore: l'imprenditore accampa scusa di una mancanza di fiducia nei suoi confronti, tenta di restituirci il primo assegno versato e fa altre dichiarazioni che suonano come delle semplici scuse e che ci fanno supporre accordi ulteriori dei quali non abbiamo conoscenza.
Di fronte alle nostre dichiarazioni di una legittima aspettativa contrattuale e di una buona fede nella contrattazione gia' avanzata e in un nostro danno evidente (si pensi solo alla pratica agevolativa che cosi' andrebbe persa) ci fa notare che gli atti scritti non sono a nostro favore e che noi non abbiamo in mano nulla per poterci opporre alla sua decisione.
Preciso che il primo assegno e' ancora depositato presso l'agenzia, che successivamente alla proposta di acquisto ci sono state numerose telefonate e fax che possono dimostrare il proseguo evidente delle trattative, che credo di poter dimostrare attraverso numerose testimonianze il mio legittimo affidamento alla trattativa e il mio comportamento contrattualmente corretto.
Suppongo che mi risponderete che questo a poco vale, ma sono talmente arrabbiata che voglio verificare fino in fondo a quale tutela giuridica ho diritto e qualora questa non ci sia quale ulteriore possibilita' ho di risarcire questo danno effettivo che subiro'.
Per la prima volta sarei disposta anche a andare in qualche trasmissione televisiva pur di far conoscere una scorrettezza e un'ingiustizia che non sono disposta a tollerare.
Vi chiedo gentilmente di considerare questa mia e di darmi un suggerimento per affrontare questa situazione che mi rovinera' il sonno di parecchie notti e sicuramente di questa.
Ancora grazie Con i migliori saluti
Risposta ADUC
ha fatto un lungo racconto, ma non ha rilevato i particolari importanti e non riusciamo pertanto a focalizzarli: QUALI sono gli atti sinora sottoscritti e COSA c'e' scritto? L'assegno depositato e' sintomo del suo interesse e della sua intenzione di acquistare, ma non costituisce impegno per la controparte. Pertanto, occorre sapere che impegni ci siano a loro carico, in che termini e documentati come. Forse, non ha documenti per esigere la conclusione del contratto, ma dovrebbe averli per chiedere il rimborso del danno: rimane comunque una nostra ipotesi, in quanto dipende da cio' che risulta.
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